Recensione: Elena Wullschleger-Daldini – Il Ponte del Diavolo


Destino dell’uomo, come somigli al vento! (J.W. von Goethe)

Umile, perciò più grande. Descrivere una persona(lità) complessa come quella di Elena Wullschleger-Daldini è semplice. Semplice perché questa elegante  e garbata, esistenzialmente e non solo, signora ticinese e raffinata intellettuale – nel senso più pieno e nobile del termine – presenta un tale magnifico spettro di abilità da non lasciare adito a dubbi sulla propria valentia.
Scrittrice, favolista, artista (anche nel cinema d’animazione), organizzatrice culturale, in ogni ambito creativo in cui abbia agito gli esiti sono stati (e sono) splendidi. E senza mai alcuna ombra di spocchia. Piaggeria da parte di chi scrive? Nient’affatto, è soltanto la nuda e piacevole verità.
Elena Wullschleger-Daldini vive in quel crocevia geografico-storico-culturale che la Svizzera rappresenta. Il Ticino, poi, è una insostituibile chiave di volta fra nord e sud dell’Europa, anello di congiunzione fra mondo germanico e mondo latino-mediterraneo, coniugando gli umori di culture apparentemente distanti, in realtà capaci di intrecciarsi favorendo magnifiche contaminazioni e felici mélanges. Come ci dimostrano la scienza architettonica di Francesco Borromini, nativo di Bissone, e quella del suo collega contemporaneo Mario Botta, o l’affresco di Bernardino Luini nella Chiesa di Santa Maria degli Angioli a Lugano – una Passione e una Crocifissione spettacolari, che da sole valgono il viaggio nella città sulle sponde del Ceresio – o, ancora, la lunga dimora di Hermann Hesse a Montagnola-Collina d’Oro. E un po’ più in là, nella porzione italiana del Lago di Lugano, a Valsolda, viveva Antonio Fogazzaro, la cui magnifica villa è stata donata al FAI (la visita risulta indimenticabile). Terra di confine, come detto, luogo incessante di scambio, abituata al multiculturalismo e al plurilinguismo, ciò che è più importante di piccole sporadiche tensioni o, talvolta, alcune degenerazioni da malintesa politica.
In questa soave temperie è cresciuta Elena, fra lingua italiana – quella  del Canton Ticino – e quella tedesca, senza trascurare il francese. Si potrebbe aprire un capitolo sulla specificità dell’italiano parlato nel Ticino, ma lasciamo ciò ai linguisti. A noi interessa presentare il lavoro multiforme di Elena, ben rappresentato dall’ultima sua fatica: la deliziosa fiaba Il ponte del Diavolo. Di Ponti del Diavolo il pianeta è costellato – in Svizzera ve n’è un altro celebre alle porte di Andermatt, nel bellissimo Canton Uri – e tanti ve ne sono nel Bel Paese. Quello che dà il titolo al libro è a Castagnola, una località di Lugano.
Scrive nella sua prefazione Franco Zambelloni: “… la storia di una notte ventosa in cui compare la figura tetra di un poeta del Trecento, Cecco Angiolieri, noto per le sue rime beffarde e maligne; e di una donna che vaga nella notte, deliziata dalle carezze di ondate di vento.”

S’i’ fosse fuoco, ardereï ‘l mondo;/
s’i’ fosse vento, lo tempestarei/
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;/
s’i’ fosse Dio, mandereil’en profondo

Impossibile non ricordare questa poesia dell’Angiolieri (qui nella versione di Gianfranco Contini). Trasponetela dalle parti del Ceresio. Ecco, per l’appunto, la commistione fra nord e sud, dall’Elvezia al poeta toscano, un maudit ante litteram, i cui celebri versi risuonano nell’arco della storia, della quale ovviamente non vi sveliamo il finale.
Piace sottolineare il linguaggio ricco, immaginifico, usato da Elena, con delicate e, nel contempo, potenti note di lirismo, sin dall’incipit: “… e il cielo rosato sconfina verso sud, lontano, là dove un tempo quasi nessuno era mai andato se non per emigrare. Le ombre della sera avanzano furtive lungo i vicoli, portano riposo agli orti verdeggianti e s’infilan fra faggi e castagni al margine del villaggio, fino a incontrare in un unico indaco il cielo di velluto e la notte a strapiombo sul lago.”
E c’è la bellissima Bella dai fulvi capelli sciolti alla brezza del golfo, e il vento dalla presenza umana, dalla voce cangiante. E Cecco dai versi splendidi costruiti con parole taglienti, amare, di disillusione…
Il Ponte del Diavolo è un libriccino di ventiquattro pagine, ciascuna cesellata in carta pregiata, come nella tradizione della preziosa casa editrice che è d&p. Le illustrazioni, oltremodo evocative nel loro bianco/grigio/nero/ocra/seppia, sono di Chiara Donelli-Cornaro e la traduzione in inglese di Benedicta Froelich.
“Sì, il vento la corteggiava davvero. Lei alzava il viso a ricevere l’attimo, sotto un cielo abitato da angeli, che si trasformavano in draghi. Lasciava che le scivolasse dentro e sentiva la vita gonfiarle il petto, assaporava la dolcezza di quell’amante un po’ folle e invisibile, finché, ubriaca di effimera illusione, lo lasciava libero a rincorrere i gabbiani”.
E “in un nido profumato di nardo e mirra, la fenice dal collo d’oro…”
Buona lettura!

 

Alberto Figliolia

Titolo: Il Ponte del Diavolo
Autore: Elena Wullschleger-Daldini
Prezzo copertina: € 18.00
Editore:dino&pulcino
Illustratore:Cornaro-Donelli C.
Traduttore:Froelich B.
Data di Pubblicazione:2021
EAN:9788889644423
ISBN:8889644427
Pagine:24

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