Recensione: Ben Pastor – La grande caccia


La febbre dell’oro
Continuano le avventure di Elio Sparziano, con un nuovo episodio, che, se non vado errato, è il quinto della serie. Questa volta è incaricato dall’imperatore Galerio di trovare un tesoro; si tratta dell’oro dei Maccabei e proprio per questo motivo lo storico, nonché soldato, percorre le strade della Palestina del IV secolo d.C., incontrando località che sembrano uscite dalle pagine dei Vangeli. Al riguardo l’abilità di Ben Pastor, nelle accurate descrizioni e ambientazioni, è a dir poco straordinaria; si respira proprio un’aria di altri tempi e non ci si meraviglierebbe di incontrare colui che fu chiamato il Messia, all’epoca non più su questa terra da circa quattro secoli.
In ogni caso ci troviamo di fronte come sempre a un thriller, che è stato abilmente confezionato, come del resto i precedenti. Se lo scopo di questa nuova missione è la ricerca del tesoro, ufficialmente invece Elio Sparziano è lì in Palestina per censire i cristiani e riconvertirli alla religione ufficiale. Già i due incarichi si presentano complessi, ma c’è un’ulteriore difficoltà, perché al tesoro dei Maccabei mira anche Costantino, notoriamente ambizioso e pronto  a succedere sul trono. C’è quindi la concorrenza di Elena, madre appunto di Costantino, femme fatale e priva di scrupoli, che sta brigando non poco per arrivare per prima a mettere le mani sull’oro. Ed è proprio la ricchezza e il desiderio di impadronirsene il motore di questa storia, punteggiata di morti misteriose e in cui sono presenti inganni, ma anche fedeltà, nonché il coraggio di chi è disinteressato, ma opera per l’imperatore, sempre al servizio di Roma.
Non vado oltre, un po’ perché la vicenda è particolarmente intricata e correrei il rischio di dovermi dilungare eccessivamente, un po’ perché privare il lettore del piacere della scoperta significherebbe attenuare l’attrazione del libro, che non è poca, anzi è notevole. Se la Terra Santa è descritta con abilità, se sembra di essere spesso presenti alla vicenda, elementi ovviamente positivi e qualità proprie di Ben Pastor, tuttavia devo lamentare una certa lunghezza; 664 pagine infatti non sono certo poche ed è pressoché impossibile mantenere un ritmo costante così a lungo, tanto che a volte, magari per una certa pedanteria nel parlare di un panorama o nel descrivere anche usi e costumi, si viene a instaurare una certa pesantezza che, senza nulla togliere al piacere della lettura, tuttavia induce a fare in fretta, quasi a sorvolare su alcune pagine. Per farla breve, forse sarebbe stato meglio se l’opera fosse risultata meno corposa, perché la gradevolezza sarebbe risultata senz’altro superiore.

Titolo: La grande caccia. Un’indagine di Elio Sparziano
Autore: Ben Pastor
Prezzo copertina: € 16.00
Editore: Mondadori
Collana: Il giallo Mondadori
Data di Pubblicazione: 12 maggio 2020
EAN: 9788804724735
ISBN: 8804724730
Pagine: 664

Scrittrice italoamericana, all’anagrafe Maria Verbena Volpi, nata a Roma il 4 marzo 1950, ma trasferitasi ben presto negli Stati Uniti, ha insegnato Scienze sociali presso le università dell’Ohio, dell’Illinois e del Vermont. Oltre a Lumen, Luna bugiarda, Kaputt Mundi, La canzone del cavaliere, Il morto in piazza, La Venere di Salò,  Il cielo di stagno, – ovvero il ciclo del soldato-detective Martin Bora (pubblicati da Hobby&Work a partire dal 2001 e poi da Sellerio) – è autrice di I misteri di Praga (2002), La camera dello scirocco, omaggi in giallo alla cultura mitteleuropea di Kafka e Roth (Hobby &Work), nonché de Il ladro d’acqua (Frassinelli 2007), La voce del fuoco (Frassinelli 2008), Le vergini di pietra La traccia del vento (Hobby & Work 2012), una serie di quattro thriller ambientata nel IV secolo dopo Cristo.
Nel 2006 ha vinto il Premio Internazionale Saturno d’oro come migliore scrittrice di romanzi storici. Le sue opere sono pubblicate negli Stati Uniti e in numerosi Paesi europei.
Un suo racconto è incluso nell’antologia Un Natale in giallo (Sellerio 2011).
Nel 2014 esce La strada per Itaca (Sellerio) e nel 2020 Il ladro d’acqua (Mondadori).

Renzo MontagnoliSito

 

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