Prima visione: Wajib – Invito al matrimonio


Recensione film “Wajib – Invito al matrimonio” per la regia di Annemarie Jacir

Inviti al matrimonio Spaccato palestinese
Nome sacro, quasi onirico per quanto evoca Nazareth, ma oggi è un giro di grandi arterie intorno a un ginepraio di palazzine, antenne tv, viottoli, che la cristiana palestinese Jack percorre avanti e indietro nell’auto di Abu, padre orgoglioso di consegnare di persona ad amici e parenti la partecipazione delle nozze della figlia, e Shadi, il figlio architetto emigrato a Roma insofferente di sconfitte. Per cura di scena e fisionomie culturali, la visita nelle case è una preziosa avventura antropologica in commedia neorealista. Per scavo drammaturgico il “road-city movies” di genitore e figlio è un peregrinare ispirato da Kiarostami nel contrasto generazionale di costumi, politica, ribellione, sconfitte. Aleggia il fantasma di una madre fuggita in America per amore e sfinimento. Ci sono film che corrono senza sembrarlo con la cronaca proprio mentre la cronaca ci rimanda la Storia. E questo il caso. Nei giorni di rivolta e di inconciliabili ragioni giù in Israele, come sempre, il film ha il passo esatto del rassegnato come dell’esule, della lotta come di un doloroso bisogno di pace.

Silvio Danese

Titolo originale: Wajib
Nazione: Palestina, Francia, Colombia, Germania
Anno: 2017
Genere: Drammatico
Durata: 96′
Regia: Annemarie Jacir
Cast: Mohammad Bakri, Saleh Bakri, Tarik Kopty, Monera Shehadeh, Lama Tatour, Samia Shanan, Jalil Abu Hanna, Ossama Bawardi, Ruba Blal

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