Veneri in collegio di Marino Girolami


A cura di Gordiano Lupi

Veneri in collegio è una commedia convenzionale che non riveste motivi d’interesse se non per i venti minuti finali, quando entrano in scena Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per dare nuova linfa a uno scialbo copione. La trama è davvero minimale e si riassume in poche righe. Tre giornalisti, guidati da Enio Girolami, si travestono da idraulici e si fanno assumere da un esclusivo collegio femminile svizzero per fotografare una ragazza (Ursula Davis) promessa sposa di un sultano. Un’altra troupe di giornalisti scandalistici francese, capeggiata da Sandra Mondaini, si cala nei panni di un’improbabile commissione Unesco e tenta di fare la stessa cosa. Il film è tutto qui: la rivalità tra i due gruppi di giornalisti sfocia in diverse scenette da pochade, commedia degli equivoci, farsa, caratterizzate da ritmo lento e tempi comici improponibili. Inevitabile la storia d’amore anni Sessanta tra il bel fotografo Girolami e l’affascinante Davis che convince la ragazza a non sposare più il ricco sultano (Enzo Andronico). A un certo punto complicano la situazione – ma danno vita al film! – anche Franco e Ciccio, due imbranati uomini di cinema nei panni di finti arabi. Alla fine la direttrice (Carla Calò) si schiera dalla parte della ragazza, la protegge dall’arabo che la vorrebbe per il suo harem e favorisce la relazione con il giornalista.
Il film comincia con una divertente sigla a fumetti recitata in rima stile Signor Bonaventura, che è parte fondamentale di un originale trailer. La pellicola è scritta (male) per la vis comica di Raimondo Vianello, imbranato vicedirettore che ne combina di tutti i colori quando diventa responsabile del collegio, e Sandra Mondaini, reporter scandalistico d’assalto. Alcune scenette tra i due comici sono divertenti, soprattutto quando la Mondaini cerca di irretire Vianello ricordandogli un passato da giocatore di baseball. In alcune sequenze interessanti Girolami anticipa la commedia sexy: si pensi alla finestra aperta sul cortile che mostra Ursula Davis in camicia da notte trasparente, mentre i fotografi cercano di immortalarla. Nela prima parte ricordiamo un paio di accenni di musicarello napoletano con alcune canzoni che servono a commuovere il custode partenopeo, ma poi la fanno da padrone fast motion stile comiche, sequenze da torte in faccia, pochade con relativa bagarre, in una commedia molto teatrale e poco divertente.
Enio Girolami è il solito bello da fotoromanzo che fa innamorare la ragazza di turno, questa volta Pier Anna Quaia, che si fa chiamare Ursula Davis. La comicità è molto convenzionale, blanda, priva di suspense e soprattutto prevedibile, fino a quando non entrano in scena Ciccio Ingrassia, nei panni di un regista cinematografico (Ciccio Barbi), e Franco Franchi (Calogero junior), come giovane attore figlio del produttore. Il tormentone del film si basa sul cognome dell’attore: “Rapisarda”, che Ciccio grida in continuazione, mentre Franco precisa: “Calogero mi chiamo! Calogero junior!”, raddoppiando la “g” da buon siciliano. Alcune sequenze da avanspettacolo che vedono protagonisti Franco e Ciccio sono memorabili. Prima un equivoco a tre con Enio Girolami che scambia Franco vestito da sceicco bianco (citazione dal film di Fellini) per il sultano Akim, promesso sposo della sua bella. Una serie di doppi sensi e battute tipiche la fanno da padrone: “Akim!” “A chi?”, “A schifio finisce!”… I due comici siciliani recitano un altro divertente pezzo teatrale insieme all’elettrodomestico Enzo Andronico (lo sceicco), poi si recano al collegio e vengono presi a randellate dai giornalisti. Ciccio: “Il collegio è meraviglioso. Non ti colpisce?”. Arrivano i colpi di bastone in testa. “Franco (cadendo e con un filo di voce): “Mi ha colpito”. Franco e Ciccio finiscono nel congelatore, escono come zombi di ghiaccio seminando il terrore tra le inservienti e infine si riscaldano sulla stufa. Il lieto fine vede il regista Ciccio Barbi dichiarare che girerà un film sulla storia d’amore tra la ragazza  e il giornalista, perché certe storie piacciono al pubblico. Ultima gag (prevedibile) per Raimondo Vianello, che ricorda il suo passato da giocatore di baseball, tira la pallina e spacca il vetro alla finestra.
Veneri in collegio non è un film incentrato su Franco e Ciccio, che si limitano a una partecipazione speciale, ma Girolami punta sulla comicità della coppia Mondaini – Vianello, per l’occasione non troppo in forma, complice una modesta sceneggiatura. Franco e Ciccio attraversano il momento migliore della loro carriera, basta una presenza nel cast per far salire il numero degli spettatori, per questo Girolami li scrittura, dopo averli diretti pochi mesi prima nella commedia balneare Veneri al sole (1965). Si tratta del film numero 48 interpretato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, un prodotto datato come comicità e intreccio sentimentale, ma che le smorfie di Franco e l’inventiva di Ciccio rendono ancora oggi sopportabile. La critica stronca il film con l’eccezione di Pino Farinotti che concede due stelle senza motivare, così come Morando Morandini ne assegna una senza parole di commento. Paolo Mereghetti si limita a un sola stella e riporta un giudizio – una tantum – condivisibile: “Una commedia insulsa sulla bella e i paparazzi, con qualche pruderie in più dettata dall’ambiente collegiale, apparentemente inaccessibile. Rieditato l’anno successivo con il titolo 0/10 Veneri in collegio”.  Una curiosità storica: il montaggio è di Enzo Girolami, figlio di Marino, che diventerà il famoso Enzo G. Castellari, regista di punta del nostro cinema di genere.
Marino Girolami (Roma, 1914 – 1994), studia medicina ma non conclude gli studi e si iscrive al Centro Sperimentale Cinematografico. È il capostipite di una generazione di gente di cinema, comincia a lavorare negli anni Quaranta scrivendo il soggetto di Campo de’ Fiori (1943) realizzato da Mario Bonnard. Allievo di Mario Soldati, lo troviamo come aiuto regista in pellicole come Quartieri alti (1945), Le miserie del signor Travet (1946), Eugenia Grandet (1946) e Quel bandito sono io! (1950). Collabora a La strada buia (1949), Il ladro di Venezia (1950) e infine debutta alla regia con la mediocre commedia calcistica Milano miliardaria (1951). Il suo ultimo film è il modesto Giggi il bullo (1982), che fa capire come Girolami abbia percorso tutti i generi del cinema italiano, adattando stile e tecnica al mutare dei gusti del pubblico. Realizza oltre ottanta pellicole in quarant’anni di carriera, mostrando di trovarsi a suo agio nella commedia classica con attori come Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello, ma anche nella commedia sexy e nelle pellicole con Alvaro Vitali nei panni di Pierino. Marino Girolami è un artigiano puro, un cineasta senza complicazioni d’autore che ama raccontare storie divertenti e leggere. Il suo cinema è quello popolare, realizzato con attori comici che vengono dall’avanspettacolo e dalla televisione. I suoi attori prediletti, negli anni Sessanta – Settanta, sono Walter Chiari, Claudio Villa, Gino Bramieri, Raimondo Vianello, Franco Franchi e  Ciccio Ingrassia.  Non mancano incursioni nel cinema parodistico (Walter e i suoi cugini, 1961), nel poliziottesco (Roma violenta, 1976) e nell’horror (Zombie Holocaust, 1979). Il regista romano lavora molto con la coppia comica siciliana: La donna degli altri è sempre la più bella (episodio I promessi sposi), Le tardone (episodio Un delitto quasi perfetto) di Marino Girolami, Queste pazze pazze donne (episodio Siciliani a Milano), Veneri al sole (episodio Una domenica a Fregene), Due rringos nel Texas, Franco, Ciccio e le vedove allegre (episodio La nostra signora), Due magnifici fresconi (film di montaggio con sequenze da Queste pazze pazze donne, Le tardone, Veneri al sole) e Don Franco e don Ciccio nell’anno della contestazione.

Regia: Marino Girolami. Soggetto e Sceneggiatura: Tito Carpi, Luigi de Santis, Marino Girolami, Ricardo Nunez. Fotografia: Mario Fioretti. Montaggio: Enzo Girolami (Enzo G. Castellari). Scenografia: Saverio D’Eugenio. Musiche: Juan Quintero. Produzione Marco Film. Interpreti: Raimondo Vianello, Sandra Mondaini, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Carlo Pisacane, Michele Accidenti, Ursula Davis, Enio Girolami, Carla Macelloni, Carla Calò, José Luis Coll. Produzione Italia – Spagna.

Gordiano Lupi
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