Viaggio a Delfi


A cura di Augusto Benemeglio

1. La patria dei nostri avi

Andiamo verso Delfi rifacendo la strada di Eleusi e di là per Tebe , ridotto un villaggio, col viso di una dea che ricorda mia figlia, la più vecchia, quella che non riuscì mai a nascere in ottobre, una valle ampia che ricorda quella spoletana in un mattino brumoso, quando Francesco d’Assisi allungava il suo occhio ridente e non vedeva niente. Qui ci sono casette come i dadi bianchi del Salento di Bodini , e in queste solitudini ruotano figure della malinconia, trovi giovani preti (pope) che passeggiano avanti e indietro davanti alla chiesa bizantina, minuscola, come una stanza oscura. Noi siamo qui, in fondo, fratello mio , per tornare a casa nostra, alla nostra Itaca, da dove non siamo mai partiti. Gli avi di nostra madre erano di qui, Agamennone, Nestore, Ajace , Menelao, Penelope, Elena , e lei ha lo stesso nome del monte sacro, di cui parlò anche Dante:

Una montagna v’è, che già fu lieta
D’acque e di fronde, che si chiamò Ida:
Or è diserta come cosa vieta,
Rea la scelse già per cuna fida
Del suo figliolo; e, per celarlo meglio,
Quando piangea, vi facea far le grida.

2. Ida giovinetta

Eccola , Ida, giovinetta coi suoi capelli nerissimi in festa , ornati con rami di ciliegio, in lei rivedo tutta la bellezza e la grandezza dell’enigmatica Grecia. Ripenso al suo nome, così breve come un taglio, una rasoiata , uno zac, un sospiro , come la sua vita ; alla sua voce, al suo cantare le cose, al suo andare fluido e vaporoso, ancora magra ambrata e agile, con il petto forte di latte in attesa del respiro, in attesa del segno del destino – mio figlio sarà marinaio! – , della piega, dello spigolo, del lato e della forma , dell’ombra e del mistero , in attesa del più bel niente di sogno e d’amore che abbia avuto una madre e una moglie di cui il marito ignorava quasi tutto, tranne il suo corpo caldo . La rivedo mentre va a rallentatore dentro la morte, il suo lento scavalcare lo spavento e l’orrore di tutto il buio gelido della morte , lasciando nudi e vuoti i corpi dei figli abbandonati dal suo calore e materia di madre. Risento la sua disperazione e il nostro pianto infinito del cuore , quell’inconsolabile pianto , che non si dimentica mai, per tutta la vita : ecco l’amore , avvoltolato in quel panno funebre che è rimasto lì, a Venaria Reale , che non sappiamo ancora sbattere giù, darlo in consegna a qualcuno , in quella specie di catastrofe che è il nascere e il vivere senza madre , in quel destino zingaresco che è la vita…

3. Il Parnaso

Le guide ora ci spiegano di uno strano vento che muove le erbe basse e porta via le loro parole: parole sacre, di deità nascoste ovunque. Qui ancora oggi le persone , gli uomini non contano nulla. Davanti a tale massiccia presenza – o assenza – noi tutti siamo solo ombre, labili e insignificanti. E siamo ancora qui, fratello mio, in questa agonia di piaghe da decubito della storia antica, in questo tempo “sempre” che non passa mai. eppure non dura – alla fine – che pochi istanti campassimo anche duecento o trecento anni. Qui , sulla valletta dell’Elicona , ritrovi le tue muse , se lo vuoi. Stanno là, tra le foglie d’alloro, tra le gobbe di un dorso di mula, mute e solitarie , di fronte ad una curva o a una svolta .Ed ecco – altissimo, nevoso, velato,- il Parnaso , che appare e dispare, si sente la voce soffocata degli dei dimenticati.

4. Edipo

Se vai appena un po’ a destra, c’è un solitario sentiero di sterpi rovi e sassi: qui Edipo incontrò il padre, Laio, e lo ammazzò, come noi abbiamo ammazzato nostro padre nel ’99 , a Uithenage, in Sud Africa , e i tuoi figli stanno ammazzando te , fino all’agonia: “Ha voluto cento euro per farmi la notte. Se guarirò, ritroverò la mia casa?” Ecco la storia sanguinante di sempre, è questo il sentiero di tutti gli umani sentieri. Ma ormai sei solo silenzio e cenere, sei troppo lontano nel freddo invisibile dei giorni che verranno tra poco , nel rumore del mare di Cerenova che trascina onde di ricordi incappucciati…In queste antiche stazioni tristi.
In questi sepolcri di luce falsa.
In questo mondo di burattini.
In questa terra di nani e conigli.
In questa vetrina buia che è la vita.

Augusto Benemeglio

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