Recensione: Gino Cervi – La fabbrica della nebbia


Come quando la nebbia si dissipa / lo sguardo a poco a poco raffigura / ciò che cela il vapor che l’aere stipa. (Dante, Inferno, canto XXXI, 34-36)

S’illumina a uno svolto un effimero sole, / un cespo di mimose / nella bianchissima nebbia. (Vittorio Sereni, Nebbia)

Mistica ovatta. Protettiva coltre. Sipario di vapore e mistero, dove i suoni divengono sognante materia. Potremmo continuare a lungo con le metafore, poiché poche manifestazioni della Natura sono così suggestive come la nebbia.
Lo sapeva bene Umberto Eco, alessandrino, uno che di nebbia, e non solo, s’intendeva assai; il Gran Scrittore era affascinato dall’impalpabile delicato vello lattiginoso al punto di raccogliere per anni brani sulla nebbia – dall’epica classica alla poesia e alla narrativa contemporanee – fino a comporre con Remo Ceserani, che (a reciproca insaputa) aveva fatto lo stesso, una splendida antologia sulla nebbia. “Nella nebbia si cammina piano, bisogna conoscere i tracciati per non perdersi, ma si arriva sempre lo stesso da qualche parte. La nebbia è buona e ripaga fedelmente chi la conosce e la ama. […] ti scivola affettuosa d’intorno e si ricompone dopo il tuo passaggio […] ti fa scorgere da lontano dei fantasmi che si dissolvono quando ti avvicini, o sorgere all’improvviso di fronte delle figure forse reali, che ti scansano e scompaiono nel nulla. […] Nella nebbia sei al riparo del mondo esterno, a tu per tu con la tua interiorità”.
Il volumetto (non è un diminutivo, bensì un vezzeggiativo) La fabbrica della nebbia-Piccolo viaggio sentimentale dentro quel che cancella e svela di Gino Cervi, uscito per i tipi di Ediciclo (2021, pagine 96, euro 9,50), è il godibile, ricco e sensibilissimo racconto di un pavese di fiume/campagna/città, che ha vissuto anche a Milano, sulla nebbia, fra autobiografia, considerazioni letterarie e divagazioni storiche, fra ricordi e citazioni mai fini a sé stesse, un viaggio nei pallidi e teneri meandri di questa compagna degli abitanti della Pianura Padana.
Ah le ombre dei pioppi cipressini, l’eco attutita dei passi, una sorta di soave stereofonia dei suoni… E vengono in mente alcuni paesaggi/fotogrammi di Novecento di Bernardo Bertolucci, la nebbia felliniana di Amarcord o A Foggy Day di Charlie Mingus (stimmate di capolavori generate dalla nebbia).
Eppure la nebbia può trovarsi in luoghi che mai immagineresti: pensate alla paisana di Enna, esatto centro della Trinacria, la città più popolosa d’Italia alla quota dei mille metri, un unicum climatico. Distesa su un altopiano, Urbs inexpugnabilis, millenni di storia, Enna ha in dote questa nebbia/nuvola: mobile e rotante, che si sfrangia; non è la schighera dei meneghini, che ha qualità più statica, ma un milanese in trasferta invernale nel luogo di Euno e del mito del ratto di Proserpina vi si troverà a proprio agio, non spaesato (e c’è pure il Castello di Lombardia).
Si dice che a Milano la nebbia sia scomparsa. Forse da piazza Duomo, ma appena arrivi a Baggio, splendido loco, la ritrovi: rassicurante, benevola. Sì, certo, non è una benedizione per gli automobilisti (occorre prudenza, ma non solo con la nebbia); è una questione di prospettive. La puoi solcare come un mare, per rotte inesplorate, ogni approdo è possibile. Fruscii, soffi, sibili, silenzi… come quelli che accolsero Franco Loi, nato a Genova, ma già milanese nel midollo e gran cantore della propria città d’elezione, al suo primo arrivo nella stazione ferroviaria della metropoli lombarda.
Il libro di Gino Cervi, finissimo filologo e studioso, si legge d’un fiato, colti da piccoli grandi spasmi di piacere sentimentale e intellettuale, come quelli che ben conosce il lombardo-piemontese-veneto-emiliano (e non solo lui) cresciuto con addosso/intorno il magico manto della nebbia.
E vengono riportate alla memoria del lettore figure leggendarie della nostra letteratura, nutritesi a buone dosi di nebbia: Gianni Brera, Alberto Savinio, Mario Fossati (esiste un’epica del ciclismo in riferimento alla nebbia). O il fotografo Luigi Ghirri. E godibilissimi sono anche i ricordi delle nebbie calcistiche: da quella celeberrima di Belgrado, che salvò il Milan dall’eliminazione dalla Coppa dei Campioni per opera della Stella Rossa (i rossoneri soccombevano 1-0 quando l’arbitro sospese il match), al portiere inglese del Charlton Athletic che il 25 dicembre 1937 nello stadio del Chelsea non si era accorto della sospensione della partita per nebbia (né si erano premurati di avvisarlo) rimanendo in campo a lungo, anima sola in un tempo sospeso.
Suggerisce Gino Cervi con forza pacata, così come la nebbia sa suggerire, sollecitando i sensi e l’immaginazione. Scriveva Giovanni Testori: “Col passare delle ore, non solo le immagini e i corpi, ma anche i rumori e i suoni erano stati smangiati da quel mare che aveva continuato ad avanzare in ogni direzione, lento, umido e ostinato; anche le sirene delle fabbriche, che pure avevano tentato di superarlo coi loro fischi pomeridiani, ne erano rimaste sconfitte, spegnendosi in una catena di echi e singhiozzi”.
Un muro non impenetrabile, quello della nebbia: lo tagli, lo fendi con il corpo e la mente; sei qui e nell’altrove. Perdersi in quella dimensione solo apparentemente estranea per poi ritrovarsi, un passo dopo l’altro, per un viaggio che è, insieme, fisico e interiore… Mistica ovatta. Protettiva coltre. Sipario di vapore e mistero, dove i suoni divengono sognante materia.
Ci sta anche una nota di malinconia, come in Hermann Hesse: “Strano, vagare nella nebbia! / È solo ogni cespuglio ed ogni pietra, / né gli alberi si scorgono tra loro, / ognuno è solo. / Pieno di amici mi appariva il mondo / quando era la mia vita ancora chiara; / adesso che la nebbia cala /  non ne vedo più alcuno. /  Saggio non è nessuno / che non conosca il buio / che lieve ed implacabile / lo separa da tutti. / Strano, vagare nella nebbia! / Vivere è solitudine. /  Nessun essere conosce l’altro / ognuno è solo”.
Ma chiudiamo con Hugh W. Auden e i suoi versi riportati da Gino Cervi: “Acerrima nemica della fretta, /spauracchio di aerei e guidatori, / certo Ti maledice ogni volatile, / ma io sono felicissimo, / perché Ti sei convinta a visitare / le campagne incantevoli del Wiltshire / l’intera settimana di Natale”.
La nebbia… Come fai a non amarla?

Alberto Figliolia

Titolo: La fabbrica della nebbia. Piccolo viaggio sentimentale dentro quel che cancella e svela
Autore: Gino Cervi
Prezzo copertina: € 9.50
Editore:Ediciclo
Collana:Piccola filosofia di viaggio
Data di Pubblicazione:ottobre 2021
EAN:9788865493366
ISBN:8865493364
Pagine:96

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