Recensione: Anna Maria D’Agata – L’Ospite


Con L’Ospite (Vertigo Edizioni, novembre 2025), Anna Maria D’Agata presenta una raccolta che si articola in sette narrazioni autonome ma attraversate da una comune tensione: quella fra la stabilità apparente della vita quotidiana e l’irruzione improvvisa di un elemento perturbante. L’autrice osserva con sguardo lucido e linguaggio accurato la fragilità dei legami, la solitudine e la lenta erosione dell’identità, scegliendo di ambientare le sue storie in contesti familiari, spesso borghesi, che diventano luoghi di rivelazione e di disordine.
Il racconto d’apertura, L’Ospite, introduce il lettore a un universo realistico solo in superficie. Piero, un contabile dall’esistenza monotona, incontra un giovane enigmatico che entra nella sua casa e ne altera gli equilibri. La narrazione procede con ritmo misurato, scandendo il progressivo sconfinamento dell’estraneo nella sfera domestica, fino alla metamorfosi finale in cui il protagonista riconosce nell’altro una proiezione di sé. Il linguaggio resta limpido, ma la costruzione è densa di segnali simbolici: lo specchio, la casa, la figura del doppio diventano strumenti di esplorazione psicologica più che di suspense.
Nel secondo racconto, Una ragazza singolare, l’autrice abbandona gli interni per muoversi in uno scenario estivo e luminoso, dove l’apparente spensieratezza si incrina in un’esperienza di fascinazione e smarrimento. Il protagonista maschile, attratto da una giovane misteriosa conosciuta sulla spiaggia, attraversa una parabola di desiderio e disillusione che rimanda al tema della percezione e dell’incomunicabilità. D’Agata mantiene costante la sua attenzione alla descrizione sensoriale: il mare, la luce, il vento diventano elementi psicologici, non decorativi.
Un giorno di cupa follia segna un passaggio verso il monologo interiore. Qui la protagonista, una donna sola, vive una progressiva alterazione della percezione fino al confine con la follia. Il racconto adotta una sintassi più frammentata, capace di rendere la tensione tra lucidità e delirio. Le immagini domestiche – il gatto, il lume, i disegni – si caricano di ambiguità, traducendo in forma narrativa un’esperienza di isolamento e paura che non ha bisogno di spiegazioni esplicite.
In Separazione torna la voce in prima persona, questa volta di una donna immersa nella perdita e nell’apatia. La scrittura si fa più scarna, dominata da una temporalità interiore. Il tema dell’abbandono, già accennato nei racconti precedenti, diventa qui riflessione sull’identità e sul corpo, in una prosa che conserva precisione e misura pur descrivendo lo smarrimento.
Seguono La noia e Un cimitero di campagna, testi che proseguono l’indagine sui rapporti umani, sulla memoria e sulla stanchezza del vivere. Nel primo la protagonista femminile osserva il proprio quotidiano come un meccanismo ripetitivo, mentre nel secondo la visita a un cimitero diventa occasione per confrontarsi con il passato e con l’idea di dissolvenza. Entrambi i racconti confermano la predilezione dell’autrice per i dettagli concreti – oggetti, gesti, frammenti di paesaggio – che assumono valore simbolico senza perdere verosimiglianza.
Chiude la raccolta Il sorriso di Idira, dove il tono si apre a un’osservazione più sociale. La figura di un’inserviente straniera e quella del suo datore di lavoro delineano una relazione complessa, fatta di dipendenza e malinteso senso di protezione. La scrittura, pur restando sobria, lascia emergere un’attenzione alla dimensione etica: la compassione, la distanza culturale, la difficoltà di comprendersi. È il racconto che più rivela la formazione sociologica di D’Agata, capace di tradurre in letteratura l’analisi dei rapporti umani.
La raccolta si presenta dunque come un ciclo coerente di sette racconti, ognuno con una propria autonomia tematica e stilistica, ma uniti da una visione comune. La struttura è equilibrata, con un’alternanza di voci femminili e maschili e un progressivo spostamento dal realismo verso l’interiorità. L’autrice impiega una lingua nitida, di registro medio-alto, che predilige la frase ampia e un lessico preciso. Le descrizioni non sono mai ridondanti: la scelta di un ritmo lento, quasi cinematografico, permette di cogliere la trasformazione dei personaggi attraverso i piccoli movimenti dell’ambiente che li circonda.
L’opera si distingue anche per la capacità di suggerire più che di mostrare. Il perturbante – l’elemento inatteso che incrina la normalità – non è mai spettacolare, ma insinuato nei gesti e nelle voci. Così D’Agata costruisce una narrativa dell’attesa e del silenzio, in cui l’evento non è il punto d’arrivo, ma il pretesto per far emergere un senso di precarietà e di vulnerabilità condivisa.
Il percorso biografico dell’autrice, dalla formazione in sociologia ai lunghi soggiorni in America Latina e al ritorno in Sicilia, traspare in filigrana nella sua scrittura: l’interesse per le dinamiche culturali, per l’osservazione dell’altro, per i confini fra identità e spaesamento. L’Ospite diventa così una sintesi matura di questi sguardi. Racconti brevi, ma densi, nei quali il quotidiano si apre a un altrove mentale: un invito a riconoscere, sotto la superficie delle abitudini, la presenza costante del mistero.

Alessia Rossi

Titolo: L’ospite
Autore: Anna Maria D’Agata
Prezzo copertina: € 14,90
Editore: Vertigo
Collana: Approdi
Data di Pubblicazione: 14 novembre 2025
EAN: 9791255371915
ISBN: 1255371919
Pagine: 114

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