C’è qualcosa di inevitabilmente spiazzante nel leggere Il cerchio dei giorni di Ken Follett dopo aver attraversato le sue grandi costruzioni narrative. L’autore che ha dato forma a opere imponenti come I pilastri della Terra sceglie qui una materia arcaica, quasi primordiale, e la riduce a una linea narrativa essenziale. Ne deriva un testo che conserva l’abilità tecnica di Follett, ma ne ridimensiona sensibilmente l’ambizione.
L’ambientazione preistorica, intrecciata al fascino originario della nascita di Stonehenge, suggerisce fin dalle prime pagine la possibilità di entrare in un territorio narrativo più profondo, uno spazio in cui interrogarsi davvero sulle radici del potere, sul senso della fede e su come abbiano preso forma le prime strutture sociali. È una promessa che resta lì, percepibile, quasi a portata di mano, ma che il romanzo sceglie solo in parte di esplorare, fermandosi spesso su una dimensione più descrittiva che interrogativa.
Si ha la sensazione che un mondo così remoto e ancora in costruzione avrebbe potuto trovare una voce più audace, capace di esporsi al rischio e di restituire anche le fratture interiori dei personaggi, mentre la scrittura procede con una certa linearità, privilegiando la chiarezza e la leggibilità piuttosto che addentrarsi nelle zone più ambigue e complesse dell’esperienza umana, quelle che forse avrebbero reso questa ricostruzione ancora più viva e stratificata.
È soprattutto nella costruzione dei personaggi che emergono i limiti più evidenti, le figure in scena risultano coerenti, ma raramente sorprendono o si sottraggono a una lettura immediata. Mancano le ambivalenze e quelle zone di opacità che altrove hanno reso memorabili le creazioni dell’autore. I conflitti sono riconoscibili e ben definiti, ma sembrano esaurirsi nel loro sviluppo più prevedibile, senza aprire spazi di reale interrogazione.
Anche il ritmo, solitamente uno degli elementi più efficaci della narrativa di Follett, appare qui disciplinato ma poco incisivo. La storia procede con fluidità, senza inceppature, eppure fatica a generare una vera tensione emotiva. La lettura scorre, ma non lascia un segno persistente, né invita a un ritorno sulle pagine.
Ciò non implica che il romanzo sia privo di qualità, la struttura è solida, l’intreccio ben calibrato, e la ricostruzione del contesto risulta credibile nella sua essenzialità. Si riconosce la mano esperta, capace di costruire una narrazione ordinata e accessibile. Proprio questa competenza, tuttavia, finisce per mettere in risalto ciò che manca, ovvero la volontà di spingersi oltre la misura e di rischiare una maggiore densità espressiva.
Per un lettore abituato a interrogare non solo la trama ma anche la forma, Il cerchio dei giorni si configura come un caso interessante più che come un’opera riuscita. Non è un fallimento, ma un evidente ridimensionamento. Mostra come anche un autore di grande esperienza possa scegliere una via più semplice, forse più divulgativa, rinunciando a quella complessità che aveva reso la sua scrittura un riferimento nel romanzo storico contemporaneo.
Il cerchio dei giorni resta un libro leggibile e coerente, ma non imprescindibile. Ed è proprio in questa misura trattenuta che si annida la mia delusione più sottile.
Titolo: Il cerchio dei giorni
Autore: Ken Follett
Prezzo copertina: € 27,00
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Traduttore: Raffo A.
Data di Pubblicazione: 23 settembre 2025
EAN: 9788804794097
ISBN: 8804794097
Pagine: 704
Katia Ciarrocchi
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