Woody Allen – Pura anarchia


A cura di Massimo Ghelfi

Un modesto guardiano notturno riceve pacchi di pubblicità postale, tra cui l’invito a iscriversi a una setta new age. Un famoso brigante indiano decide di rapire una star di Bollywood per chiedere un enorme riscatto e rifarsi una vita. Un tizio entra in un negozio super-moderno di abbigliamento, dove gli offrono abiti tecnologici speciali: alcuni trattengono i cattivi odori, altri sono impossibili da macchiare, altri catturano l’elettricità e permettono di ricaricare automaticamente il telefonino… I vertici della Disney sono scossi da una causa tra manager, Topolino viene chiamato a testimoniare al processo e scopre gli “altarini” di famiglia: Pippo è gay e tossicodipendente, Pluto soffre di gelosia, Paperino ha l’amante, ecc. ecc. “Pura anarchia” segna il ritorno di Woody Allen alla narrativa. Le riviste di new age, le “beauty farm” dove “al posto della liposuzione ti succhiano via il karma negativo”, gli avatar della “second life” internettiana: Woody Allen, sin dal primo di questa effervescente serie di racconti, brevi come istantanee di vita, non ci risparmia nessuno degli aspetti più insoliti degli Stati Uniti di oggi. Il protagonista del primo quadretto è un guardiano notturno che sfugge alle proposte di una setta iniziatica che pretendeva di farlo “fluttuare nell’aria”. In un altro racconto ci imbattiamo in un attore da quattro soldi che arriva in India, a Jhalawar, alle prese con una troupe che gli fa rischiare la vita per la parte di controfigura in un thriller: era stato scambiato per una star di Hollywood e rapito per sbaglio. Vi è poi la storia, esilarante, di una nuova invenzione dell’ingegneria, applicata alle produzioni sartoriali e destinata a risolvere i problemi di chi ha bisogno di bere molto. Sono i pantaloni post-moderni in frescolana, dotati di un sistema di idratazione incorporato con tanto di serbatoio, tubicini e un ingegnoso rubinetto azionato da un computer digitale all’altezza delle pinces. Non mancano numerosi siparietti nei quali sono descritti i colloqui con potentissimi e machiavellici produttori cinematografici, nei quali l’autore si mette nei panni dell’intellettuale un po’ depresso, che viene illuso da prospettive di guadagni a palate, per poi essere rigettato nell’anonimato da quei personaggi senza scrupoli. La sferzante ironia di Woody Allen si esercita su una serie di notizie insolite, tratte per lo più dai quotidiani, che divengono lo spunto per racconti fantasiosi dai quali emerge una denuncia dei paradossi del quotidiano. La nostra vita, sembra dirci il regista americano, è pura anarchia: vi sono tanti episodi assurdi sui quali Allen ci fa sorridere, dalla tata che se ne va di casa per andare col milionario rimorchiato ai giardini mentre faceva la baby-sitter, al tartufo bianco battuto all’asta di Sotheby’s per la bellezza di 110.000 dollari, fino al novelliere che si mette a vendere preghiere su eBay per tirare a campare. È un guazzabuglio di comicità, un vero caos di eventi che inevitabilmente finisce per travolgere le icone della società americana, i personaggi della Disney. Alla fine di queste 18 storie non ci si stupirà più se anche Pippo è diventato un drogato dipendente dagli antidolorifici e se Paperino tradisce Paperina intessendo relazioni particolari con note star hollywoodiane.

Tratta da Ibs
Massimo Ghelfi

Titolo: Pura anarchia
Autore: Woody Allen
Traduttore: Prosperi C.
Prezzo: € 8.90
Editore: Bompiani
Collana: Tascabili
Data di Pubblicazione: Settembre 2009
ISBN: 884526324X
ISBN-13: 9788845263248
Pagine: 171
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

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