Van Gogh. L’uomo e la terra


A cura di Alberto Figliolia

La vigna verde… L’azzurro cielo della Provenza percorso da luminose nubi, virgole d’infinito, figure al lavoro o al passeggio fra le basse viti, un meraviglioso groviglio di colori, la dolce asprezza della terra… È un capolavoro questo olio su tela del 1888 (73,5 x 92,5 cm) di Vincent Willem van Gogh (Zundert, 30 marzo 1853-Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890). Commovente nella sua espressione umana e compiuto alla perfezione dal punto di vista formale. “In questi giorni sono preda di uno straordinario fervore lavorativo, al momento sono alle prese con un cielo blu su unʼimmensa vigna verde, viola, gialla, con i tralci neri e arancione. Piccole figure di donne con parasoli rossi, piccole figure di vendemmiatori con i loro carretti la ravvivano ulteriormente. Primo piano di sabbia grigia”, commentava lo stesso Vincent in una lettera indirizzata, da Arles, a Paul Gauguin mercoledì 3 ottobre 1888. La vigna verde è una delle 47 opere – non solo dipinti, ma anche disegni a matita e penna, carboncini o acquerelli – della mostra dedicata, sino al prossimo 8 marzo, all’immenso pittore olandese dal Palazzo Reale di Milano. Un’esposizione che si propone l’intento di indagare, in vista di Expo 2015 e il suo specifico tema – “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” – il profondo rapporto tra il celeberrimo Vincent, la Natura e la Terra.
Si scorre fra le sei sezioni della mostra con infinito stupore e ammirazione per la genuinità e la genialità di quest’uomo così tormentato e nel contempo, incredibile ossimoro, così saldo e sereno nella sua fede morale e artistica. Giovano non poco alla mostra le didascalie che ci presentano il pensiero stesso dell’artista, così come lo riportava nelle proprie lettere, soprattutto quelle indirizzate all’amato fratello Theo. Sono esposte all’attenzione del pubblico non poche di queste missive. La grafia di van Gogh è peraltro sorprendentemente ordinata. Minuta e lineare, per nulla caotica.
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la mostra è promossa dal Comune di Milano -Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura- Gruppo 24 ORE, in collaborazione con Kröller-Müller Museum di Otterlo. Curata da Kathleen Adler con un comitato di esperti dell’opera di van Gogh come Cornelia Homburg, Sjraar van Heugten, Jenny Reynaerts e Stéphane Guégan, l’esposizione consente di esplorare alcuni autentici capolavori quali Autoritratto (1887), Ritratto di Joseph Roulin (1889) e Paesaggio con covoni e luna che sorge (1889).
Il corpus principale delle opere, diviso, come detto, in sei sezioni, proviene dal Kröller-Müller di Otterlo, cui si affiancano il van Gogh Museum di Amsterdam, il Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, il Centraal Museum di Utrecht e importanti collezioni private. L’allestimento della mostra è firmato dal famoso architetto giapponese Kengo Kuma e si ispira anch’esso alla Natura, proponendo al visitatore “un’esperienza immersiva nel mondo di van Gogh”.
Scrive la curatrice a proposito di van Gogh: “Nella vita di Vincent, eternamente in movimento, precario, tormentato, incapace di mettere radici, di adeguarsi alle convenzioni della società e in perenne conflitto anche con la famiglia, esiste un unico legame costante e indissolubile: quello con la terra e le sue fatiche”.
E il grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan… “è accanto a Kierkegaard e Dostoevskij e si pone dalla parte dei diseredati, dei contadini cui l’industria non toglie solo la terra e il pane, ma la dignità di esseri umani, il sentimento dell’eticità e della religiosità del lavoro”.
Indissolubile davvero appare il legame fra il mondo di Vincent e quello degli umili: “Mi sono proprio sforzato di rendere lʼidea di queste persone che mangiano le proprie patate alla luce del loro piccolo lume, hanno dissodato la terra loro stessi con le stesse mani che mettono nel piatto e quindi il quadro parla del fatto che si sono così guadagnati onestamente il proprio cibo” (lettera a Theo van Gogh, Nuenen, giovedì 30 aprile 1885).
Il pittore non tralascia nella sua osservazione alcunché del lavoro dei campi: la zappatura, la semina, la falciatura, la cura del gregge, il ritorno alla capanna. Grazie a questi dipinti, disegni (con ogni tecnica) e schizzi dal vivo ci pare di rivedere l’artista nella sua corporeità e nella sua stupenda essenza ed essenzialità spirituale aggirarsi fra quest’umanità così laboriosa e dignitosa… Pastore con gregge di pecore, Contadino che brucia le erbacce insieme a sua moglie, Contadina che spala letame in un campo innevato, Contadina che lega fascine di grano, Testa di pescatore con cappello di tela cerata, i nidi, gli ulivi, le nature morte, le cipolle, il vino, gli ingredienti di una quotidianità sempre difficile e sempre onesta. E ancora la Veduta di Saintes-Maries-de-la-Mer, il Sentiero in un parco, il Sottobosco, l’Autoritratto che ci fissa: fermo, dolente, malinconico, penetrandoci l’anima per sempre. L’artista bruciò come una candela fino alla fatale pallottola. Con rapidità si sviluppò la sua terribile e splendida parabola. In pochi anni avrebbe dipinto e ci avrebbe consegnato un’infinità di capolavori. In vita riuscì a vendere un solo quadro. Che ingiustizia clamorosa!
Come non amare Vincent, il visionario, l’idealista, l’uomo intriso di amore? L’artista sublime…

Alberto Figliolia

van Gogh. L’uomo e la terra. Fino all’8 marzo 2015. Palazzo Reale, piazza Duomo, Milano. Orari: mar-dom 9,30-19,30; lun 14,30-19,30; gio e sab 9,30-22,30. Info: tel. 0288445181

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