Recensione: Svetlana Aleksievič – Gli ultimi testimoni


L’infanzia rubata
Chi può ricordare oggi i giorni della seconda guerra mondiale se non quelli che allora erano bambini e se un conflitto è sempre una tragedia lo è ancora di più per l’infanzia, in tempi normali un periodo della vita spensierato e gioioso, ma che di fronte alla violenza, alle bombe e al sangue era allora un incubo.
E’ a questi piccoli uomini che è dedicato questo libro di Svetlana Aleksievic, scrittrice bielorussa insignita nel 2015 del premio Nobel per la letteratura.
In giorni come questi, in cui fra le tante infuria una guerra in un paese che ci è vicino, leggere questo libro è quasi doveroso, perché l’autore, persona sensibile e contro le follie perpetrate invocando soventi scopi fasulli, si è posta tante domande, ma è arrivata a un’unica risposta, conclusiva e non contestabile: nulla può giustificare anche una sola lacrima di bambino.
I piccoli uomini, ormai ampiamente adulti, stimolati dalla scrittrice, rievocano, raccontano di un dolore sopito che ritorna con le parole, di una parentesi che sembrava chiusa, ma non lo era, e così ascoltiamo tante storie, commoventi, struggenti, che non possono non stringere il cuore.
E’ un’infanzia rubata, piccole vite sballottate nel vento impetuoso della storia, private di ogni cosa, ma quel che è più grave spesso rese orfane dei genitori, soprattutto della mamma, il rifugio sicuro a cui ogni bambino tende nel momento del pericolo. E spesso non si tratta solo di mamma o papà morti nel corso di un bombardamento, perché c’è ancor di peggio: la follia cieca dei tedeschi che, per imporre il loro volere, uccide spesso innocenti che non hanno compiuto atti ostili, solo per dare una dimostrazione  della loro ferocia. Non sono solo i genitori fucilati davanti ai figli, perché non di rado anche i bimbi cadono sotto le raffiche di mitra, colpevoli solo di esistere.
Ci sono pagine e narrazioni capaci di smuovere anche il cuore più indurito, bimbi rimasti senza i genitori che fuggono disperati in cerca di qualcuno che li soccorra e questo capita quasi sempre. Come ci sono gli uomini che uccidono ci sono per fortuna quelli che aiutano, che comprendono e vedono il terrore negli occhi del bambino e allora, nonostante le difficoltà e i pericoli, vengono in soccorso, diventano nuovi padri e nuove madri, ridanno una speranza nel futuro a chi credeva di averla irrimediabilmente persa. Questi buoni samaritani oggi non ci sono più, sono mancati secondo il corso naturale della vita, ma sono sicuro che sarebbero felici se sapessero quanto sono ricordati, con quanto amore si parla di loro. Quello che però è più importante in questo libro è ciò che meno ci si aspetta: questi bambini a cui hanno ucciso i genitori, che hanno avuto paura per la loro stessa vita, che hanno spesso vissuto quasi solo d’aria, come quelli di Leningrado durante il famoso assedio, non odiano chi ha così infierito sulla loro infanzia. Era tanto il bisogno d’amore quando ne sono stati privati che non c’è stato posto per l’odio e così queste creature, a volte quasi in fasce,  alle cui lacrime si possono unire anche le nostre, insegnano il modo per non avere più guerre. Già lo sapevamo che l’amore può tutto, ma spesso ce ne dimentichiamo, eppure il rimedio c’è ed è in noi, basta metterlo in cima alle priorità, sommerso spesso da un egoismo che non soddisfa mai.
Da leggere, è un capolavoro.

Titolo: Gli ultimi testimoni
Autore: Svetlana Aleksievic
Prezzo copertina: € 12.00
Editore: Bompiani
Collana: Tascabili. Saggi
Traduttore: Cicognini N.
Data di Pubblicazione: agosto 2017
EAN: 9788845293917
ISBN: 8845293912
Pagine: 368

Svetlana Aleksievič è nata in Ucraina nel 1948 da padre bielorusso e madre ucraina. Giornalista e scrittrice, è nota soprattutto per essere stata cronista per i connazionali dei principali eventi dell’Unione Sovietica nella seconda metà del XX secolo. Fortemente critica nei confronti del regime dittatoriale in Bielorussia, è stata perseguitata dal presidente Aleksandr Lukašenko e la sua opera è stata bandita dal paese. Dopo dodici anni all’estero è tornata a Minsk, ma nel settembre del 2020 è stata costretta a fuggire in Germania. Per i suoi libri, tradotti in più di quaranta lingue, ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2015.

Renzo MontagnoliSito

 

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