Un paese aperto, mostra fotografica en plein air di Margherita Lazzati


A cura di Alberto Figliolia

C’è Eros, seduto su una panchina, che se la fuma beatamente (la pipa) seguendo e inseguendo le note musicali che scaturiscono, quasi un’antica magia, da una radio. C’è Alvaro, in silenzio davanti a informi ridotte masse di creta, nel cui malleabile nucleo sta ogni potenzialità della materia: che cosa pensa, a che cosa pensa concentrato ma non corrucciato, una sorta di serena nube da filosofo a solcargli il volto? Ci sono Arianna e Rita in tenero colloquio sullo spoglio suolo. C’è il piccolissimo uomo dal sorriso infinito nella serra. Ci sono le carrozzine, che paiono davvero astronavi pronte a un viaggio verso quel meraviglioso ignoto, l’avventura che nella sua quotidianità l’esistere è. E cialde e capsule del caffè che divengono nuovi oggetti e creazioni, danze nel giorno, laboratori artigianali, riflessi nelle pozzanghere che scompaginano il senso comune deliziando  l’intelletto, viste d’interni e panorami del cuore…
Un paese aperto è una straordinaria mostra fotografica en plein air che sino al 20 novembre sarà visitabile nel sagrato della Parrocchiale San Giovanni Battista di Cesano Boscone, comune dello sterminato, eppur fecondo, hinterland milanese. Ne è artefice Margherita Lazzati, che ripropone, dopo la prima esposizione nella centralissima via Dante di Milano, venti fra le migliaia di fotografie scattate all’interno della Sacra Famiglia, istituzione che da ben centoventi anni in quel di Cesano Boscone ha accolto e accoglie umili, bisognosi, disabili. Una Fondazione quella della Sacra Famiglia, creata da Monsignor Pogliani, che ha sempre accostato con intelligenza, sensibilità e amore, quello che può essere definito “il mondo degli ultimi e delle persone più fragili”.
La mostra, curata dalla Galleria l’Affiche di Milano, è, come detto, allestita nello spazio aperto della piazza, nell’agorà cesanese, a segnare e segnalare che nessuno può ignorare l’altro. E poi chi è l’altro? Ciascuno di noi è l’altro. E nessuno è diverso, anzi tutti lo siamo: in una rete empatica.
Margherita Lazzati aveva già intrapreso il suo lavoro di ricerca sociale con un magnifico reportage sugli homeless, sui diseredati per antonomasia, quelli senza più chances o rimedio, fra Milano e il mondo, in quell’altrove che solennemente la società dei consumi tende a celare, a rimuovere, salvo affettati pietismi o morbosi moralismi. Un paese aperto è un’altra tappa del suo itinerario in cui arte e sociale felicemente si sposano.
Ospiti. personale e volontari della Sacra Famiglia, ritratti, con pazienza, passione e delicatezza, dalla Lazzati, fan tutti parte di un meraviglioso e significativo “paese reale che affronta i problemi di una quotidianità complicata”.
“Dopo la bellissima mostra in via Dante a Milano – commenta il direttore generale della Sacra Famiglia Paolo Pigni – abbiamo voluto riproporre qui, a Cesano Boscone, le splendide foto di Margherita Lazzati. È il nostro modo per rendere omaggio e ringraziare le tante persone che ogni giorno si dedicano alla cura dei nostri ospiti. Da centovent’anni anni Sacra Famiglia sostiene le persone che hanno bisogno di aiuto e questa mostra non può che essere dedicata soprattutto a loro, che ne sono i veri protagonisti”.
Una mostra semplice ma ricca, toccante, dagli effetti profondi e dagli innumerevoli stimoli, spunti e suggestioni: sentimento e intelligenza, passione civile, amore per il prossimo, il dono di sé e del proprio talento per un consorzio umano migliore, più degno.

Alberto Figliolia

Margherita Lazzati è entrata nella Fondazione Sacra Famiglia con lo stesso spirito con il quale entra tutte le settimane nel Carcere di Opera, così come era andata oltre quel muro invisibile che separava a Milano una popolazione nascosta nelle stazioni, nei sottopassaggi, ai margini delle strade e degli sguardi. La Lazzati, come sempre, ha scritto, ha dipinto, ha raccontato, ha creato ritmi con la sua piccola Leica: al centro della sua attenzione, più che una ricerca estetica o un’urgenza tecnica, è sempre il senso di una realtà, quotidiana e assoluta, alla quale si avvicina con timidezza, emozione, determinazione, ma anche con una lucidità quasi chirurgica.

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