Yoani incontra Lech Walesa


enqS6_St_84A cura di Gordiano Lupi

Nelle foto registriamo un momento storico: Yoani Sánchez incontra Lech Walesa, in Polonia, a Varsavia, ultima tappa del suo giro del mondo in 80 giorni. Adesso posso rivelare un’impressione che ho avuto nel corso dei tre giorni che ho passato accanto a Yoani, in Italia. Lo scrivo, perché non riesco a tacere oltre. Yoani Sanchez non ha riportato un’impressione positiva della sua visita italiana. Ovunque è stata ricevuta da personalità internazionali, ministri, parlamenti in seduta comune, politici eminenti. In Italia è stata accolta da venti deficienti con le bandiere rosse durante il Festival del Giornalismo di Perugia, manifestazione di per sé contraddittoria, visto che lo scorso anno aveva ospitato Gianni Minà e quest’anno un certo Castronovo. Ci mancava che invitassero Salim Lamrani ed eravamo tutti. Ricordo che lo scorso anno invitarono anche me a parlare, insieme ad Amnesty Internacional. Rifiutai sdegnosamente quando seppi che era ospite Gianni Minà. A parte questo, dopo la indegna gazzarra di Perugia, i nostri politici non hanno fato come in Brasile, non sono corsi ai ripari, invitando l’ospite internazionale per scusarsi. Niente di tutto questo. La contestazione ha prodotto solo curiosità e una ridda di ridicoli giornalisti affamati di interviste che hanno costretto Yoani a ripetere per cento volte le stesse cose. A Torino c’è stato il ricevimento privato da Piero Fassino, ma informale, per accoglierla come ospite della città, come giornalista de La Stampa in visita. Niente di più. In compenso la sera, al Circolo dei Lettori, non sono mancati gli idioti foraggiati dall’ambasciata cubana a gridare: gusana, mercenaria, traditrice… Infine Monza: lo squallore di un teatro immenso con quattro gatti a sentirla, ma tra questi tanti comunisti alle porte con le bandiere rosse bene in vista e diversi guastatori in sala a sostenere il governo. E i giornalisti lombardi? Meglio stendere un pietoso velo. Yoani se n’è andata dall’Italia con una pessima opinione del nostro paese. Possiamo darle torto? Con tutta la buona volontà, non riusciamo a farlo.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

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