Citazioni: Ali Smith, L’una e l’altra


Citazioni tratte da: L’ una e l’altra di Ali Smith

Tu, (…) sei una migrante della tua stessa esistenza.

La parola mistero originariamente significava chiusura, una chiusura della bocca o degli occhi. Indicava un accordo formale o informale secondo il quale una determinata cosa non doveva essere dischiusa.

E cosa viene prima? Quello che vediamo o come lo vediamo?

Semper significa sempre. E c’è un’altra bella parola, usquequaque. Significa ovunque, o in qualunque occasione. Perpetuus significa continuo o ininterrotto e continenter significa continuamente. Ma io non posso usarle con sincerità perché in questo momento per me sono parole e basta.

Valore e denaro si equivalgono? Sono la stessa cosa? I soldi sono ciò che siamo? E’ quanto guadagnamo a fare di noi ciò che siamo? Che cosa significa fare? Siamo quello che facciamo? Ma cavolo, che bello non dover sempre avere tutto sotto controllo.

C’erano fiori bianche che cadevano dagli alberi: toccavano terra facendo un particolare rumore: e chi lo sapeva che i fiori avevano una voce?

Adesso però. Fammi qualcosa che non si può vedere con gli occhi.
Andò a prendere le uova: io chiusi gli occhi, li riaprii capovolsi il bastone, usai la parte sottile.
Questo qui è lui arrabbiato, dissi quando tornò. Quest’altro è lui gentile.
Le uscì il fiato dalla bocca ( da che capii che quello che avevo fatto andava bene): per poco non le caddero le uova (dal che imparai che creare immagini è una cosa potente e se non si fa attenzione può diventare causa di rotture): controllò che le uova che portava nel vestito fossero al sicuro, tutte integre, e lo chiamò perché vedesse le sue facce.
Quando vide quella arrabbiata, mio padre mi diede uno scapaccione (dal che imparai che non sempre le persone vogliono sapere come le vedono gli altri).

Essere un pittore di cose significa percepire: poiché ogni cosa, animale o persona, anche immaginaria o scomparsa, ha un’essenza: dipingi una rosa o una moneta o un’anatra o un mattone e la percepirai con chiarezza, quasi che la moneta avesse la bocca e ti dicesse cosa si prova a essere una moneta, come se una rosa ti rivelasse direttamente cosa sono i petali, la loro morbidezza, la loro umidità contenuta in una membrana di colore più sottile e più sensibile di una palpebra, come se un’anatra ti parlasse delle sue piume bagnate sopra e asciutte sotto, come se un mattone ti parlasse del ruvido bacio della sua pelle.

…il ragazzo seduto raddrizza la schiena, guarda dritto verso la casa della donna, solleva la sua sacra tavoletta votiva con tutte e due le mani come verso il paradiso, all’altezza della testa come un prete che eleva il pane, perché questo posto è pieno di gente che ha gli occhi e sceglie di non vedere, persone che si parlano nella mano mentre deambulano e tutti hanno questi quadretti votivi, alcuni grandi come il palmo della mano, altri quanto la faccia o l’intera testa, dedicati forse a dei santi o dei beati, e tutti non fanno che guardare, parlare o pregare davanti a queste tavolette o icone portandosele vicino alla testa o accarezzandole con le dita e fissandole, dando a intendere che la loro disperazione sia talmente profonda da voler distogliere lo sguardo dal mondo circostante e mostrare una totale devozione a queste icone.
Il ragazzo solleva la tavoletta : forse sta recitando una preghiera.

Ragazza, io me lo ricordo come il gioco dell’amore riesce a far sparire il resto del mondo.
Meglio non guardarlo da una finestra così piccola, però.
Anzi, meglio non guardarlo proprio : l’amore è preferibile sentirlo direttamente : gli atti d’amore sono duri e de-ludenti da osservare in questo modo a meno che non siano opera dei più grandi pittori : altrimenti, guardandoli ese-guiti da altri e goduti da effigi di altre persone tu ne rimarrai sempre escluso (a meno che non ti accontenti del piacere solitario o per interposta persona, nel qual caso, sì, allora è piacevole).
Ma l’arte e l’amore sono una questione di bocche aperte color del cinabro, di neri e di rossi trasformati in velluto da un’assidua macinatura, di comprendere quali colori traggono giovamento dall’essere strofinati delicatamente e mescolati : la pratica ha come effetto quanto meno quello di renderti abile : oltre a questo c’è l’originalità, che alla fine è il vero scopo della pratica, e io mi ero già fatto conoscere per la mia originalità innegabile, e con questa fama mi era toccata anche una responsabilità che andava ben oltre il dover rispondere ai bisogni di un qualunque amico.

Il fatto che tu ti sposi non fa nessuna differenza per me, dissi, e queste furono le ultime parole che gli rivolsi quel giorno perché mi guardò con occhi che sembravano due piccole ferite in mezzo alla faccia e capii : che mi amava, e che la nostra amicizia era stata sostenibile perché basata sulla condizione che lui non avrebbe mai potuto avermi, che non era possibile avermi, e invece qualcun altro, chiunque altro, dicendogli apertamente che cos’ero, oltre che un pittore, aveva rotto quella condizione, giacché quelle parole di per sé indicano l’inevitabilità, il fatto di essere proprietà altrui.

Ci serve sia la fortuna che la giustizia per riuscire a vivere la vita alla quale siamo destinati, dice. Molti semi non ce la fanno. Pensa. Cadono sulla pietra, vengono schiacciati e frantumati, marciscono nella spazzatura sul ciglio della strada, mettono radici che non attecchiscono, muoiono di sete, muoiono di caldo, muoiono di freddo prima ancora di aprirsi sotto terra, figuriamoci di produrre foglie. Ma gli alberi sono creature intelligenti e ogni anno mandano nel mondo tantissimi semi, e per tutti quelli che non riescono a crescere ce ne sono centinaia, migliaia che invece ce la fanno.

Quanto dimentichiamo di noi stessi nel corso di un’esistenza?

 

Titolo: L’ una e l’altra
Autore: Ali Smith
Prezzo copertina: € 17.50
Editore: Sur
Collana: BigSur
Traduttore: Aceto F.
Data di Pubblicazione: settembre 2016
EAN: 9788869980350
ISBN: 8869980359
Pagine: 312

 

 

 

 

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