ArteRecensione: Reverie. The Divine Feminine


Reverie: The Divine Feminine
Espinasse31 Contemporary Art Gallery

Last. Semplicemente Last, senza Supper. Ultima. Ultima Cena. Quante Ultime Cene nella storia dell’arte e nella storia del mondo? Senza necessariamente coltivare una visione eurocentrica o cristianocentrica, sebbene da quest’ultima non possiamo prescindere poiché impossibile sarebbe cancellare il nostro retaggio culturale. Ma l’orizzonte è più ampio e mutevole.
Da Last cominciamo per raccontare la mostra aperta, Reverie: The Divine Feminine (diremmo anche… l’Eterno Femminino) sino al 4 luglio a Espinasse31 Contemporary Art Gallery (al n. 31 dell’omonima via, a Milano). Un trittico (con una riuscitissima stilizzazione alla Haring) di Antonella Mellini – acrilico e plexiglass su tela – su cui sono raffigurati Gesù Cristo, una dea azteca della fertilità e un uomo-pesce sumero. Un sincretismo, di genere o religioso o culturale che sia, non ignorabile. Perché nell’intricato svolgimento degli eventi planetari l’intreccio ha in realtà comuni radici. Dimenticate nel tragico dipanarsi delle vicende dell’Homo sapiens: guerre e genocidi, stragi e discriminazioni. La vista della Mellini va oltre.
Insieme con la Mellini sono presenti nell’esposizione opere di Meg Gallagher, Silvia Berton e Oscar Estruga. Artiste e artista molto diversi fra loro, ma collegati in tal caso dal filo rosso del Divino Femminile, astorico nel senso di universale, di archetipo – e non parliamo del mero concetto di Mater Matuta – dal momento che la varietà interpretativa è quanto mai articolata, con forme e manifestazioni plurime. Eppure potremmo ben dire con il catalogo che qui si esplora un’alternativa alle strutture di culto patriarcali. Tutto sommato, la mostra mira a estendere la portata di questo concetto, incoraggiando il dialogo e lo scambio di prospettive.
Per tornare alla Mellini la sua pittura ama svolgersi in forma dialettica, come ben evidenziato da Game Over e Game Over-White (smalto, acrilico e plexiglass su tela), un chiarissimo riferimento alla dualità cosmica, allo yin e yang, nell’eterna ruota-gioco che l’esistere è. Un gioco tremendamente serio, talora tragico, ma anche, talvolta, manifestazione di leggerezza giocosa, levità, desiderio di stelle.
Meg Gallagher, neozelandese di stanza in Australia, si muove fra realismo e astrazione. Visual artist e designer di formazione, con collaborazioni professionali di estremo prestigio, ha riscoperto la pittura focalizzando la sua arte sul nudo femminile contemporaneo. L’artista fa riferimento a tutto il suo know-how attraverso l’uso del denim come tela ed alle sue esperienze di vita come quella di ballerina classica o quella più recente di mamma nella sua potente ma al contempo delicata raffigurazione di soggetti femminili. Fra le opere esposte: Captivating, Stay Close, Enticing (acrilici su tela); Sensual e Flow (pastello a olio, acrilico su denim indaco giapponese sbiancato e tinto a mano). Un’aura di forza primigenia e di sensualità, come spirito vitale, permea questi lavori (il corpo femminile idolatrato, le allusioni all’erotismo e alla fertilità, il forte legame con la natura terrena e la qualità onirica dell’uso del colore).
Silvia Berton, la terza pittrice, si avvale dell’olio su tela (e pigmenti), costruendo immagini quasi fotografiche (e da quel mondo proviene), ma a strati, con una patina che pare polvere luminosa, assorbente, che al tempo stesso sprigiona. Primi piani molto intensi, sguardi dolenti che ti penetrano l’anima come una lama calda nel burro – Untitled, Teen (1) e Teen (2) – o il magnifico nostalgico gruppo di Memories per definire un’artista introspettiva, con tracce di inquietudine (o irrequietezza?), suggestiva, enigmatica (verrebbe da pensare a Jack Vettriano, ma la Berton è più sfumata e vaporosa, più dedita al particolare). I critici hanno descritto l’esperienza di vedere le sue opere come “scivolare nel sogno di qualcun altro”. I soggetti femminili di Berton evocano un’aura di mistero, passione e intimità che esiste all’incrocio tra il mortale vulnerabile e il divino etereo.
Infine il Maestro Oscar Estruga, classe 1933, autore noto per le monumentali sculture installate in alcune città spagnole (paragonabile a Mitoraj?), lavori originati spesso dallo studio della mitologia e dai mondi antichi. Qui Estruga è presente con due serie serigrafiche: Erotica e Mistica. Una rappresentazione esplicita e potente, composita, in cui si mescolano, in una ricomposizione, originale, le più disparate influenze, Picasso e Surrealismo compresi, e – perché no? – lo stesso Miró o l’arte giapponese. Estruga esplora i modi in cui le culture antiche vedevano l’erotismo e offre una visione alternativa della rappresentazione sessuale delle donne nell’arte. Incorporando sia figurativo che forme astratte, le illustrazioni appaiono come scene oniriche, pur proponendo con molteplici visioni il potere fisico, metafisico e spirituale delle energia femminili e maschili.
Una esposizione godibile e, nello stesso tempo, capace di portarti a riflettere più vastamente… armoniosa nel raccontare le fantasie legate al corpo e  ai ritratti, a dio e alle divinità pagane (il pensiero corre alla sacra pratica delle ierodule, così come alla santità: e gli elementi si sovrappongono a costituire una sovrarealtà), alle metafore e ai paradossi del mondo femminile.

Alberto Figliolia

Info: e-mail thomas@espinasse31.com; sito Internet www.espinasse31.com.

 

 

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