Recensione: Patrizia Fazzi – Il tempo che trasforma


A passo di danza
Era da un bel po’ di tempo che all’inizio di un’opera poetica non mi capitava di leggere un preludio e del resto questo breve cenno informativo era più in uso in un remoto passato tanto che lo troviamo nell’Iliade (Cantami,  o Diva del Pelide Achille…) e nell’Odissea (L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa ….); eppure, per quanto scarsamente utilizzata, questa forma di introduzione, questa anticipazione in termini ristretti del tema svolto, ha una sua funzione, perché tende a mettere a suo agio chi si appresta a leggere. E senza che io in queste righe lo riporti mi limito a dire che quello di Il tempo che trasforma ha una liricità non di maniera e un contenuto che sembra annunciare una visione di integrazione dell’essere umano con la natura, con un estro creativo che giunge da lontano e trasferisce su carta  in modo tumultuoso, ma anche spumeggiante, ciò che da tempo era lì, nel proprio Io, e che attendeva solo il momento di essere colto.  Non intendo andare oltre, perché il tempo e lo spazio sono tiranni, e passo pertanto alle sensazioni di lettura delle poesie di questa raccolta. Come d’uopo è il bon ton, giusta appare un’auto presentazione dell’autore, con quel Io sono Patrizia, persona che vuole gioire della bellezza della vita, ma che presenta un fondo di tristezza che caratterizza un po’ tutti i poeti. E dal fondo di se stessa, da quella porta spalancata da cui esce turbinosa la poesia, frutto dell’imperscrutabile rapporto intercorrente fra il proprio Io e il mondo circostante, un po’ per volta conosciamo Patrizia, apprendiamo del suo carattere, delle sue aspirazioni, in un fil rouge stabilmente fissato nonostante che i versi abbiano visto la luce in periodi sicuramente diversi, anche a distanza di anni. Mi ha colpito, e non poteva essere diversamente avendo scritto anch’io qualcosa al riguardo, E’ nel silenzio, con quel suo dialogo in poesia che si completa con la successiva Fino all’anima, con la parte più regale di noi, appunto l’anima.
Comunque, in questa raccolta sono presenti, riuniti in tanti corpi diversi, più temi e non poteva mancare quello dell’amore, inteso nella sua accezione più ampia, con il suo preludio, breve, ma esaustivo ( E solo allora capisco, / mentre angosciata sorrido, / che formula strana / è l’amore, / che stare non può / senza la sua rima, dolore. ). Ai versi di questo corpo è stato dato il nome Là dove il cuore, a cui seguono quelli chiamati, nel loro complesso, Il respiro del mondo, pure qui con il suo bel preludio ( Poesia / è guardare / dall’alto di una finestra / un blu fittissimo / immenso,/  pullulante di stelle / e vedere / pian piano / affiorare / case e paesi, / esseri e vite. / Poesia è / calarsi in quel blu, / meravigliosa vertigine. ), in pratica così è la vita.
Seguono poi quelli del terzo corpo, chiamato terza danza, e che si intitola Alla soglia del bello, dove il bello è quello dell’arte, che attira e stupisce; esempio lampante sono le sensazioni ed emozioni provocate dalla musica, come in Dolce è perdersi, oppure un’architettura di difesa che richiama gesta epiche, come proprio in Il castello di Poppi.
E infine, a completamento della raccolta, il cosiddetto balletto finale intitolato il Tempo che trasforma. E’ una realtà che il tempo scorre e ha effetti su tutto, ma nel caso specifico soprattutto su di noi; in questo senso riporto integralmente quella che ritengo la migliore fra le tante, cioè Dal davanzale del tempo: “Dal davanzale del tempo osservo / il mulino degli anni / che macina e gira / i giorni e i mesi / e noi tutti sospesi / nell’acqua fluente / che chiara ci appare / solo quando ritorna alla fonte. / E a volte una vita, / coltivata nel cuore / con fatica e sudore, / si sfarina così, / quasi senza rumore / e del mattino di sole non resta /  che uno schianto leggero, / un lieve sfavillo / nel rosso teatro serale./  E poi tutto – pubblico o attore – / s’ingorga e s’involve / nella ruota dentata del tempo.”.  A parte il contenuto mi preme evidenziare le felici scelte che donano un sapore di affresco, come “il mulino degli anni / che macina e gira /”, oppure “ il lieve sfavillo / nel rosso teatro serale.”.
Sono arrivato così a ultimare la lettura, gratificante, con poesie dalla struttura equilibrata, e pertanto armonica, non fini a se stesse, non esercizi di virtuosismo, che pure non manca, ma un dialogo instaurato prima fra l’autore e il proprio Io, e poi con il lettore, che non può che ringraziare.

Titolo: Il tempo che trasforma
Autore: Patrizia Fazzi
Prezzo copertina: € 15.00
Editore:Prometheus
Collana:Eos
Data di Pubblicazione:ottobre 2020
EAN:9788882202798
ISBN:8882202798
Pagine:136

Patrizia Fazzi è nata e vive ad Arezzo. Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze, ha collaborato per alcuni anni presso la Cattedra di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea diretta da Giorgio Luti. Docente di Materie Letterarie e Latino negli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore fino al 2007, è socia dal 1994 dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dove ha tenuto varie comunicazioni, dal 2004 del PEN CLUB ITALIA, Associazione Internazionale Poets-EssaystNovelist. Attualmente è Presidente dell’Associazione degli Scrittori Aretini “Tagete”. Da molti anni si dedica alla scrittura e alla divulgazione culturale. Fin dalle prime opere è emersa una profonda fede nella parola poetica, una riflessione esistenziale e molti interessi per l’arte. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui, per la Poesia Inedita: 1° Premio “Marco Tanzi” 1998, (Presidente Vittorio Vettori), 1° Premio “MaestraleSan Marco” 2002 (Marengo d’Oro); 3° Premio assoluto Premio Internazionale “Il Molinello” 2003 (Presidente Mario Luzi); Finalista al “Premio Città di Corciano” 2001 (Presidente Valerio Magrelli); 1° Premio “Sandra Quaglierini” 2002 (Presidente Dino Carlesi) e 1° Premio Città di Rufina” 2003 , 1° Premio “Alessandro ed Elves Vettori” 2019 ed ottime qualificazioni al Premio “Casentino” dal 1998 al 2003 e 2014 e al Premio Firenze 2002 (“Segnalazione d’Onore”). Ha pubblicato le raccolte di poesie: Ci vestiremo di versi, Helicon 2000; Dal fondo dei fati, Edizioni del Leone 2005, (Fiorino d’argento 2005 e 1° Premio Tagete 2006); La conchiglia dell’essere – Poesie per Piero della Francesca, Le Balze, 2007 (Premio Speciale A.Contini Bonacossi 2007); Il filo rosso-Segno e simbolo nell’arte di Giampaolo Talani, Polistampa, 2008 (1° Premio Tagete 2011); L’occhio dei poeti, Edizioni del Leone, 2011, Prefazione di Paolo Ruffilli (Premio Speciale Firenze 2012, 1° Premio Tagete 2014); Finché ci sarà una nota, Prometheus, 2018, poesie dedicate alla Musica (Introduzione di Roberto Fabbriciani e di Claudio Santori). La conchiglia dell’essere, ristampata in edizione ampliata e aggiornata (anche in lingua inglese, The Shell of Being, Polistampa 2009), ha ricevuto la “Segnalazione d’Onore” al Premio Firenze 2010. È del 2015 il filmato Cuneo di luce, Italian Art Movie, in cui le sue poesie dedicate alla Cappella Bacci di Arezzo sono lette da Luca Biagini e unite alle immagini pierfrancescane e ad un sottofondo musicale. È autrice, insieme ad Anna Bartolini, della monografia Villa degli Orti Redi – Un giardino aretino da riscoprire, 2016, Prometheus Editrice, che ha ottenuto nel 2017 tre pregevoli riconoscimenti e da cui è stato tratto un omonimo filmato curato dalle autrici. Studiosa di Ottone Rosai, ha scritto vari saggi sull’artista, pubblicati in “Nuova Antologia”, negli Atti dell’Accademia Petrarca e in varie miscellanee. Altri saggi critici su Ugo Foscolo, Federigo Tozzi, il futurismo fiorentino, Paolo Ruffilli, etc sono apparsi, oltre che nelle precedenti riviste in “Studi Italiani”, “Il Portolano” ed altri siti letterari. Nel 2001 le è stato assegnato il “Fiorino di Bronzo” per la Saggistica, nel 2005 il Premio “Domina Donna” dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia di Arezzo e nel 2012, nel Salone dei ‘500 a Firenze, il “Premio Speciale Firenze Mario Conti” per la sua attività letteraria. Dal 2013 Patrizia Fazzi è stata inserita nel sito www.italian-poetry. org/fazzi_patrizia.html, dedicato ai poeti italiani del Secondo Novecento, e dal 2020 ha una pagina nel sito www.wikiPoesia. Nel 2014 le è stata conferita l’Onorificenza di “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica”. Sue poesie sono presenti in antologie, tra cui A mio padre, Newton Compton, 2006 e F. Manescalchi, Poesia toscana del Novecento, 2009; sue opere sono state oggetto di presentazioni o recital teatrali, in particolare ad Arezzo, Firenze, Roma (Ambasciata d’Austria), Parma (Teatro Regio, Auditorium Paganini, Corale Verdi), Nizza (Consolato Italiano), Cortona, Sansepolcro, San Vincenzo (Li), Lucca, Monterchi, Repubblica di San Marino, Milano. Su invito della Società Dante Alighieri, il 16 ottobre 2012 durante il Mese della Cultura e Lingua Italiana, il libro La conchiglia dell’essere è stato presentato al Théatre des Variétés alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia e del Segretario di Stato del Principato; la raccolta è stata presentata a Milano EXPO 2015 insieme al filmato Cuneo di luce, successivamente proiettato nel 2016 al Teatro Petrarca di Arezzo durante l’evento “Piero: l’Oro di Arezzo” e a Roma, Palazzo Cesi (Festival Internazionale del Cinema Religioso). Sulle sue opere si sono espressi positivamente, tra gli altri, Giorgio Luti, Roberto Carifi, Paolo Ruffilli, Giorgio Barberi Squarotti, Giuseppe Marchetti, Luciano Luisi, Giovanni Faccenda, Giuseppe Panella, Neuro Bonifazi, Giovanni Giraldi, Giovanna Vizzari, Davide Puccini, Francesco Solitario, Pier Francesco Listri, Monica Venturini, Claudio Santori, Fernanda Caprilli, Liletta Fornasari, Fabrizio Fabbrini, Franco Manescalchi, Luciano Nanni, Vincenza Fava, Carlo Fini, Mariagrazia Carraroli, Alma Borgini, Giorgio Poli, Eugenio Nastasi, Plinio Maggiolini, Ettore Fini. Queste ed altre recensioni sono riportate in www. literary.it/autori/dati/fazzi_patrizia/patrizia_fazzi. html.

Renzo MontagnoliSito

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