Walter Scott – Ivanhoe


A cura di Renzo Montagnoli

Di dame e cavalieri
Confesso che ho letto questo romanzo quando ero ancora un ragazzo  e allora l’ambientazione e la vicenda mi appassionarono. In fondo, a quell’età, una prosa avventurosa con gli eroi a cui è riservato un lieto fine fanno sempre colpo. Ma riletto successivamente, da adulto smaliziato, ho potuto constatare che il fascino dell’opera era rimasto inalterato, riuscendo inoltre a cogliere aspetti che prima mi erano sfuggiti. Fra questi lo stile, per nulla barocco, anche se antiquato, capace di conferire un alone di magia all’intero romanzo, la cui trama già di per sé è assai interessante e inserita in un preciso contesto storico (XII secolo), all’epoca della reggenza di Giovanni Senza Terra  e delle lotte per il predominio sull’Inghilterra di Sassoni e Normanni.  È un periodo travagliato, fra chi sogna il ritorno dalle crociate del legittimo re Riccardo Cuor di Leone e chi invece sostiene il reggente usurpatore. Come in una serie di pale d’altare, si viene così a delineare un polittico in cui emerge poco a poco la figura di Wilfred di Ivanhoe, cavaliere audace, coraggioso, ma nobile d’animo e capace di infondere fiducia al popolo.
Fra tornei e colpi di scena, con la presenza anche intermezzi amorosi fra il protagonista e la bellissima Lady Rowena, il romanzo ha il pregio di delineare con sobrietà, ma anche con precisione, un’epoca determinante per il futuro dell’Inghilterra, donde anche un valore patriottico dell’opera, un altro degli elementi che contribuirono al suo straordinario successo.
Peraltro, se consideriamo certi fantasy, pur di pregio, come Il Signore degli anelli di Tolkien, Ivanhoe si presenta come un libro realistico, pur considerando che molti personaggi sono di pura invenzione, ma risultano inseriti così efficacemente nella vicenda da farli apparire, se non veri, almeno probabili, così da delineare un grandioso romanzo storico, che mantiene inalterato, dopo quasi due secoli, il suo straordinario fascino. Da rilevare, inoltre, che la vicenda ben si presta a un adattamento cinematografico, tanto che sono stati prodotti alcuni film, di cui il più celebre resta quello del 1952, diretto da Richard Torpe e interpretato da Robert Taylor, Joan Fontaine ed Elizabeth Taylor.
Mi preme inoltre evidenziare che fra i personaggi figura Robin Hood, il mitico tiratore d’arco, in realtà esistito, ma sulle cui gesta è stata costruita una vera e propria leggenda, con la caratteristica dell’uomo che ruba ai ricchi per donare ai poveri, e perciò idolatrato dal popolo.
Com’é possibile rilevare ci sono tanti e tali protagonisti, in pare inventati, in parte veri, in grado di soddisfare le aspettative del lettore anche più esigente; identificato erroneamente come letteratura per ragazzi, in realtà Ivanhoe è destinato a un pubblico ancora più vasto, perché in fin dei conti le passioni e i sentimenti che vi figurano sono propri di ogni uomo, qualsiasi sia l’epoca in cui vive, e non a caso l’opera può essere definita un grande classico.
L’unico limite, se può essere definito tale, è dato dallo stile, inevitabilmente desueto, ma del resto sarebbe impossibile pretendere che un romanzo scritto nel 1820 usasse il linguaggio attuale; personalmente trovo che è un pregio, con quel suo sapore di old england, che non pochi finiranno con l’apprezzare.
Quindi, il mio consiglio è di leggere Ivanhoe, per immergersi in atmosfere così lontane da noi, ma sempre affascinanti.

Titolo: Ivanhoe
Autore: Walter Scott
Traduttore: Dèttore U.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Prezzo: € 10.90
Collana: I grandi romanzi
Data di Pubblicazione: Febbraio 2007
ISBN: 8817014648
ISBN-13: 9788817014649
Pagine: 538
Reparto: Narrativa > Narrativa classica

Walter Scott (Edimburgo, 15 agosto 1771 – Abbotsford House, 21 settembre 1832) è stato poeta e narratore. Ha scritto, fra l’altro,  La donna del lago (1810), L’antiquario (1816), Rob Roy (1818), Ivanhoe (1820).

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