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William Blake, straniero in paradiso

28 dicembre 2009 | 315 viewsCommenta

William BlakeWilliam Blake
Straniero in paradiso

A cura di Augusto Benemeglio

1. Il disegnatore diventa profeta

William Blake, poeta, pittore e incisore inglese della fine settecento, inizio ottocento era convinto che l’individuo toccato dalla grazia possa dirsi prosciolto da ogni vincolodella legge morale. Perché direttamente guidato dallo spirito. Quando uscirono i due volumi di Canti dell’innocenza e Canti dell’esperienza, una sorta di ballata popolare fusa con un simbolismo criptico e un impulso visionario e una dose di corrosiva critica sociale, si gridò al miracolo. Il disegnatore, l’incisore era stato toccato dalla grazia. Blake in effetti era un autodidatta che conosceva davvero bene due soli libri, il paradiso perduto di Milton e la Bibbia di re Giacomo. E dal fiume di parole di questi libri era risalito alla sorgente, a quel luogo interno, alla verità, o a quello che lui credeva la verità.

2. Dobbiamo spogliarci di tutto

E la verità era che la gente, la società era malata di Egoismo ( Self-hood), ovvero il grado più basso della condizione umana: l’inferno a cui puo’ ridurci la ragione indifferente che calcola e che separa gli uomini dagli altri uomini.
Tutta l’opera di Blake contenuta nei libri profetici, che determinarono la sua fama, da Il matrimonio del cielo e dell’inferno a Il libro di Urizen, America, Milton, Gerusalemme, e Vala, o i quattro Zoas, è un appello a uscire dal labirinto di inganni in cui siamo imprigionati, in nome di ciò che siamo stati e ancora potremmo essere, ossia simili ad angeli, esseri divini, vicini a Dio. Per tornare nel paradiso perduto dobbiamo spogliarci di tutto, dobbiamo eliminare qualsiasi contesto o limite che impedisce alla mente umana di raggiungere il divino.

3. Anticipò di un secolo le teorie di Freud

Del resto Nulla di ciò che appartiene al mondo creato ha veramente valore… grande poeta mistico e visionario , Blake offre la rappresentazione drammatica della falsità morale e della natura divina dell’energia dell’immaginazione, la negatività delle ideologie meccanicistiche nate dall’industrialismo, l’unità mistica dell’universo. Blake era uno che amava stupire amici e lettori con i suoi straordinari reportage dagli abissi del cosmo. Presentò le sue visioni – poesie e incisioni – come se fossero davvero immediatamente apprensibili da tutti coloro che volessero affidarsi al linguaggio totalizzante dell’arte.
Era in qualche modo contemporaneo di pensatori tedeschi che non aveva mai letto, di cui anticipò la diagnosi sui mali della cultura moderna, tutti riconducibili alla disgregazione della psiche e all’alienazione dell’individuo
dalla proprio vera identità.Nel matrimonio del cielo con l’inferno – secondo Auden – Blake anticipò, col tono dell’oracolo, tutto quello che, un secolo più tardi, avrebbe esposto Sigmund Freud.

di Augusto Benemeglio

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