Recensione: Paolo Parrini – Il quinto tempo


“Il quinto tempo” di Paolo Parrini (Samuele Editore, 2023 pp. 92 € 13.00) ammette il trascorrere del tempo come concezione ermeneutica dell’esistenza e modello interpretativo degli eventi, carichi di significati spirituali ed emotivi. La poesia di Paolo Parrini esamina la realtà, ne vive l’inquietudine e ne preannuncia la solitudine, esplora il mondo soprasensibile attraverso l’esperienza interiore di un dialogo che è sempre voce accesa e preghiera riconoscente alla vita e alla sua grande verità. I testi suggeriscono una riflessione intimista, seguono il pensiero umano delle infinite frantumazioni del sentire, raggiungono l’essenza dei ricordi, sostando nell’ascolto delle vibrazioni che ogni sentimento concede al suono prolungato e autentico della parola donatrice di senso. Paolo Parrini conserva la declinazione del ritratto esistenziale come una rappresentazione carica di estensione poetica, romantica e lucida, sottratta all’azzardo di svanire nel distacco dell’assenza, misura la consapevolezza della nostalgia nella proporzione delle eclissi relazionali, concentra l’inesauribile fonte d’ispirazione dal passato, nel patrimonio commovente della sincera affinità, tra l’intonazione del paesaggio e il rilievo dell’anima. “Il quinto tempo” varca la dimensione del divenire nella misura intuitiva e sensibile dei versi, presenta il dono delle immagini in continua trasformazione verso la natura molteplice dello spazio – tempo, illustra il tentativo di condividere la direzione dell’impercettibile, nel filo tangibile dello svelamento del vivere. Paolo Parrini rimuove la polvere intermittente dell’instabilità, conosce la revocabilità del conflitto spirituale, ricerca la congiuntura conseguente al passaggio del dolore, convive con la contingenza della percezione, scardina il legame di appartenenza tra le stagioni dell’essere e la cadenza ciclica delle apparenze, sconfina l’orizzonte dell’estetica dell’effimero, declina la destinazione della soggettività umana nell’etica cognitiva dello sradicamento. Allontana il vincolo dello smarrimento riscattando la naturalezza e la spontaneità dell’equilibrio con la natura e la corrispondenza degli affetti, cristallizza la visione della dissolvenza lungo l’instabilità affranta del dolore, orienta la consolazione taumaturgica dell’attesa e la resistenza costante della speranza. “Il quinto tempo” deduce la condizione metafisica della memoria come luogo della comprensione terrena e come tensione trascendente nella consistenza premurosa della maturità amorosa. La funzione elegiaca della poesia di Paolo Parrini forma l’unicità dell’uomo, scandisce le oscillazioni del cuore, plasma le contratture del presentimento freddo dell’indifferenza, attraversa la trasformazione di impulsi oscuri in slanci luminosi di desiderio e di promesse, esprime la distensione di ogni contemplazione, dichiara la saggezza nell’esitazione dell’imprevisto. Il cammino del poeta si discioglie nel selciato mutevole di ogni viaggio errante, nella contingenza delle dinamiche personali, scorge l’itinerario emblematico ed evocativo della dolcezza, incrocia la malinconia carismatica della perplessità. Paolo Parrini regala al lettore un’opera compiuta, elegante e delicata, ci insegna che cercare qualcosa dentro di sé significa sempre rinnovare la propria proiezione del mondo e di noi stessi, suggerisce di anteporre alla fugacità la continuità, come strumento di conoscenza che alimenta il fuoco dell’arte persuasiva.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Titolo: Il quinto tempo
Autore: Paolo Parrini
prezzo copertina: € 13.00
Editore: Samuele
Data di Pubblicazione: 2023
EAN: 9788894944778
ISBN: 8894944778
Pagine: 96

Testi scelti tratti da: Il quinto tempo di Paolo Parrini

Non sempre occorre spiegare,
a volte basta scegliere,
un tavolo dimesso,
il silenzio del mattino
tra i fili bianchi dei capelli.
Non sempre serve dire e fare,
seduto a respirare caffè
fermando il tempo
e la morte.

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Potremmo esserci persi
in quell’ora calda
della sera, quando luglio
tagliava il grano e la polvere
era densa nell’aria.
I covoni allineati con cura
presagio d’un’altra nascita,
d’un’altra primavera.

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In una foglia secca
accartocciata sul viale
spira la vita dell’albero
che l’ha perduta.
Muore piano questo sentire,
come una pioggia stanca
che bagna intermittente il verde.

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Grazie per il dono,
per questo giorno freddo che scorre,
il suono della radio in sottofondo,
i brividi d’amore e di gelo.
Tutto concorre al creato,
alla casualità che si fa domanda.
Niente passa senza ragione
anche questa colazione solitaria,
anche il cammino tra due ali
di verde e d’asfalto.
Grazie per averti riconosciuto
per un istante
nella melodia che sfuma
e negli occhi umidi.
Nella mano che si posa sul cuore
e si commuove al battito.

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Altre voci spente
come la tua
per chi sente solo acqua
che scorre forte
è un mancamento,
un passare dentro,
un infinito.
Sfiorare le tue ciglia,
vederti finalmente aprire
i petali tormentati
e sbocciare.

————————–

Sera d’inverno
vissuta dai vetri chiusi
senza odori.
Sera che sfuma
in un vuoto bicchiere
l’imbrunire addosso
coperta sottile.
Non sei qui
a camminare con me,
pareti e silenzio.
Il cielo vorrei trovare,
il tempo nostro
perso.

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