YOURCENAR E LA VECCHIAIA 2


YourcenarA cura di Augusto benemeglio

1. Come certe statue
Marguerite Yourcenar da giovane era bellissima , ma poi col trascorrere dell’età – e lei visse abbastanza lungo , 84 anni – divenne come certe statue esposte al vento marino , che hanno il biancore e la porosità di un blocco di sale che si sgretola . L’azione del vento e quella del tempo , ” grande scultore”, modifica le statue , ne fa dei fossili imbiancati, ossa al sole in riva al mare , e tuttavia non viene mai meno il loro fascino, la loro bellezza, e la curiosità di vederle bene da vicino, quelle statue.
E così è di lei , che era capace di scorgere , “tra le folate d’un fumo di resina, strane figure, che sembravano fatte della sostanza stessa dei sogni ..” E’ un brano tratto da “Memorie di Adriano”, il libro più famoso della scrittrice belga , che ne consacrò la fama internazionale . Si tratta di una minuziosa opera di erudizione , uno smagliante affresco della Roma imperiale del II° secolo ,di cui conosceva tutto , grazie alla sua grande passione e un’erudizione davvero rara , in cui Adriano assume il valore emblematico e profetico della coscienza lucida e forte, che avverte la prossima fine dell’ Impero , ma allo stesso tempo rielabora , con una saggezza profonda , il senso della propria esistenza..

2. Una riflessione sulla vecchiaia
Infatti il libro è anche una riflessione sulla vecchiaia , vista da un imperatore , ormai anziano e in fase decadente, (qualcuno ci ha visto la stessa Yourcenar allo specchio ) , in attesa della quieta penombra della morte , una morte che è da lui serenamente attesa . Egli infatti osserva con calmo distacco la propria vita trascorsa , dando udienza ai ricordi . Adriano sa che ha vissuto consapevolmente e ha assolto il dovere primario di un uomo , il perseguimento del proprio perfezionamento interiore , etico e morale – l’unico rimedio possibile all’angoscia e alla morte. Ora può morire senza rimpianti.
Ma mentre Adriano morirà , subito dopo aver scritto le sue “memorie”, ovvero il suo “ diario intimo” , la scrittrice Marguerite Cleenewerck de Crayencour ( in arte Yourcenar ) sarebbe vissuta molti altri anni dopo questo suo trionfo letterario, circa trent’anni vissuti quasi sempre “sopra le righe” , avendo al seguito , come amanti , si dice – lei ormai anzianissima ma indomabilissima – giovinetti e giovinette , indifferentemente …

3. Un bicchiere di vino
Ma a noi questo aspetto della grande scrittrice belga non interessa che come pura annotazione , mentre alcune immagini tratte dal libro (o dalla rappresentazione teatrale che ne è stata fatta ) personalmente sono entrate nel mio immaginario collettivo , impresse indelebilmente nella mia memoria , come ad esempio quella di Adriano che in pieno mezzogiorno beve un bicchiere di vino in una cantina di Corinto e prova una sensazione di piacere simile a un dio; sa che in quel momento desta l’invidia e la gelosia dell’oscuro iddio che se ne sta sull’Olimpo e quasi si sorprende che quel dio non lo faccia morire. Ed ecco che ogni volta che bevo un bicchiere di buon vino , in un momento quasi di deliquo dei sensi, non posso fare a meno di associare quell’immagine alla mia, e penso che un iddio geloso mi possa colpire in qualche modo …

4. I figli
Poi ricordo Adriano che parla dei figli che non ha mai avuto , – non ho figli e non lo rimpiango , dice, perchè non è detto che un figlio sia necessariamente il “tuo continuo” , ma del resto l’autentica continuità umana non si stabilisce attraverso il sangue – E poi aggiunge, – ma se anche ciò avvenisse, perchè prolungare questo miscuglio di bene e male , questa somma di particolarità infime e bizzarre , questi momenti di sublimità e di immondo che costituiscono un individuo?… E tu pensi , per associazione, che spesso i figli per un padre , soprattutto quando crescono , sono solo fonte infinita di crucci , fastidi , guai , pregiudizi , compromessi, conflitti a non finire…

5. Albertazzi
E infine rivedo Adriano nelle vesti di un grande attore istrionesco come Albertazzi, vecchio , laido , erotomane , che si disfà , come un ectoplasma bianco e diaccio , man mano che recita , con il la voce arrochita dalla sigarette , dal catarro e dall’età…e penso che la vecchiaia non sia sempre una bella cosa da esibirsi…. Ed ecco subito che qualcuno opina: Scusa, ma perché uno si deve vergognare di essere anziano? O Dio , no!, mai detto niente del genere. Ho parlato di “esibizione”, “ostentazione” , magari involontaria , per eccesso di vanità o stupidità, come purtroppo accade nei talk show, nelle corride , nei programmi della De Filippi, etc. E anche – perché no? – da parte di qualche attore-demiurgo, che non si rende conto di essere – come dire? – un po’ grottesco e un poco penoso. E’ una specie di monito , di allerta che faccio in fondo a me stesso , che sono portato , di tanto in tanto, alle esibizioni , e con l’età non è che sia più un giovincello.

6. Lo specchio
Certo convengo con chi mi ha detto che la vecchiaia può essere anche bella (e me l’auguro vivamente , considerato che mi trovo ben incamminato in quella direzione ), perché in fondo ti esime da tante noie e fastidi, che sei costretto a subire nella giovinezza. Il guaio ( o la fortuna?) sai qual è? E’ che quando ti specchi non sempre ti riconosci con quell’immagine che riflette lo specchio…e se poco poco ti dimentichi del peso (gravoso e forse glorioso, chissà!) degli anni trascorsi, tu sei uno che s’è appena affacciato alla vita, e ti trovi in un mattino iniziale pieno di curiosità, di luce , avido di calore e colori, con vivo desiderio di essere immerso panicamentge in quel mistero profondissimo che è l’universo e l’esistenza.

7. Care memorie
E questo la Yourcenar ce lo insegna in mille modi , non solo con le Memorie di Adriano, ma con tutto lo “score” della sua luminosa vecchiaia trascorsa da un continente all’altro, dai fiori di pesco giapponesi ( “com’è dolce morire in aprile quando cadono i petali dei fiori di pesco”) al deserto del Sahara…Ma questa vecchiaia da grande scultore , un po’ dicotomica , che da una parte ti raddoppia la facoltà di vedere e gustare le cose, dall’altra ti toglie l’energia fisica di possederle appieno come una volta deve essere , a mio avviso , riservata , pudica , velata,da “Care memorie” , il libro che raccoglie i saggi, stupendi, della scrittrice belga.
E’ stata bella la vecchiaia di papa Wojtila , malato ,tremante , sofferente, perchè assurge a emblema e simbolo stesso del Vangelo che incarna. Non fu invece altrettanto bello vedere un Funari che si esibiva in palabratiche grottesche jattanze di virilità , armeggiando un bastone…o togliendosi la dentiera davanti alle telecamere

8. A ciascuno il suo
“A ciascuno il suo”, direbbe Sciascia. La vecchiaia è una stagione misteriosa, è l’ultima della nostra esistenza e dovremmo saperla vivere meglio, invece – dobbiamo dirlo senza retorica – la viviamo spesso male ed
è tutt’altro che facile trovare una soluzione a quello che avverrà tra una ventina d’anni, quando saremo (?) un vero e proprio esercito di ultrasettantenni et ultra. Come diceva la Yourcenar , bisogna comunque fare il
giro intorno alla nostra prigione , prima di andarsene …questa è la cosa più importante… E se avrai la fortuna di non avere malattie gravi, se gli inevitabili vuoti che si faranno intorno a te non diventeranno un
deserto di dolore e rimpianto….se non hai un brutto carattere che tende ad inasprirsi con gli acciacchi; ….se dimenticherai un poco te stesso a beneficio degli altri su cui dovrai proiettare in fondo il tuo futuro e la tua speranza di umanità; se riuscirai ad amare ” meglio” , con più tenerezze e meno ardori e furori ; se riuscirai a scoprire il tuo dio misterioso che da qualche parte deve pure esserci (Parafrasando un celebre verso di Caproni si potrebbe dire : “Se anche tu non esistessi , o mio dio, t’amerei lo stesso per il desiderio che ho di te.)
Se , come diceva il grande Borges , il tuo sguardo di vecchio sarà vero autentico e misterioso come il mare e le tue rughe un reticolo luminoso di storia , della tua storia personale che diventa la storia di tutti i vecchi del mondo, e non l’istrionico sguardo affabulatorio di un attore che si agita sulle tavole di un palcoscenico credendo di essere Giove appena sceso dall’Olimpo, allora , sì, sarai un “vecchio” degno di te stesso

ROMA, 5 DICEMBRE 2012 Augusto Benemeglio


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 commenti su “YOURCENAR E LA VECCHIAIA

  • Enzo Maria Lombardo

    Bello, da leggere e ponderare. Bellissimo il paragrafo 8: da ritagliare e rileggere, di tanto in tanto…
    Enzo Maria Lombardo

  • augusto

    Grazie, Enzo, la tua è una testimonianza
    che apprezzo in modo particolare, perchè
    è un cammino ormai prossimo , anche per me,
    quello della vecchiaia, su cui bisogna
    riflettere con spirito pieno di speranza
    e…futuro.
    Augusto