Costanza F. – Ragazzi con l’aureola

Quanto è rassicurante dare la colpa ai social invece di guardare ciò che accade davvero nei luoghi concreti in cui i ragazzi crescono?

Ragazzi con l’aureola di Costanza F. edito Les Flâneurs Edizioni, è un romanzo che mi ha lasciato addosso soprattutto questa domanda, così d’acchito senza pensarci troppo. Ambientato nella provincia toscana di fine anni Novanta, racconta un gruppo di adolescenti colti, inquieti e intelligenti, attraversati da quel senso di smarrimento che spesso accompagna l’età in cui si cerca di capire chi si è e chi si vuole diventare. Ma la cosa che rende interessante questo libro è che sceglie di allontanarsi dalla narrazione più prevedibile sul disagio giovanile. Qui non ci sono dinamiche digitali o identità costruite attraverso il virtuale, questi ragazzi cercano altrove, nei libri, nei personaggi letterari, in immaginari che finiscono per intrecciarsi con il loro modo di stare al mondo.
La trama segue Marco e il gruppo che gravita attorno a lui, ragazzi che condividono passioni, inquietudini e un bisogno fortissimo di appartenenza. Più che raccontare semplicemente una serie di eventi, il romanzo osserva il modo in cui certe dinamiche si costruiscono lentamente, quasi impercettibilmente, fino a deformarsi. C’è il desiderio di distinguersi, la fascinazione per una dimensione che sembri più intensa della realtà ordinaria, il bisogno di essere riconosciuti. È una storia che segue soprattutto l’evoluzione dei personaggi e delle dinamiche che si creano tra loro. Il romanzo punta sull’atmosfera e sulle tensioni che crescono lentamente pagina dopo pagina.
Marco è sicuramente il personaggio più interessante perché brillante e sensibile, ma soprattutto è uno di quei personaggi che sembrano muoversi continuamente in equilibrio precario tra lucidità e smarrimento.
Quello che mi ha colpito non è l’elemento più estremo della vicenda, ma il modo in cui l’autrice racconta la sua nascita. Tutto sembra svilupparsi attraverso piccoli spostamenti, bisogni, mancanze e desideri di appartenenza che, pagina dopo pagina, assumono un peso sempre maggiore.
Costanza F. evita scorciatoie morali facili e lascia che i suoi personaggi restino umani e come tali ambigui e contraddittori. Anche il gruppo funziona bene perché appare come un insieme di fragilità individuali che si incontrano, si riconoscono e finiscono per alimentarsi a vicenda.
La scrittura è scorrevole e riesce a mantenere viva l’attenzione, soprattutto quando entra nella dimensione psicologica dei personaggi. Non cerca particolari artifici stilistici e probabilmente è una scelta coerente con il tipo di storia che vuole raccontare. Funziona bene nella costruzione dell’atmosfera e nella restituzione di certe tensioni interiori, anche se in alcuni momenti avrei voluto un maggiore approfondimento, soprattutto su personaggi o dinamiche che restano un po’ più accennati di quanto avrebbero meritato.
Il tema più interessante del romanzo, almeno per me, è proprio quello del disagio giovanile raccontato fuori dalle letture più automatiche. È fin troppo facile oggi attribuire ogni fragilità adolescenziale a ciò che è virtuale, come se bastasse trovare un colpevole contemporaneo per spiegare qualcosa di molto più complesso. Questo romanzo, invece, suggerisce una lettura diversa, il disagio non nasce necessariamente lì dove è più visibile. A volte prende forma molto prima, in silenzi o mancanze, in bisogni che non trovano parole. E credo che questa sia la riflessione più forte che il libro lascia.
Ragazzi con l’aureola è una lettura che ho trovato davvero interessante, soprattutto per ciò che prova a mettere in discussione. Non credo sia un romanzo perfetto, ma è uno di quei libri che meritano attenzione perché non si accontentano di spiegazioni facili.

Titolo: Ragazzi con l’aureola
Autore: F. Costanza
Prezzo copertina: € 15,00
Editore: Les Flâneurs Edizioni
Data di Pubblicazione: 13 marzo 2026
EAN: 9791254512524
ISBN: 1254512527
Pagine: 160

Citazione tratta da: Ragazzi con l’aureola di Costanza F. 

Ci capitava di dormire per non affrontare il presente, e non solo nel nostro covo. Era una maniera per star solo, senza conflitti, non sapere e non deludere. (pag 10)

«Siamo arrivati ne Il ventre di Parigi».
«Siamo embrioni nel ventre di nostra madre, fra gli ortaggi che ha mangiato per cena», disse Martire, «Lo spazio limitato di questo ventre è una tortura. Vogliamo vivere! Come nel film Lubitsch!».
«Io vorrei tornare a sguazzare nel tempo precedente all’infanzia, prima di nascere», disse Beirut, «Malvagio è il tempo che ci ha strappati dal ventre per buttarci nel dolore della vita».
«Chissà se esiste nello spazio infinito una dimensione senza tempo», disse Probo, «Senza il dolore di nascere».
«Il dolore ci assolve da ogni colpa», commentai, mettendo a tacere la mia coscienza agonizzante. (pag 34)

«E’ il dolore che m’invade la mente senza lasciare spazio, né tempo, ad altro», disse Probo, «Forse lo spazio, il tempo e il dolore sono i parametri che dominano l’esistenza umana». (pag 35)

«Ora sono un ragazzo con l’aureola. Ho il dono di trasformare il dolore in Arte e, se vi volete salvare la vita, fareste bene ad ascoltare la mia storia». (pag 73)

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

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