Una terribile eredità di Gordiano Lupi


A cura di katia Ciarrocchi

Me ne sono successe tante di cose durante quella guerra che la memoria non le può conservare tutte, restano solo quelle che hanno lasciato una traccia importante, un marchio indelebile. E tra tutte ce n’è una che ha segnato la mia vita. Una missione nel deserto che ricordo passo per passo. Una missione che poteva essere la mia tomba e adesso è la mia maledizione.
Gran brutta bestia la guerra. Sin dalla scoperta della clava, l’uomo si fa guerra, per conquistare territori, in nome di un Dio, per accrescere il potere, la si adorna di alti valori molari, la si combatte nel nome della pace, ma rimane pur sempre una macchina infernale che non perdona: “L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità”. (John Fitzgerald Kennedy)
Una terribile eredità di Gordiano Lupi (Perdisa 2009), è un romanzo che finito di leggere, ti resta incollato per giorni interi nelle viscere, un dolore stremante nella sofferenza tra le pieghe di una guerra e le sue inevitabili conseguenze.

Il protagonista, strappato dal suo quotidiano in una Cuba che subisce le angherie di Fidel Castro, da una moglie in attesa del loro primogenito, da un lavoro umile ma che garantisce dignità, e trasportato a combattere una guerra che non sente sua, che subisce con profonda tristezza e malumore, in un’Angola devastata e devastante.
Uno stralcio di guerra che Lupi ripercorre in tutta la sua brutalità, descrivendo alla perfezione i sentimenti, i dolori, le tragedie non solo dei soldati ma anche e soprattutto della popolazione.
C’è una testimonianza toccante e tremenda (ne riporto un piccolo stralcio) di una donna che ha vissuto sulla propria pelle la guerra civile in Angola: ”Durante la guerra la vita non esisteva, vivere nelle case significava morte sicura, il nemico era ovunque, attaccava, saccheggiava, uccideva con ferocia.
La vita era fuggire, fuggire e fuggire, dormendo in mezzo alla foresta e iniziando a correre quando, anche in lontananza, si sentivano gli spari dei soldati in arrivo. Seduta per terra, la pentola tra i piedi, Tia Paula inizia a battere il funge con un mestolo di legno scuro, poi si interrompe e alzando gli occhi in mia direzione continua: non avevo paura, aspettavo solo che arrivasse il mio momento. Quando scappando evitavo i corpi di chi era stato ammazzato mi dicevo che presto sarebbe arrivato il mio momento.” (Guerra civile in Angola, la testimonianza di Tia Paula)
Ecco Lupi ha trasmesso tutto questo malessere né Una terribile eredità con una maestria incredibile, come se certi avvenimenti li avesse vissuti sulla sua pelle, lasciando nel lettore un dolore infinito.
Ma il romanzo prosegue, con la fine della guerra per il protagonista e il suo ritorno a casa.
Qui l’autore si muove in un paesaggio che sa molto bene (da grande conoscitore di Cuba in tutte le sue sfaccettature: sociali, economiche, politiche) fa sentire i profumi, permette di vedere i colori, le usanze e quant’altro sia parte di Cuba.
Un proseguo che si slega nei meandri più intimi dell’inconscio, dopo cinque anni di assenza nulla è come si è lasciato, e soprattutto qualcosa di profondamente distruttivo si è istaurato nel dentro del protagonista.
Una ferita che non riesce a rimarginare, un orrendo gesto fatto per sopravvivere nel deserto si impossessa dell’”essere” che una volta a casa, prosegue quasi con gusto: per sopravvivere, per piacere, perché ormai si è sprofondati nella follia più assurda.
La guerra distrugge. Lupi questo lo sa e tratteggia un uomo che nella solitudine non riuscirà mai ad accettare, rielaborare il lutto di tanto orrore e allora cosa rimane? Lasciare che il nuovo “essere” prendi il sopravvento.
E poi… Un romanzo che merita lettura.

Katia Ciarrocchi

Titolo: Una terribile eredità
Autore: Gordiano Lupi
Editore: Perdisa Pop
Collana: Walkie Talkie
Prezzo: € 12.00
Data di Pubblicazione: Settembre 2009
ISBN: 8883723767
ISBN-13: 9788883723766
Pagine: 125
Reparto: Narrativa > Thriller

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