Veneri al sole di Marino Girolami


A cura di Gordiano Lupi

Il 1965 è l’anno delle Veneri per Franco & Ciccio, che sotto l’esperta guida di Marino Girolami interpretano prima Veneri al sole e subito dopo Veneri in collegio. Siamo negli anni Sessanta e il regista – coadiuvato dagli sceneggiatori Carpi, Sollazzo, Gianviti e De Santis – regala al pubblico un commedia balneare in tre episodi condita di un blando erotismo. Non abbastanza blando per la solerte censura del tempo che appone un assurdo divieto ai minori di anni quattordici per colpa di bikini troppo audaci e inquadrature gratuite su scollature, gambe e glutei. La commedia di ambientazione marina è il solo modo possibile – oltre al peplum – per mostrare qualche ragazza seminuda e i registi che lavorano per un cinema commerciale tentano di approfittarne. Girolami lo fa con garbo, come sempre, imbastendo tre storie divertenti che non lasciano spazio a volgarità. Intrigo al mare è un giallo rosa molto leggero, forse l’episodio più debole del trittico, che vede protagonista una stupenda Gloria Paul, showgirl londinese molto attiva in Italia e spesso al fianco dei due attori siciliani. In questo film il suo partner è Enio Girolami, figlio del regista, considerato un bello del periodo storico. Tutto ruota attorno a una misteriosa valigetta che la spia internazionale Umberto D’Orsi cerca di rubare, mentre Girolami – aiutato dagli imbranati amici Delle Piane e Littera – difende con ardore. I tre compagni finiscono in galera, colpevoli di rissa e resistenza alla forza pubblica, per aiutare una bella ragazza in difficoltà. La valigetta conteneva disegni di moda che un’importante stilista parigino voleva vendere in Italia ma non dovevano essere scoperti da nessuno. La macchina da presa inquadra con insistenza le curve mozzafiato di Gloria Paul, i fianchi scoperti, le lunghe gambe, i glutei e il seno messi in mostra da audaci bikini. Il mare è soltanto una scusa per soddisfare la curiosità del pubblico e la censura colpisce. Enzo Andronico è bravo nei panni del commissario, ma anche Umberto D’Orsi si dimostra buon incassatore di finti pugni.
Una domenica a Fregene è l’episodio migliore, perché si tratta di comicità pura, avanspettacolo targato Franco & Ciccio al massimo della forma e nel pieno del successo. La macchietta vede Ciccio nei panni del padrone arrogante e Franco come imbranato guastafeste. Il tema sarà sfruttato in molti sketch televisivi e in film successivi come I due deputati (1969) e Scusi ma lei le paga le tasse? (1971). Ciccio è un industriale che ha sposato la figlia di un onorevole, Franco è il suo fattorino, assunto grazie alla raccomandazione del suocero, ma avrebbe l’ambizione di diventare impiegato. “Sei peggio della gastrite!”, grida il padrone prima di cacciarlo, incurante delle suppliche del sottoposto che è siciliano come lui (“Siamo conterroni”, afferma Franco in una delle battute più riuscite del film). La petulanza del fattorino arriva al punto di andare al mare a rompere le uova nel paniere al padrone mentre se la spassa con la bella amante (Polesello) spacciata per moglie. La comicità tocca livelli altissimi, da farsa balneare, ma anche i momenti sexy sono memorabili, primo tra tutti Franco che insegna a nuotare alla Polesello, le fa fare il morto a galla (“Sembra un malato grave”, dice) ma non perde occasione per carezze audaci. Un altro momento sexy, interrotto da Franco, vede Ciccio armeggiare in cabina con la Polesello, così come il regista non perde occasione per inquadrare le lunghe gambe dell’attrice e gli audaci bikini. Al ristorante abbiamo il tema della fame atavica che caratterizza la comicità di Franco & Ciccio, con la moglie del primo che serve pasta con le sarde, melanzane alla parmigiana e altri cibi pesanti che provocano atroci dolori di stomaco al secondo. L’amante perde l’anello nella sabbia, Franco fa annunciare la scomparsa del prezioso dall’altoparlante dello stabilimento, il giorno dopo i giornali locali riportano che la moglie dell’industriale ha perso un gioiello e la vera consorte si insospettisce. Franco completa la frittata ritrovando l’anello e consegnandolo a Ciccio proprio davanti alla moglie. Alla fine Franco ruba impiego e amante al rivale che si trova costretto a fare il fattorino. Esilarante.
Come conquistare le donne vede protagonista Raimondo Vianello, coadiuvato dall’esperta spalla Luigi Pavese e da alcune bellezze come Annie Gorassini, Pier Paola Bucchi, Anita Tedesco e Mirella Maravidi. Siamo ancora al mare, Vianello è un figlio imbranato e timido che non si butta mai con le donne, mentre il padre (Pavese) è un vecchio rubacuori. Vianello compra un libro e scopre che per conquistare una donna bisogna assecondarne le passioni, quindi si trova a tener testa prima a una ballerina, poi a un’appassionata di teatro e infine a una sportiva. Ogni volta finisce all’ospedale e viene curato da una bella infermiera (Gorassini) che si innamora di lui e finirà per sposarlo, anche se il padre le stava facendo la corte. In questo episodio sono da ricordare la gara di mambo, twist e rock con Vianello caduto sul pavimento che osserva le gambe delle donne, la recita di Amleto in riva al mare e il ridicolo incontro di pugilato che si trasforma in un balletto senza pugni. Divertente, ma prevedibile.
Il trailer in rima con figure mobili che sembrano cartoni animati è in sintonia con il periodo storico e – come per Veneri in collegio – punta tutto sul lato sexy della pellicola, inquadrando le lunghe gambe della mora Gloria Paul e della bionda Franca Polesello.
Marino Girolami non è amato dalla critica. Paolo Mereghetti concede una sola stella: “Tre episodi ambientati sul litorale romano, inutilmente confusi (il primo), o troppo elementari (il secondo e il terzo) per essere minimamente godibili. Unico elemento di appeal, l’abbondanza di belle figliole in bikini, il che la dice lunga su come ci si poteva divertire all’epoca (e per scriverlo ci si sono messi in quattro: Tito Carpi, Roberto Gianviti, Amedeo Sollazzo e il regista)”. Non condividiamo la pesante stroncatura, in compenso facciamo presente all’illustre critico che il film l’hanno scritto in cinque, perché c’è anche Luigi De Santis. Morando Morandini conferma una stella come critica, non spreca una parola di commento, ma mette in evidenza le tre stelle come giudizio del pubblico che gradisce il film. Pino Farinotti concede due stelle, ma come spesso accade con le commedie, non aggiunge una parola di commento. Il film è una semplice commedia balneare, che vale la visione non solo per apprezzare la bellezza di Gloria Paul e di Franca Polesello, ma anche per godere della comicità genuina e spontanea di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Raimondo Vianello nei panni di un finto pugile statunitense malmenato da un inserviente non è da meno. Da citare – a livello di curiosità – la presenza come montatore di Enzo G. Castellari (pseudonimo di Enzo Girolami), figlio del regista e futuro autore di punta del cinema di genere italiano.

Regia: Marino Girolami. Soggetto e Sceneggiatura: Tito Carpi, Luigi De Santis, Roberto Gianviti, Marino Girolami, Amedeo Sollazzo. Fotografia: Mario Fioretti. Montaggio: Enzo G. Castellari. Scenografie: Saverio D’Eugenio. Musiche: Carlo Savina. Produzione: Marco Film. Intrigo al mare: Enio Girolami, Gloria Paul, Umberto D’Orsi, Carlo Delle Piane, Giampiero Littera, Enzo Andronico, Marco Mariani, Edy Biagetti. Interpreti Una domenica a Fregene: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Franca Polesello, Nietta Zocchi, Elena Belletti, Ermelinda De Felice. Come conquistare le donne: Raimondo Vianello, Luigi Pavese, Annie Gorassini, Pier Paola Bucchi, Anita Tedesco, Mirella Maravidi.

Gordiano Lupi
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