Uno stupido Drago


Favole raccolte, curate e riadattate da Simone

C’era una volta un brav’uomo che aveva due figli, dei quali il maggiore odiava il minore, che era assai più intelligente di lui. Più crescevano e più la situazione peggiorava, fino a quando un giorno, mentre si trovavano al limite della foresta, il fratello maggiore legò il minore stretto stretto ad un albero.
–          Rimani qui più a lungo possibile ! Spero proprio che tu muoia di fame prima che qualcuno ti trovi !
Così disse il crudele fratello maggiore ed il ragazzo rimase legato tutto il giorno. Verso sera un vecchio pastore tutto gobbo passò per caso di là con il suo gregge, vide il ragazzo e gli disse:
–          Figliolo, dimmi come mai sei legato così stretto a questo tronco. E’ stato forse qualche malfattore ?
–          Il ragazzo rispose – Niente affatto: sono qui di mia volontà perché avevo una gobba sulla schiena. Sono rimasto legato tutto il giorno: ora la mia schiena è diritta e così resterà.
–          Il pastore esclamò: – Vorrei proprio che tu curassi anche me in questo modo meraviglioso ! Ti prego, legami all’albero, perché anche la mia schiena diventi diritta come lo è diventata la tua !
–          Con piacere – rispose il ragazzo. – Slega le corde che mi tengono avvinto e con esse ti legherò all’albero più stretto possibile.
Il pastore sciolse i lacci e ben presto si trovò legato all’albero in modo tale che gli era assolutamente impossibile fuggire. Il ragazzo gli disse allora:
–          Ecco qua ! E che tu possa rimanere qui sin quando la tua schiena non si sia raddrizzata !
Così detto se ne andò ridendo e spingendosi avanti le pecore, lasciando il vecchio pastore che si lamentava di essere stato tanto sciocco a lasciarsi truffare così.
Cammin facendo, incontrò un altro ragazzo che guidava una mandria di buoi; senza troppa fatica riuscì a carpirgli i buoi con un altro stratagemma e continuò per la sua strada in cerca di fortuna, avvalendosi di trucchi sempre più astuti.Ben presto divenne famoso per la sua furberia e il Re fu preso dalla voglia di conoscere questo strano tipo che gabbava sempre chiunque. Comandò alle guardie di catturarlo e di portarlo a corte. Quando il ragazzo gli fu dinanzi il re gli Disse:
–          Giovanotto, ti meriteresti di morire, perché hai ingannato tante persone ed hai rubato tante cose. Ma ti farò grazia ad una condizione: mi devi provare che sei davvero un bravissimo ladro portandomi il Cavallo Alato che appartiene al Gran Drago. Se non riuscirai a rubarlo, ti farò tagliare in mille pezzettini, – Il ragazzo rispose:
–          Se questo è tutto Maestà, avrete presto il Cavallo Alato.
Se ne andò nella stalla del Cavallo Alato e si nascose nel fieno sotto la mangiatoia. Dopo un po’ allungò la mano per acchiappare la briglia, ma l’animale nitrì sonoramente e il ragazzo la ritirò con grande sveltezza.
Il Drago dormiva nella stanza sopra alla stalla ed aveva un sonno molto leggero. Udendo il nitrito del cavallo alato si svegliò e gridò:
–          Che cosa succede tesoruccio mio ? C’è forse qualcuno nella stalla ?
–          No ! – ripose il Cavallo, ed il Drago ricominciò a dormire.
Dopo un po’ il ragazzo allungò di nuovo la mano, ma il Cavallo Alato la vide e nitrì così forte che il Drago so svegliò e gli chiese perché facesse tanto rumore. Ma il Cavallo non seppe dirgli che cosa l’aveva spaventato e il Drago si addormentò una seconda volta.
Quando questo successe per la terza volta, il Drago scese nella stalla tutto arrabbiato e frustò il Cavallo, credendo che l’avesse disturbato per nulla. Il Cavallo Alato ne restò tanto offese che non fece più alcun rumore quando il ragazzo allungò ancora la mano e slegò la briglia; né quando gli saltò in groppa e lo guidò fuori dalla stalla.
Appena fu fuori, il ragazzo gridò:
–          Drago, Drago ! Se qualcuno ti chiede che cos’è successo al tuo Cavallo Alato, puoi dirgli che te l’ho portato via io, proprio sotto il naso, senza alcuna fatica.
Poi volò via diretto verso il palazzo del re prima che il Drago avesse tempo di inseguirlo. Quando lo vide tornare, il Re disse:
–          Il Cavallo Alato ? Ma non ci voleva nulla a rubarlo. Dopo tutto ha le ali ! Voglio che tu faccia qualcos’altro per dimostrare davvero quanto vali. Torna subito indietro e portami la Coperta con i Campanellini che il Drago tiene sul letto. Se non ti riuscirà, ti farò tagliare in mille pezzettini.
Il ragazzo esclamò:
–          Se non volete che questo, maestà, sarete soddisfatto quanto prima.
Si recò di notte alla casa del Drago, si arrampicò sul tetto e dal lucernario si calò giù per la catena ed il gancio a cui di solito veniva appeso il paiolo. Aveva appena agganciato la coperta e stava per tirarsi su, quando i campanellini cominciarono a suonare ed il Drago si svegliò dicendo:
–          Moglie, moglie ! Mi porti vie tutte le coperte !
Poi afferrò la coperta e le diede un tale strattone che trascinò giù il ragazzo dal tetto attraverso il lucernario e lo fece cadere sul letto. L’afferrò e lo legò stretto, dicendo:
–          Ah ! Ti ho acchiappato finalmente ! Benone: domani, mentre sono a caccia, mia moglie ti ucciderà e ti cucinerà per la cena.
Mise il ragazzo assai su un panchetto assai alto nella dispensa e tornò a letto. Per tutta la notte il ragazzo non fece altro che cercare di sciogliere i nodi.
Ma quando la moglie del Drago venne a tirarlo giù dal palchetto per ucciderlo e cuocerlo per cena, il ragazzo sembrava legato stretto come prima. Essa prese in mano un’estremità della corda e tirò con tutte le sue forze; ma la corda cedette improvvisamente tanto che essa cadde all’indietro.
Un momento dopo il ragazzo le era saltato addosso e in quattro e quattr’otto l’aveva ammazzata, legata, preparata a puntino e messa a cuocere nel forno per la cena del Drago.
Fatto ciò prese la Coperta con i Campanellini e torno al palazzo fischiando allegramente. Il Re stava sul trono e il ragazzo gli sciorinò dinanzi il bottino con una bella riverenza. Il re esclamo:
–          La Coperta con i Campanellini ? Pare che sia assai facile rubarla. Dopo tutto non ha le ali e non avrebbe potuto sfuggirti di mano ! Voglio un’ultima, vera prova del tuo coraggio e della tua abilità. Tornatene da dove sei venuto e portami il Drago in persona, altrimenti ti farò tagliare in diecimila pezzettini, per punirti di tutte le tue malefatte.
Il ragazzo disse:
–          Se non volete altro che questo, maestà, l’avrete, ma solo fra due anni. Prima devo avere il tempo necessario per farmi crescere la barba in modo che il Drago non mi riconosca … e per orami sono cominciati a crescere sul mento solo due o tre peli.
–          Sia pur così – rispose il re – Ma tra due anni voglio che mi sia consegnato il Drago vivo e vegeto !
Due anni dopo il ragazzo era divenuto un giovane muscoloso con una bella barba folta sul volto ed era pronto ad andare a catturare il Drago. Per la strada incontrò un mendicante e riuscì finalmente a convincerlo a cambiare i suoi vestiti, in modo da esser ben camuffato.
Quando fu giunto alla casa del Drago vide che questi stava dando gli ultimi tocchi ad un’enorme cassa fasciata di ferro. Il finto mendicante disse con voce tremula:
–          Buongiorno Eccellenza ! Non avreste in tozzo di pan secco per un poveretto ?
Quel giorno il Drago era di buon umore, perciò gli disse:
–          Aspetta fino a quando avrò terminato questa cassa e poi andrò a vedere se troverò qualcosa.
–          A cosa deve servire codesta cassa d’acciaio?
–          E’ per un ragazzo che ha ucciso mia moglie e che mi ha rubato il Cavallo Alato. Ma quando l’avrò chiuso qui dentro non avrà più scampo.
–          Si merita davvero il suo destino ! – disse il mendicante – perché si è comportato in modo crudo e malvagio. Ma la cassa sembra troppo piccola per lui, perché non è più un ragazzo, ma è diventato uno degli uomini più grandi e grossi che io abbia mai visto.
–          Ti inganni di sicuro – riprese il Drago – La cassa è così grande che c’entrerei perfino pure io!
Il mendicante replicò:
–          Quel poco di buono deve essere pressappoco alto come te, e se tu entri nella cassa c’entrerà anche lui. Ma son sicuro che per te è troppo piccola.
–          Stupidaggini ! – disse il Drago – C’è quanto posto vuoi ! Guarda, te lo dimostrerò subito !
Così dicendo si arrampicò fino all’orlo della cassa e si rannicchiò all’interno. Il mendicante chiuse il coperchio, girò la chiave nella serratura e strinse le grandi fasce di ferro.
–          Prova pigiare con tutta la tua forza per vedere se ti riesce di aprirla ! – disse al Drago. Il Drago pigiò, ma non riuscì nemmeno a smuovere il coperchio. Poi esclamò: – Chiude benissimo ! Ed ora apri la serratura e fammi uscire !
Ma il giovane non rispose neppure. Invece si tolse il travestimento, caricò la cassa su un carretto e tornò al palazzo.
Quando il re apprese che il Drago si trovava nella cassa, fu talmente eccitato che non volle attendere nemmeno un minuto, ma aprì la serratura e alzò il coperchio un pochino soltanto, perché il mostro non potesse uscire. Tuttavia c’era abbastanza spazio per permettere al Drago di aprire la bocca. Allargando le mascelle, infatti, questi afferrò il Re e lo inghiottì in un sol boccone.
Allora il giovane sbatté giù il coperchio, lo chiuse rapidamente a chiave, e per esser più sicuro, fissò ancor di più la cassa con un gran numero di chiodi.
Dopo di che sposò la figlia del re e regnò su quel paese in modo malandrino fino alla fine dei suoi giorni.

Simone
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