Recensione: Elena Ferrante – La vita bugiarda degli adulti


La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante narra la storia di Giovanna, una ragazza di tredici anni che vive a Napoli, il libro si apre con una frase memorabile: “Due anni prima di andare via di casa mio padre disse a mia madre che ero molto brutta“. Questa frase diventa il punto di partenza per un viaggio di scoperta personale e di autoaffermazione per la protagonista.
La trama si sviluppa intorno alla vita di Giovanna, che si trova a confrontarsi con il dolore e la confusione derivanti dalle bugie degli adulti che la circondano. Il rapporto con il padre, una figura autoritaria e problematica, è messo in discussione quando scopre che il suo volto è stato paragonato al volto di una zia sconosciuta, Vittoria, che vive in un quartiere popolare di Napoli. Questa scoperta la spinge a cercare Vittoria e ad immergersi nella sua vita.
Attraverso il viaggio di Giovanna, il lettore viene trasportato in una Napoli vibrante e vivace, descritta in modo magistrale, la città diventa un personaggio a sé stante, con le sue contraddizioni, la sua bellezza e la sua complessità sociale. L’autrice riesce a catturare l’essenza di Napoli, rendendo il contesto un elemento fondamentale per la comprensione della storia.
La scrittura di Elena Ferrante è energica e trascinante, i personaggi sono profondamente umani, con tutte le loro debolezze e contraddizioni. Giovanna è una protagonista complessa, che si sforza di trovare la sua identità in un mondo di menzogne e segreti: il suo percorso di crescita è affascinante da seguire, poiché cerca di affrontare i conflitti familiari e di trovare la sua voce in una società che sembra costantemente illuderla.
“La vita bugiarda degli adulti” è un romanzo che si addentra nelle sfumature dell’adolescenza, dell’identità e delle relazioni familiari con una protagonista, nella quale potremmo riconoscerci, alla ricerca della verità. Ferrante affronta questi temi in modo profondo e incisivo, mettendo in luce le complessità e la fragilità dell’essere umano; è un libro che cattura l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine, Elena Ferrante dimostra ancora una volta di essere una maestra nel raccontare storie di vita vera, ed è sicuramente questa sua naturalezza nel narrare la vita che a me affascina.

Titolo: La vita bugiarda degli adulti
Autore: Elena Ferrante
Prezzo copertina: € 19.00
Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Data di Pubblicazione: 7 novembre 2019
EAN: 9788833571683
ISBN: 8833571688
Pagine: 336

Citazioni Tratte da: La vita bugiarda dei colori di Elena Ferrante

…i morti sono oggetti che si sono rotti, come un televisore, la radio, il frullatore, e la cosa migliore è ricordarseli com’erano quando funzionavano, perché l’unica tomba accettabile è il ricordo.

«L’amore sì» dissi, «l’amore non fa male».
«Che capisci tu?».
«L’amore è buono, supera anche le lunghe assenze, resiste a tutto».
«Non sai niente, Giannì, parli in italiano ma non sai niente. L’amore è opaco come i vetri delle finestre dei cessi».

Ma i pensieri sprigionano a volte una forza latente, afferrano immagini contro la tua volontà, te le spingono per una frazione di secondo sotto gli occhi.

«Dio è questo: uno scossone in una stanza buia di cui non trovo più il pavimento, le pareti, il soffitto. Non c’è da ragionarci, non c’è da discutere. È questione di fede. Se credi, funziona. Se no, no».
(…)
«Pensa a un’indagine come quella dei libri gialli, solo che il mistero resta mistero. Lo spirito religioso è questo: uno spingersi avanti, sempre più avanti, per svelare ciò che resta velato».

Tutto sembra in ordine, buongiorno, a presto, si accomodi, cosa le offro da bere, potrebbe abbassare un po’ il volume, grazie, prego. Ma c’è un velo nero che può cadere da un momento all’altro. È una cecità improvvisa, non sai più tenere le distanze, si va a sbattere. Succedeva solo ad alcune persone o a tutti che, superato un certo livello, non ci vedessero più? E si era più veri quando si vedeva ogni cosa nitidamente o quando i sentimenti più robusti e densi – l’odio, l’amore – ti accecavano?

Lo splendore di un viso, arricchito tra l’altro dalla gentilezza, covava e prometteva dolore ancor più di un volto opaco.

Si tolse le scarpe, i calzoni e le mutande. Aveva gambe magrissime e pelose, i piedi scarni, lunghi, calzava almeno un 45. Restò in giacca di lino, camicia, cravatta, e, subito sotto, il membro ritto che si protendeva oltre gambe e piedi nudi come un inquilino rissoso che è stato disturbato. Eravamo brutti entrambi, meno male che non c’erano specchi.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

*Nelle citazioni riportate, non ci sono i riferimenti alle pagine, perché ho ascoltato il libro su Audible.

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