Recensione: Fabio Strinati – Nei cinque sensi e nell’alloro


Si può essere sensuali e spirituali insieme? L’un fatto non esclude l’altro, quando per sensuale s’intende non un debordare verso un incontenibile, se non perverso, piacere, bensì un riferimento ai sensi nella loro primigenia innocenza, alla gioia pura che questi possono accendere nella mente e nel cuore dell’uomo, una riprova e dimostrazione della magnificenza della Natura o del Creato, un dono divino per chi crede. Da ciò il legame che unisce le due inclinazioni o attitudini.
Nei cinque sensi e nell’alloro (2021, Edizioni Il Foglio, pp. 57, euro 10)  di Fabio Strinati pare confermare questa interpretazione. Strinati, che è anche musicista, parla di queste poesie come di “pensieri spirituali”. Invero sono versi molto belli, semplici e profondi, toccanti, di una religiosità nostalgica, empatica con la figura della nonna cui il libro è dedicato. Dei cinque sensi abbiamo detto, e perché l’alloro? L’alloro o lauro non è solo simbolo di potenza, gloria e vittoria, ma è anche sentita come una pianta protettiva, apotropaica, ed essendo un sempreverde è simbolo pure di prosperità e benessere (le foglie venivano anche utilizzate per la cura della peste), di immortalità.
“Dedico alla mia amata nonna questa raccolta che tanto assomiglia al suo volto luminoso; al suo cuore rosso, radioso, riposto nel fiore profumato d’una culla, lassù nel Paradiso che porta il nome di Teresa”, è, come detto, la dedica alla nonna con la quale il poeta apre la raccolta. Strinati vive nel centro dell’Italia, come San Francesco e Jacopone da Todi, vale a dire gli autori, rispettivamente, del Cantico delle creature e di meravigliose Laudi. Una singolare, ma non troppo, comunanza. Un afflato da psicogeografia, secondo una categoria di recente e utile conio?
Senza voler scomodare paragoni, queste poesie di Strinati scorrono come un balsamo nelle vene, aprendo squarci sulla bellezza del mondo, rasserenando l’anima nervosa che lo/ci travaglia.
“Il campo ricco di vigneti,/ di oliveti che spiccano/ nell’aria: i frutti della terra,// le molecole dell’acqua,// le formule della sapienza/ che del Creato si nutrono.”  Una poesia lenta (indubbiamente una virtù), meditativa, che suggerisce anche con la scienza degli spazi e dei vuoti. Elementi arcaici, la storia dell’uomo nelle generazioni che si sono succedute, lo stupore innanzi alle opere che glorificano le possibilità della Natura offerte all’uomo, un dolce e panico sentimento.
“Nel cielo, nuvole a rifocillare/ il campo, la terra per la semina,/ il volo d’un’aquila,/ gli abeti rossi nei luoghi selvatici:// il dono del Signore,/ tacitamente,/ le montagne che svettano sul mondo.” In quest’apparente assenza umana l’umano è tuttavia evocato in un disegno armonico: la corsa delle nuvole cangianti e benevole; le distese terrene che attendono d’essere ingravidate dalla mano che spargerà i semi; l’eleganza degli alberi a stagliarsi su poggi e dirupi; la maestà delle volute aeree di un’aquila e le montagne che svettano nel silenzio celeste.
E lo sguardo si volge in alto… “Lassù nel firmamento,/ galleggiano le stelle/ dal mistero inarrivabile:// le comete, gli astri, le vie/ che sprofondano nell’universo,// come lume nel Creato.”
“In ogni ciuffo d’erba// risanato nel suo strato più profondo.// In ogni campo, ristabilito// nel suo energico lussureggiare:// tutto è rinomato,/ tutto è un albeggiare,// e va peregrinando il Signore:// in ogni dove, in ogni luogo, in ogni terra.” Saper cogliere l’arcano messaggio… “Ho ascoltato la Tua voce/ tra gli alti cipressi/ e le colline verdeggianti:// ho respirato la Tua storia,// compreso il messaggio/ della moltitudine/ tra gli alberi da frutto,/ i rovi e i gelsomini.”
Il dolore della croce che si stempera nella consapevole soavità della Madre… “La gioia immensa/ nel volto mite di Maria,// la vastità bonaria// nello sbocciare d’una rosa:// di colori accesi, vivi,// così vivaci quei sentori esperti,// immersi nella beatitudine.”
L’amore come un sorso ristoratore nell’afa dei giorni, un profumo che penetra anche l’impenetrabile… “L’acqua nel pozzo al centro/ del campo assolato,// il Padre dei cieli, con il seme prospero/ nel palmo della mano:// gli alberi di ciliegio in fiore,// la gaia primavera/ sul volto dell’innamorato.”
La meraviglia e l’illuminazione… “la saggezza della mente/ nel palmo della mano laboriosa,/ fertile, come quel fiore/ che sboccia s’una roccia, lassù,/ alla mira del vento risonante.”
Farfalle, viole, l’albero di noce, il pane caldo, il mandorlo in fiore, la mimosa, petali di rosa, l’arcobaleno, il rigoglioso prato, “uno scoiattolo felice”, la margherita, oh perdersi in questi fotogrammi di luce, di radiosa speranza!
Un auspicio per tutti noi che ci affanniamo nel rotolio inesorabile delle ore e degli anni… “Nelle mani del Signore/ ripongo la mia anima,/ il palpito bonario,// l’essenza fertile/ del fiore coltivato:/ nel volto Tuo adorato,// nei luoghi intrisi di memoria,/ e nel campo benedetto.” “Negli occhi dell’amore/ lo sguardo del Signore// poggiarsi sulla guancia lattea/ del neonato nella culla:// sua maestà è Dio,/ la primavera in fiore.”
Non un volume apologetico e oltranzista, ma un libro con potenti palpiti di genuina poesia, un florilegio di versi delicati, dove l’umiltà rivela quella forza interiore che apre  i cuori alla logica di una commovente agape universale.

Alberto Figliolia

Titolo: Nei cinque sensi e nell’alloro
Autore: Fabio Strinati
Prezzo copertina: € 10.00
Editore: Ass. Culturale Il Foglio
Collana: Poesia
Data di Pubblicazione: 2021
EAN: 9788876068713
ISBN: 8876068716
Pagine: 60

 

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