Recensione: Davide Rossi – Storia di un numero


Trama:
Un numero non è fine a se stesso: ha un’esistenza, una storia, un inizio e una fine. Un numero può essere umano, vivere e morire. In una contemporaneità corrosa dalla malavita e dall’opportunismo, Kenny nasce in un piccolo stato africano, flagellato dalla povertà, messo in ginocchio dalla corruzione, dimenticato e disprezzato dagli stessi esseri viventi. Condizioni disperate per chiunque abbia un minimo di misericordia per se stesso, difficilmente sopportabile per la sua natura estrema che si impone nella quotidianità sugli esseri viventi. La sua infanzia la trascorre a osservare il mondo che gli ruota intorno, che ansima, grida, muore, violento e insensato. Lui scruta, annota, studia e prova a conformarsi, ad adeguarsi alla realtà, che cruda e violenta si manifesta, investendolo senza freni: la sparizione del padre, il trasloco in un’altra zona, la morte della adorata zia, la presunta anormalità. A confortarlo e a salvarlo dalla solitudine c’è lo studio, i pensieri, vivaci e senza limiti, la curiosità verso l’ignoto e la natura. Camaleonte decide di adattarsi, di vivere secondo i canoni imposti senza rischiare, coltivando un’irrazionale voglia di responsabilità. Ciò non lo salva dai suoi simili, spietati e potenti, che lo costringono a scappare via dalla sua terra, verso un ignoto chiamato Europa. Un viaggio lungo e pericoloso, attraverso posti incantevoli abitati da personaggi senza scrupoli, poveri diavoli, disperati, dalla sopravvivenza e dalla morte. Storie di tanti numeri uniti nella speranza di una resurrezione e dall’infame destino di rappresentare solo delle anonime cifre. Un percorso lungo, attraverso deserto e mare, prigionia e amore, fra carcasse umane e di civiltà.

Riflessioni:
Quando parliamo di immigrazione non andiamo al di là delle difficoltà che possa avere un paese nell’accoglienza, certamente argomento complesso e che aprirebbe un dibattito politico non indifferente, e ci perdiamo la parte umana e le difficoltà, la spersonalizzazione che vivono i protagonisti dei “viaggi della speranza”.
Quanto costa la realizzazione di un sogno, il sogno di sfuggire a una vita di soprusi e difficoltà? Cose che magari, per sua fortuna, il protagonista non viveva nel suo quotidiano, ma la speranza di una vita migliore, di un futuro diverso da uomo libero in un paese diverso lo porta ad affrontare il viaggio che attraverserà l’Africa precorrendone la parte più brutta quella della corruzione e malvagità.
Davide Rossi ci accompagna per tutto il viaggio del protagonista, che non sarà solo un viaggio fisico con tutti i suoi dolori, ma e soprattutto un viaggio psicologico ed emotivamente devastante.
In “Storia di un numero”, si avverte l’urgenza dell’autore nel voler diffondere una realtà che va al di là della politica e dell’accoglienza, che va al di là di un numero come catalogazione di un essere umano, ma questa urgenza, penalizza la narrazione che è poco coinvolgente.

Titolo: Storia di un numero
Autore: Davide Rossi
Prezzo copertina: € 13.99
Editore: Rossini (Rende)
Data di Pubblicazione: dicembre 2020
EAN: 9788831469814
ISBN: 8831469819

Citazioni tratte da: Storia di un numero

Mentre si allontanava, e io lo guardavo, rideva.
Si girò e mi disse «Sai cosa ti serve per partire?».
«I soldi?» risposi.
«No» ridendo «quelli servono a chi non ha il cervello». Mi allungò una vecchia valigia di finta pelle, nera, tagliata in più punti, scolorita. «Prendila, e riempila di tutte le tue speranze. Questo è tutto quello che ti serve. Speranza e tenacia». Si allontanò. «Addio» mi disse sparendo nella polvere.

Un seme viene trasportato dal vento, dagli animali e dagli esseri umani. Quattro attecchisce nel terreno germoglia e poi cresce. Parte del mondo, si nutre con ciò che la terra gli offre.

A dieci anni abbandonare le piccole sicurezze senza aver deciso o scelto, è difficile. Ciò ti porta a vivere un’esperienza di rottura rispetto al passato.

Fango come catarsi, via di fuga e catalizzatore verso se stessi, ciò che spaventa.

Eppure quella bara era troppo piccola per contenerla. Troppo. Lei era tanto, troppo per essere contenuta in quella cassa di legno. Era il suo primo battito e gli occhi della madre, era i giochi sulla terra arida e sul fango, era nel suo primo amore, era nelle guerre e nella fame, era nel matrimonio, nei suoi viaggi. Mia zia era coraggio, passione, testardaggine, chiacchiera… Tutto questo non poteva essere contenuto lì dentro.

Rompi l’involucro, abbatti le barriere, scaccia via le paure e le ansie. Respira a pieni polmoni la vita, calda e impetuosa, annegando dolori e incertezze. Crescere è come abbandonare, esistere nonostante tutto.

Sognatori destinati a essere schiacciati dalla cruda realtà.

La malattia non è una nostra scelta. Nessuno sceglie di ammalarsi. L’unica cosa di cui ci ammaliamo, giorno dopo giorno, è di vita. Io bramo di vita. Eppure, ragazzo, arriva il giorno, per tutti, che questa brama, la voglia, svanisce. La malattia ragazzo mio è ciò che porta alla fine di tutto. La malattia di un altro, o la tua, poco cambia, ma alla fine la causa è la malattia. Ho capito che noi non ci scegliamo mai il destino, lo subiamo.

… tutto ciò che hai è quel che sei, allora ti rendi conto che c’è qualcosa che non va nel mondo.

Il tempo è la chiave, il pensiero la serratura. Devi pensare che non hai tempo, allora agirai sempre d’impulso nella vita, aggirando le paure.

Aspettavamo un’occasione, l’opportunità giusta che la vita ogni tanto concede, quella irrinunciabile.

Il potere è una malattia, ti uccide lentamente e si prende possesso di te.

… quale terrore avranno dovuto vivere quelle persone. Quante prove, quanta paura. La disumanizzazione a cui vai incontro non la puoi insegnare a nessuno. Non la leggi, e anche i racconti dei superstiti mancano di dettagli fondamentali, mancano di immagini abbinate a sensazioni. Queste cose le puoi vivere solo sulla tua pelle.

IL nostro arrivo fu filmato e trasmesso in diretta nelle case del popolo italiano. Fu così che mentre noi respiravamo a polmoni aperti quell’incredibile sensazione di libertà e di sicurezza, molti rabbrividivano nelle loro case. Qualcuno, seduto al tavolo con tutta la famiglia, riservava contro il televisore la sua rabbia. Altri si commuovevano per la nostra salvezza. Un giornalista scriveva di quanto fosse fiero di essere italiano un altro incitava i cittadini a ribellarsi contro questa invasione. La politica si nutriva degli umori generali, promettendo soluzioni per entrambi le fazioni. Alla fine di tutto questo caos c’erano gli esseri umani, con le loro paure e i loro desideri. Tanto diversi per provenienza, religione e razza, quanto uguali nell’anima. Bianchi e neri, su quella spiaggia rocciosa, si confondevano, stretti nel loro desiderio in un domani migliore.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

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