Prima visione: La douleur


Recensione film “La douleur” per la regia di Emmanuel Finkiel

Un diario intimo d’amore e Olocausto
DEI romanzi autobiografici di Marguerite Duras, Il dolore è, come dice il titolo, il più intimo, anagrafe di cuore&mente al tempo di guerra e deportazione (la Seconda Mondiale), nei giorni, ore, mesi in balia di un segno di vita del marito partigiano, lo scrittore R. Antelme, dai campi a fine conflitto, tra le prime informazioni dell’orrore, i treni dei sopravvissuti e l’euforia dei vivi. Il film di Finkiel crea due parti nette: la subdola amicizia di un collaborazionista che cerca di sedurla chiedendo anche di tradire e l’interminabile periodo di angosciosa attesa. Ma tutto è ancorato a un punto di vista soggettivo totale, forse un po’ nouvelle vague (la Duras scrisse per Resnais Hiroshima mon amour), retrò e insieme efficace, perché riesce a filtrare la pagina combinando la parola monologante di Duras a ottiche e fuori-fuoco sui corpi nel segno dell’indecifrabile spessore dell’incertezza, nella sostanza della sofferenza generale («perché deve tornare lui e non un altro?»). Ottima prova della Thierry e un finale adagio-tragico tra i più sensibili e impressionanti sulla “materia” dello sterminio.

Silvio Danese

Titolo originale: La douleur
Nazione: Francia, Belgio, Svizzera
Anno: 2017
Genere: Drammatico
Durata: 127′
Regia: Emmanuel Finkiel
Cast: Mélanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay, Grégoire Leprince-Ringuet, Emmanuel Bourdieu, Anne-Lise Heimburger, Patrick Lizana, Shulamit Adar, Joanna Grudzinska

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