Recensione: Venezia. Infinita avanguardia


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Un incanto senza fine. Una magia senza pari, non svelabile e, nel contempo, così palese (e felicemente stordente) agli occhi del cuore e della mente da lasciare perennemente senza fiato, in preda a una estatica meraviglia. Un sogno d’acqua e pietra in una dimensione sospesa, atemporale. Eppure così concreta. È Venezia, città unica al mondo, 1600 anni di vita. Una storia leggendaria e, come detto, intrisa di pragmatismo. Venezia: città di affari e mercanti; scrigno di bellezze e arte e cultura e, ancora adesso, di progettualità, laboratorio permanente di idee.
Venezia. Infinita avanguardia è il docufilm, splendido, che si proietterà nelle sale cinematografiche italiane dall’11 al 13 ottobre. Un’opera raffinata e composita in cui la città lagunare viene mostrata in tutte le sue innumerevioli sfaccettature: dallo scintillante passato al presente nonostante tutto vivacissimo e a ogni possibilità futura. Il viaggio che noi spettatori compiamo nello scorrere dei fotogrammi e delle immagini – montaggio perfetto e fotografia di rara preziosità estetica – è favorito dalla sapiente presenza e dagli interventi di Carlo Cecchi, magistrale cicerone, dalla musica per la circostanza composta ed eseguita dalla talentuosa pianista di origine polacca Hania Rani e dalla calda voce narrante di Lella Costa. La regia è di Michele Mally, il soggetto di Didi Gnocchi, che è pure sceneggiatore insieme con Sabina Fedeli, Valeria Parisi, Arianna Marelli. La produzione è della 3D Produzioni e Nexo Digital con la collaborazione di Villaggio Globale Internazionale, il sostegno di Intesa Sanpaolo e la collaborazione speciale della Fondazione Musei Civici di Venezia
“… soprattutto, Venezia è unica per la sua identità di città ossimoro che tiene insieme DNA opposti in una formidabile contraddizione: il fascino della decadenza e la frenesia dell’avanguardia […] il film documentario prende avvio dall’immenso patrimonio veneziano per raccontare i palazzi che ospitano capolavori e oggetti storici, le connessioni artistiche e culturali, i nessi visivi che, viaggiando tra le epoche, vanno a comporre il ritratto di una città futuribile.”
Si succedono nella ispirata e suggestiva colonna sonora della Rani i commenti storico-esistenziali di Cecchi, “in un gioco di rimandi e riflessi tra musei, calli e meraviglie veneziane. A tenere il filo tra questi due diversi sguardi e, soprattutto, tra due diverse generazioni c’è la voce narrante di Lella Costa, una voce femminile per sottolineare che, da sempre, Venezia è donna.”
I Tiepolo e Tintoretto, Longhi e Canaletto, il Guardi, Fortuny, l’eccentrica Peggy Guggenheim, la Biennale Arte e la Mostra Internazioned’arte d’Arte Cinematografica, Emilio Vedova e Luigi Nono, ma anche Porto Marghera, gli innumerevoli eventi che hanno costellato l’esistenza della città senza auto, panoramiche mozzafiato, ponti e ponti e ponti, Hugo Pratt e Corto Maltese, Murano, Torcello e Burano, Igor’ Stravinskij e Sergej Djagilev che scelsero di farsi seppellire nella loro città del cuore, e Wagner che vi morì e Brodskij, la poesia di un luogo inestimabile, per cui è difficile trovare od esaurire gli aggettivi. Uno stupore che avvolge e penetra nell’anima di chiunque vi si muova.
Emblema del film potrebbe ben essere l’affresco Il Mondo Novo di Giandomenico Tiepolo, a Ca’ Rezzonico, “dove la società veneziana del ‘700, accorsa ad ammirare quella sorta di “lanterna magica” che era il cosmorama, si accalca a stupirsi e a nutrirsi delle meraviglie del mondo che verrà, in un gioco di incastri e illusioni ottiche.”
E, ancora, il Canal Grande, il Museo Correr, Carpaccio e la sua impareggiabile straordinaria minuzia figurativa, Bellini, il Veronese, Canova, gli scatti di Carlo Naja che furoreggiarono per tutto il continente europeo, gli antichi mestieri ritratti da Enrico Fantuzzi, Carmelo Bene nella sua lettura del manifesto futurista Contro Venezia passatista, il trasgressivo Carnevale, l’Arsenale, gli elefanti del Circo Togni che marciano o stazionano in posa sui ponti storici, le commedie di Goldoni, i caffè, Cole Porter, i murales di Banksy, John Ruskin, “la vibrazione cromatica e meditativa dell’acqua raccontata da Turner”, la Giudecca, Lucrezia Cornaro Piscopia, “prima donna laureata della storia, la determinazione delle cortigiane, i vetri di Murano e i capolavori di Giuseppe Lorenzo Briati, le fughe di Casanova, il MOSE e l’emergenza ambientale, Thomas Mann, le spoliazioni napoleoniche, il soggiorno dell’Imperatrice Sissi, gli intarsi di Andrea Brustolon che Balzac soprannominò il “Michelangelo del legno”, la suggestione del Teatro La Fenice, uno dei templi della musica più belli del mondo.”
Dispiace addirittura quando la proeizione termina. Ci si vorrebbe ancora perdere in quel “labirinto di storie, opere d’arte, palazzi, personaggi della vita sociale e culturale, luoghi, stravaganze, tradizioni. È un’esperienza sensoriale fatta di luci, acqua e musica.”
Non ultimo è il corredo di testimonianze, eccellente pendant, di storici dell’arte e urbanisti, sociologi e filosofi, musicisti e scrittori, giornalisti e artisti vari, fra cui, per esempio, Ai Weiwei e Anselm Kiefer, o la figlia di Arnold Schönberg e moglie di Luigi Nono, Nuria Schönberg.
“Perché Venezia non si è mai fossilizzata nella conservazione di una sola identità storica, ma ha sempre lasciato che il genio e la creatività dei viaggiatori di passaggio e dei suoi stessi abitanti, con estro e trasgressione, continuassero a reinventarla. Sarà la grande sfida del futuro, per risolvere le emergenze e i problemi, per una città che vuole essere all’avanguardia nella cultura, nella creatività ma anche nella sostenibilità del domani.”
Imperdibile, da Sindrome di Stendhal. Dopo i titoli di coda si vorrebbe correre ad acquistare subito il biglietto per Venezia è là fermarsi perdendosi nei riflessi mobili, cangianti ed eterni dell’acqua, là dove dolcemente precipitano, per risalire poi nell’aere, i ricami di pietra che compongono la città.

Alberto Figliolia

 

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