Prima visione: L’albero dei frutti selvatici


Recensione film “L’albero dei frutti selvatici” per la regia di Nuri Bilge Ceylan

Racconto di famiglia firmato Ceylan
Non è una passeggiata, 3 ore e 10 sbandamento nevrotico e morale di una famiglia turca, specchio di crisi di valori del Paese. Un mattone? Al contrario. Questa parabola del figliol prodigo disorientato e rabbioso ha il dono di combinare intelletto e cuore, principi e dubbi, ostinazione e rassegnazione, a partire da un confronto impietoso e profondo tra padre e figlio, e non si molla mai. A Sinan, appena laureato, incapace di adattarsi in provincia, importa solo pubblicare il libro d’esordio. Il padre, insegnante onorato, si è perso nel gioco d’azzardo, incapace di raddrizzarsi al bisogno della famiglia. La moglie resta serenamente vittima. I lunghi incontri con uno scrittore celebre a un imam che ruba mele diventano una cornice dilagante nel quadro su narcisismo artistico e antinomie religiose. Si cammina molto tra rustici e capre e i bar in città, citando Kiarostami nella luce. Come in Dostoevskij bene e male confondono la coscienza. Tra i migliori risultati di Ceylan, Gran Prix per C’era una volta in Anatolia. E Palma d’oro per Il regno d’inverno.

Silvio Danese

Titolo originale: Ahlat Agaci
Nazione: Turchia, Francia
Anno: 2018
Genere: Drammatico
Durata: 188′
Regia: Nuri Bilge Ceylan
Cast: Dogu Demirkol, Murat Cemcir, Bennu Yildirimlar, Hazar Ergüçlü, Serkan Keskin, Tamer Levent, Öner Erkan, Ahmet Rifat, Akin Aksu

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