Recensione: Guido Morselli – Dissipatio H. G.


Leggere Dissipatio H.G. di Guido Morselli è come essere immersi in un silenzio che non lascia scampo, l’autore ci trasporta in un mondo spaventosamente vuoto, in cui ogni cosa sembra perdere il suo significato e, al contempo, ne guadagna uno nuovo e inquietante. Questo libro è una discesa nei recessi dell’animo umano, un’esperienza che ti avvolge e ti scuote profondamente.
La trama, apparentemente semplice, è uno specchio per riflettere su domande universali, un uomo, isolato dal resto del mondo per sua stessa scelta, scopre improvvisamente di essere l’ultimo essere umano rimasto sulla Terra. Da quel momento, l’assenza degli altri diventa una presenza costante, un’ombra che permea ogni pagina. Il vuoto fisico si traduce in un vuoto interiore che colpisce il lettore, facendolo sentire parte di quel mondo deserto.
L’angoscia che si respira nel romanzo non deriva da eventi catastrofici o immagini apocalittiche, ma dal silenzio, un silenzio opprimente, un’entità che accompagna il protagonista in ogni suo passo. Lo seguiamo mentre vaga tra città abbandonate, strade deserte, edifici che portano ancora i segni della presenza umana ma che ora sembrano gusci svuotati di senso. Eppure, non è l’assenza delle persone in sé a essere straziante, quanto la consapevolezza che quell’assenza potrebbe essere eterna, definitiva, e che non ne sapremo mai la causa.
Il protagonista non è un eroe né un antieroe, è un uomo comune con pensieri complessi, contraddittori, spesso tormentati, e l’iniziale indifferenza verso l’umanità, il rifiuto verso il caos delle relazioni sociali e la frenesia del mondo moderno, si trasformano lentamente in nostalgia, senso di colpa e, infine, in disperazione. Questo cambiamento è descritto con una delicatezza e un’intensità tali da farci sentire sulla pelle le sue emozioni; non si può fare a meno di immedesimarsi nella solitudine assoluta, nella paura e nello smarrimento del protagonista.
Quello che colpisce di più è come il romanzo riesca a trasformare ogni dettaglio in un simbolo, una radio che continua a trasmettere, le luci accese nelle case vuote, una strada che sembra aspettare chi non arriverà mai, sono immagini che parlano più delle parole e che trasmettono un senso di perdita devastante. Anche la natura, che sopravvive indifferente alla scomparsa degli uomini, sembra il monito che il mondo continua anche senza di noi, ma noi senza il mondo non siamo nulla.
Il titolo Dissipatio H.G. richiama un’espressione latina che significa dissoluzione o scomparsa del genere umano. Morselli la riprende da un antico testo di Iamblichus, evocando l’idea di un’umanità che si dissolve nel nulla, come un’evaporazione silenziosa. È un titolo che racchiude l’essenza stessa del romanzo, in cui la sparizione dell’uomo diventa il punto di partenza per interrogarsi su ciò che resta quando la presenza umana svanisce, sul senso dell’esistere in un mondo che continua a vivere anche senza di noi.
La lettura di Dissipatio H.G. destabilizza perché ci mette di fronte a pensieri che di solito tendiamo a evitare, come l’idea di ciò che resterebbe di noi senza gli altri, di cosa significhi esistere se nessuno può vederci, ascoltarci, riconoscerci, di quale sia in fondo il senso della nostra presenza in un universo che potrebbe fare a meno di noi. Il protagonista non offre risposte, e proprio per questo lascia dentro un’inquietudine che continua a farsi sentire anche dopo aver chiuso il libro.
Dissipatio H.G. di Guido Morselli è un’esperienza che non si dimentica, è un viaggio nella solitudine più estrema, un incontro con l’angoscia più profonda, ma anche un invito a riflettere sul valore della presenza umana, delle relazioni, e del significato che attribuiamo al nostro essere al mondo.

Titolo: Dissipatio H. G.
Autore: Guido Morselli
Prezzo copertina: € 12,00
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Data di Pubblicazione: 25 giugno 2012
EAN: 9788845927157
ISBN: 8845927156
Pagine: 142

Citazioni tratte da: Dissipatio H.G. di Guido Morselli

Ciò che fa il silenzio e il suo contrario, in ultima analisi è la presenza umana, gradita o sgradita; e la sua mancanza. Nulla le sostituisce, in questo loro effetto.
E il silenzio da assenza umana, mi accorgevo, è un silenzio che non scorre. Si accumula.

Ma curiosità e meraviglia fluttuano alla superficie. Al fondo, è il freddo della constatazione…

Consideri la cecità di un morto e la cecità di un vivente. Che differenza c’è? La nostra ignoranza e quindi indifferenza, impassibilità, rispetto alla quasi totalità dei “dati” possibili, o anche rispetto alle effettive esperienze altrui, ossia dei nostri simili, è autentica occlusione. Quei dati, quelle esperienze, “non ci sono” per noi, e noi non ci siamo per essi. Non importa che, per altri individui, essi costituiscano la trama del “quotidiano”: noi, qui, siamo morti, e non c’è ragione di chiamare tale morte “metaforica”. È morte parziale, ma reale.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

*Nelle citazioni riportate, non ci sono i riferimenti alle pagine, perché ho ascoltato il libro su Audible.

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