Recensione: La milionesima notte di Carla Malerba


“La milionesima notte” di Carla Malerba (FaraEditore, 2023 pp. 64 € 12.00) è una raccolta poetica delicata e preziosa che consegna la sottile inquietudine di un tempo in bilico, arreso ai titoli delle sezioni che compongono la silloge. “Attese”, “Segnali”, “Tracce”  danno già il significato interpretativo del percorso introspettivo dell’autrice e delineano l’espressione ermeneutica delle parole. Carla Malerba affronta la consuetudine insistente e ossessiva della vulnerabilità umana, comprende la dolorosa invariabilità dell’inconsistenza, subita nell’assenza, canta la superficie delle emozioni, descrive la percezione della malinconia e la consapevolezza della proiezione inesorabile della fragilità, insegue la luminosa nostalgia del desiderio, contro la crudele vacuità del tutto. Diffonde l’inclinazione del suo pensiero poetico, attinge nella risorsa spazio-temporale dell’attesa l’indicazione positiva per accogliere l’evoluzione dell’anima, esplora la forza inalterabile dell’invocazione, intonata alla toccante solennità della propria sensibilità, nel vivo clamore di ogni risonanza, capace di amplificare l’oscillazione delle immagini nell’inabissamento prolungato della memoria, di rimuovere l’intervallo incerto e indolente della dissolvenza. Concentra l’illuminazione di una trasmutazione vitale, cerca con energica fermezza di oltrepassare l’indefinita e assorta provvisorietà per poter infine manifestare le indicazioni della gioia, attraversare il confine silenzioso di un epilogo e di un nuovo principio. La poesia di Carla Malerba si posa lungo gli argini dell’oscurità, nell’indugio esitante delle notti insonni, nella mancanza, nella speranza fiduciosa di poter recuperare l’agilità della vita. Nel torpore del succedersi tra il giorno e la notte la protettiva salvaguardia dei luoghi familiari subisce un restringimento, ma il segnale inequivocabile della presenza consola e incoraggia la conversazione dei pensieri, valica la fenditura degli eventi angosciosi degli ultimi anni, affianca l’epifania del vivere e del morire. “La milionesima notte” conta la progressione della parabola esistenziale, include la disorientante discordanza delle reazioni dell’uomo, spiega l’inafferrabile solitudine della comunità, commenta il lento affievolimento delle relazioni nel tentativo vano del loro annientamento, trasferisce la mutevole e indefinita destinazione della psiche nelle confessioni delle percezioni intime e confidenziali. Carla Malerba riscatta il proprio turbamento attraverso la pacatezza dei versi, guida la trasparenza sensibile della funzione disvelativa della sua poesia. Legge la propria realtà nelle pagine tracciate dalla tenerezza dell’inconscio, stimola l’orizzonte empatico della riflessione e lo svolgimento autentico dell’osservazione quotidiana. L’espansione dell’esclusione dei contatti umani, subita nel devastante provvedimen durante la pandemia, è per l’autrice una nota fondamentale per la sua poesia che affranca il tracciamento e l’identità di ogni territorio interiore, finalizza una lacerazione nel presente, indispensabile per riscrivere la biografia dei ricordi, per inseguire le tracce che riportano l’energia coraggiosa della vigilanza al senso dell’appartenenza. L’agguato disincantato della consapevolezza di sé è un’interazione privilegiata con la necessità di illuminare le esperienze in sintonia con l’esilio poetico e l’attitudine generosa di amare.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Titolo: La milionesima notte
Autore: Carla Malerba
Prezzo copertina: € 12.00
Editore: Fara
Collana: Spiccioli
Data di Pubblicazione: 2023
EAN: 9788892930308
ISBN: 8892930303

Testi scelti tratti da: La milionesima notte di Carla Malerba

Il buio ci sorprende
quando la luce indora
un poco le montagne
e precipita il giorno
oltre il crinale
così di fretta
tra un aprire al mattino una finestra
e richiuderla appena si fa sera.

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Un piccolo lume
in questa veglia
nel chiuso delle case
l’amore un filamento
di fumo parola impastata
dal sonno corrotta
dall’abitudine.
Lo sguardo
si allunga a spiare
barlumi di faville
che brillano nel buio
il tempo di un batter di ciglia.

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Quello che resta in fondo
è la poesia.
Non ti ricorderai
di chi l’ha scritta,
ma sempre e perdurante
il senso dato,
il respiro allargato
nella sosta, nel sogno
dire ti ho incontrato,
ho provato in quel giorno
ed in quell’ora lo smarrimento
dell’anima che sola
ancora
non ha scorto la salita.

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L’oro dei girasoli
mi hai portato
invade la stanza
riverbera di luce
tra pareti che sanno
quanto vorremmo
per un giorno almeno
essere girasoli
in mezzo a un campo.
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Se qualcosa ci è stato donato
non è da dire con astruse parole
ma col piano linguaggio dei baci
che si unisce assai bene
al volo delle api
e allo stormire leggero del vento
al raggio di sole
che s’infiltra fra i rami
e crea sospese
cattedrali di luce.

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Nella milionesima notte
il plenilunio rischiara
l’astro trafitto
da un nero ramo.
L’ombra percorre i fossati
scivola lungo gli argini:
troppo lieve la speranza
i gesti ormai racchiusi
nei fardelli della memoria
nei rigagnoli di neve
di un maledetto febbraio.

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Mi disegna la notte
un ventaglio di immagini
sparse
tra il vero e l’ombra
che mai mi abbandona.
Al buio scrivo parole
che la mente illumina
e guida la mano
il pensiero del nulla che siamo.

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