Recensione: Ferzan Ozpetek – Come un respiro


Dopo la grande sorpresa di scoprire e apprezzare un Pupi Avati scrittore, proseguo sulla scia di registi e leggo, per meglio dire ascolto, “Come un respiro” del grande Ferzan Ozpetek e ne rimango incantata.
Elsa e Adele sono due sorelle, che crescono la loro fanciullezza come gemelle, colpa di una madre che le crede tali e si comporta come se lo fossero; una mamma che le due bimbe subiscono visto i gravi problemi mentali che la coinvolgono.
Questo disagio famigliare porterà le due bambine a rafforzare il loro rapporto fin quanto un evento drammatico le separerà per tutta la vita.
Elsa alla fine della sua esistenza torna nella casa abitata dalle due sorelle, ma ormai ci sono altre persone a occuparla, una giovane coppia che il giorno dell’arrivo di Elsa avevano amici a cena.
La storia è narrata da una parte nelle lettere che Elsa non ha mai smesso di scrivere alla sorella Adele nonostante non abbia mai ricevuto risposta, e l’altra parte è narrata dalla diretta interessata: Adele appunto.
L’ambientazione è principalmente tra Istanbul e Roma nei cinquant’anni in cui la storia si svolge, ma se guardiamo solo la trama non c’è niente di eclatante, una storia di sentimenti e di litigi.  Il lettore comprende da subito il perché di tale separazione, ma la genialatà dell’autore sta proprio nel riuscire, nonostante la semplicità di una trama, a tirare fuori emozioni nascoste soprattutto quando verità vengono a galla, portando inevitabilmente con esse una miriade di cose non dette o mal comprese; incomprensioni che cambiano per sempre il percorso di più esistenze.
La bravura dell’autore sta ne fare vedere, con brevi descrizioni, nei piccoli gesti dei personaggi, parole non dette, che dicono tante e troppe cose; oggi come ieri, i segreti combineranno sicuramente il percorso della vita dei nuovi abitanti della casa.
Storie di ipocrisia e di paura che si incrociano, creando quella sorta di finzione del non sapere per paura di affrontare un cambiamento. Elsa e Adele dovrebbe esserne l’esempio.
Ferzan Ozpetek ha un modo spettacolare di far vedere, al lettore, i particolari, di mostrare un Istambul in tutta la sua bellezza, facendone assaporare i sapori e sentire gli odori, e porta nella penna il suo essere regista, perché prende il lettore e lo catapulta nella storia facendo sì che ne senta, sulla pelle, tutte le emozioni.
Un libro che se lo inizi (ad ascoltare nel mio caso) non vorresti che finisse mai.

Titolo: Come un respiro
Autore: Ferzan Ozpetek
Prezzo copertina: € 17.00
Editore: Mondadori
Collana: Strade blu
Data di Pubblicazione: maggio 2020
EAN: 9788804719854
ISBN: 8804719850
Pagine: 157

Citazioni tratte da: Come un respiro

Ti amo e non sai
quanto mi spezza il cuore
il fatto che sia tutto qui.
POETA ANONIMO TURCO

Gli amori impossibili non finiscono mai.
MINE VAGANTI

«A volte, il destino si diverte a tenerci sulle spine, come un amante distratto. Ma l’attesa può essere perfino più dolce dell’incontro: basta imparare a nutrire le proprie speranze»

Io stessa provo tenerezza per l’ingenua sognatrice che ero. Ma ora sono cambiata. Ho tanto cercato il mio posto nel mondo, ed era dentro di me: proprio qui dove mi batte il cuore, dove fluisce il mio sangue, dove respiro, piango e rido restando viva. Il mio destino sono io. Non mi lascerò mai più trascinare dagli eventi. Nel bene e nel male, tutto quello che mi accadrà l’avrò voluto io.

Sei ancora giovane, non sai che la vita a volte sembra prenderci gusto a smentire le nostre più salde promesse.

Possibile che quelle giovani donne desiderassero davvero vivere in una simile gabbia dorata? L’essere trattate con ogni riguardo poteva compensare la mancanza di libertà? E quale amante può sentirsi gratificato da simili attenzioni forzate? Mentre mi ponevo queste domande, ho pensato a quanto spesso gli uomini confondano l’amore con il potere. Ti spiano, ti controllano, cercano di convincerti che la gelosia sia una dimostrazione di quanto tengano a te. Ma cosa ha a che fare tutto ciò con l’amore? Nulla. Perché amare significa affidarsi. Contare l’uno sull’altro. Lasciarsi andare.

Ci sono amori per i quali non basta una vita intera e altri che bruciano in una notte. Non sto dicendo che i primi siano migliori dei secondi: è solo una questione di scadenza. Se non vuoi soffrire, devi conoscere i tempi.

Oggi la malattia mentale non è più un tabù, ma allora rivolgersi a uno psichiatra o a uno psicoanalista comportava uno stigma sociale. Così si cercava di ignorare certi problemi il più a lungo possibile, nascondendoli sotto strati di sofferenza familiare. Non abbiamo mai saputo di cosa soffrisse nostra madre, ora forse la sua malattia si chiamerebbe disturbo bipolare e verrebbe tenuta sotto controllo con una cura specifica. A quei tempi, invece, era lasciata libera di nuocere a chiunque. La mamma ne era la prima vittima, ovviamente, ma anche la sua sicaria e la nostra aguzzina. Nei momenti di crisi, che erano sempre più lunghi e ravvicinati, qualsiasi pretesto era buono per fare scenate. E da quando io me n’ero andata, la sua vittima preferita, inutile dirlo, era Elsa. Scaricava su di lei tutta la sofferenza accumulata in anni di cieco furore.

L’istruzione, talvolta, crea armature da cui è difficile liberarsi.

Questo episodio mi ha fatto riflettere sulle occasioni perdute. Chissà quante ne collezioniamo nel corso di una vita, senza potercene mai rendere conto…

Sergio, ignaro, sorride. A cosa starà pensando? Giovanna ha voglia di abbracciarlo. Per proteggerlo, o forse per trattenerlo. Si sta già protendendo verso di lui, quando l’arrivo di qualcuno alle sue spalle la blocca. È Leonardo. Ma certo, è a lui che Sergio sta sorridendo. Giovanna si dà della sciocca: aveva creduto di leggere sul suo viso il piacere di condividere un momento da soli, lui e lei, ma la realtà è sempre più prosaica. La realtà è un amico che fa una smorfia buffa per farti ridere. E la cosa strana è che, nel constatarlo, si sente invasa da un’inspiegabile tristezza.

Che poi, cosa significa odiare una persona con tutte le tue forze? Non vuol dire nulla. Tanto lo sai che il tuo rancore è solo una diversa forma d’amore. Avvelenato dall’umiliazione, dal sospetto e dalla gelosia, ma non per questo meno vero. Non aspetti altro che un cenno per buttarti di nuovo ai suoi piedi, nella speranza che torni a stringerti tra le braccia, facendoti dimenticare ogni cosa.

…la vita scorre come un respiro. E dentro ci lascia la nostalgia per ciò che avremmo potuto fare e la consapevolezza di ciò che siamo diventate.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

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