Marialaura Simeone – Un fuoco grande. Bianca Garufi

Un fuoco grande. Bianca Garufi di Marialaura Simeone è un’opera ibrida che si muove tra biografia e riflessione psicoanalitica, ponendo al centro il rapporto originario tra Garufi e la madre, figura ambivalente e quasi archetipica, evocata attraverso immagini perturbanti come “mia madre come l’avevo vista, un ragno, una bestia acquatica” e attraversata da una riflessione radicale: “Nessun dovere di riconoscenza devono avere figli verso i genitori per avere da essi casualmente ricevuta la vita.”
La figura di Bianca emerge più come oggetto di interpretazione che come protagonista di un racconto lineare, immersa in una rete di riferimenti simbolici e psicoanalitici. In questo spazio si inserisce anche Cesare Pavese, presenza centrale attraverso cui si riflette una tensione più ampia tra maschile e femminile, tra voce riconosciuta e voce marginale. La scrittura condivisa di Fuoco grande diventa così il luogo in cui si manifestano insieme vicinanza e squilibrio, più che una semplice collaborazione letteraria.
Accanto a questo nucleo, il libro apre progressivamente il discorso ad altre figure femminili, costruendo una rete di rimandi che sposta la vicenda di Garufi da un piano individuale a una dimensione più ampia e collettiva. Pensatrici, psicoanaliste e scrittrici entrano nel testo come presenze che ampliano l’orizzonte interpretativo e contribuiscono a delineare una possibile genealogia del femminile. L’apertura ad altre figure femminili e a una rete teorica più ampia arricchisce la profondità del discorso, ma come lettrice avverto a tratti un affievolirsi della tensione narrativa, come se il centro del racconto si allentasse.
L’intreccio di riferimenti teorici appesantisce l’avvio, rendendolo denso e a tratti distante, perché la riflessione tende a sovrapporsi all’esperienza invece di accompagnarla. Il libro recupera forza quando si radica nella dimensione storica, in particolare nella Resistenza, dove la scrittura acquista maggiore concretezza e la protagonista riesce finalmente a imporsi con una presenza più definita.
Nella parte finale, l’introduzione di un percorso più personale e simbolico, legato anche alla dimensione onirica, rende il testo più frammentario e soggettivo, fino a trasformare Bianca in una figura archetipica. Passaggi come “Sono stata cavalla… sono stata tutte le cose mansuete e ampie della terra…” e “Noi donne, infatti, ci siamo guardate per secoli con gli occhi del pensiero maschile” chiariscono l’ambizione del libro, che interroga non solo una vita ma il linguaggio con cui è stata raccontata.
È proprio in questo slittamento che emerge anche il limite dell’opera, perché l’allontanamento dalla dimensione storica rischia di creare distanza con il lettore. Il libro dà il meglio di sé quando si ancora alla realtà e alle relazioni, mentre nelle parti più teoriche tende a chiudersi.
Resta così aperta una tensione centrale: raccontare una vita non significa mai restituirla in modo neutro, perché ogni narrazione comporta una scelta, un punto di vista, quindi un’interpretazione. Il libro si muove continuamente tra il desiderio di restituire la concretezza dell’esperienza e la spinta a leggerla in chiave simbolica e psicoanalitica, senza riuscire a far coincidere del tutto questi due livelli. È proprio in questo equilibrio instabile, mai risolto fino in fondo, che il testo trova il suo valore, perché rende evidente l’impossibilità di separare del tutto racconto e interpretazione.
In poche parole, è libro ambizioso e interessante, che funziona quando racconta e si indebolisce quando interpreta troppo.

Titolo: Un fuoco grande. Bianca Garufi
Autore: Marialaura Simeone
Prezzo copertina: € 15,00
Editore: Les Flâneurs Edizioni
Collana: Le innominate
Data di Pubblicazione: 23 gennaio 2026
EAN: 9791254512319
ISBN: 1254512314
Pagine: 148

Citazioni tratte da: Un fuoco grande. Bianca Garufi di Marialaura Simeone

Nessun dovere di riconoscenza devono avere i figli verso i genitori per avere da essi casualmente ricevuta la vita, né tantomeno i genitori di imporsi in qualsiasi modo ai figli, e menomarne anche minimamente l’individualità (pag 21)

Rivedevo mia madre che confabulava, mia madre come l’avevo vista, un ragno, una bestia acquatica. (pag 23)

Sulle vigne di notte, ci sono anche stelle. (pag 50)

Il comportamento dell’essere umano… ciò che precede e rende possibile l’espressione artistica. (pag 82)

Tutto ciò che sentiamo, tutto ciò che facciamo, ciò che vediamo, udiamo, tocchiamo, pensiamo e che sogniamo e immaginiamo, non è forse assoluta e pura realtà? (pag 91)

On ne naî pas femme: on le devient – Donna non si nasce, lo si diventa. (pag 110)

Sento su di me il peso di secoli di sopraffazione. Soffro per tutte le donne che sono state oppresse, svalutate, silenziate. Soffro per quelle che lo sono ancora. Soffro perché siamo ancora svilite, derise, ridicolizzate quando discutiamo dei retaggi, ancora reali ed evidenti, del patriarcato.
Devo fare qualcosa, come Katia Zambreno.

Le mogli pazze sono pazze perché sono i mariti a farle impazzire. (pag 114)

Horney ha avuto il merito di aver posto un’alternativa al pensiero freudiano sulla femminilità. L’invidia del pene è una costruzione culturale maschile e va pertanto ridefinita. (pag 119)

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

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