Tulpa – Perdizioni mortali di Federico Zampaglione


A cura di Gordiano Lupi

Tulpa – Perdizioni mortali (2012) è l’ultima opera di Federico Zampaglione, presentata al Frightfest di Londra, basata su un soggetto originale di Dardano Sacchetti e interpretata da una disinibita Claudia Gerini. Il film non ha niente a che vedere con il precedente Shadow, eccellente horror d’atmosfera. Tulpa è un thriller eccessivo, inquietante, ricco di suspense, estremo nelle sequenze erotiche, molto gore nei delitti, ben realizzato nelle parti di azione e per quel che concerne gli effetti speciali. Zampaglione cita a piene mani il cinema italiano del passato, soprattutto il giallo erotico, il thriller alla Dario Argento, Sergio Martino, Lucio Fulci e Mario Bava. Il killer indossa cappellaccio, impermeabile nero e impugna un coltello da macellaio, inoltre il regista lo inquadra spesso in soggettiva mostrando i delitti dal suo punto di vista. Tulpa è stato girato in digitale e recitato in lingua inglese per avere maggiori possibilità di distribuzione nei paesi anglofoni. Purtroppo il doppiaggio italiano non è esente da pecche. Gianmarco Tognazzi doveva far parte del cast, ma si è ritirato dal progetto ed è stato sostituito da Tozzi; le poche parti già girate dall’attore sono state sostituite con nuovo materiale.
Vediamo la trama. Lisa (Gerini) è una donna in carriera con un singolare hobby notturno che pratica al Tulpa, club privè dove tutto è permesso: sesso di gruppo, amori lesbici, rapporti sadomaso, bondage, un locale gestito da Kiran, figura misteriosa di santone buddista (Nout Arquint, il Caronte di Shadow). Lisa evade dal quotidiano di manager – braccio destro di un ingessato Michele Placido – e frequenta il locale dove sfoga una libido repressa. Un misterioso assassino vestito secondo la miglior tradizione del thriller italiano, uccide uno dopo l’altro i frequentatori del Tulpa che hanno avuto raapporti con la donna. Il club privè è un tempio del sesso dotato di regole ferree: i frequentatori non devono conoscersi, si trovano solo per condividere erotismo, portando all’ennesima potenza l’idea bertolucciana di Ultimo tango a Parigi.  Claudia indaga  sulle identità di alcuni per capire che cosa sta accadendo e chi può essere in pericolo, ma il killer potrebbe essere anche un rivale che lavora nella sua stessa azienda. Dieci piccoli indiani versione corretta al macabro, in fondo, perché i delitti sono terribili e ben riprodotti. Citiamo la ragazza legata a una giostra e sfregiata con il filo spinato, l’omicidio con la padella di olio bollente, l’uomo crocefisso e perforato a colpi di trapano, la vittima massacrata e divorata dai topi. Tulpa è un vero e proprio giallo estremo che si risolve solo alla fine, capace di inchiodare lo spettatore alla sedia per sapere chi sia l’assassino e quale molla lo spinga a uccidere in modo così efferato. Il killer è l’amica Giovanna (Cescon), folle innamorata di Lisa che non sopporta di vederla impegnata in giochi erotici al Tulpa. Il finale è ricco di suspense, converte il thriller in horror, perché a eliminare l’assassino è un demone liberato dalla sua stessa follia, l’ectoplasma del sacerdote del Tulpa che si materializza e uccide. Un buon lavoro, in definitiva, che gran parte della critica ha stroncato forse per eccesso di aspettative dopo aver visto un’opera originale come Shadow. Gli attori sono un po’ svogliati. Michele Placido pare chiedersi che cosa ci stia facendo lì in mezzo e anche Claudia Gerini – a parte le sequenze erotiche e le scene thriller – recita pessimi dialoghi. La parte thriller – horror è ottima, quel che manca è la cornice, il contenitore degli effetti speciali e degli efferati omicidi. Musica ottima, curata dal regista, cantante dei Tiro Mancino, e da Andrea Moscianese; bella fotografia romana, montaggio serrato, suspense a buoni livelli. Ottime parti oniriche di taglio horror, credibili le sequenze erotiche – pure le più estreme – con una Gerini mai così nuda e disinibita. Il rosso è il colore dominante di tutte le parti erotiche che abbondano in amori lesbici e rapporti a tre. Le soggettive ricordano il miglior Dario Argento, alcune sequenze fanno venire a mente opere come Thrauma e Profondo Rosso. Gli eccessi gore, soprattutto gli occhi estirpati e inquadrati in primo piano, le dita recise, i coltellacci che squartano le carni, ricordano analoghe sequenze girate da Lucio Fulci. Alcuni rimandi all’esoterismo caro al Dario Argento prima maniera sono indispensabili per comprendere il finale. Il tulpa sarebbe un’essenza liberata dal nostro karma, secondo il buddismo tibetano e in particolari situazioni potrebbe dare vita a demoni sanguinari.
Manlio Gomarasca su Nocturno (numero 120 – agosto 2012) scrive: “Zampaglione si dimostra pienamente a suo agio nel manovrare gli stilemi del genere e riesce nella difficile ricerca di equilibrio tra reale e surreale. Da profondo conoscitore del giallo all’italiana, dosa con sapienza e mestiere sangue, sesso ed erotismo. Il suo modello è Argento, ma alcune morti hanno il sapore sadico e assurdo del miglior Fulci (la mano di Sacchetti si sente)”. Possiamo soltanto condividere la corretta analisi del noto critico milanese. Zampaglione si conferma una promessa del nostro cinema di genere, non solo imitatore del passato, ma anche interprete moderno e pieno di ritmo di nuove storie macabre. Dardano Sacchetti, da noi avvicinato, ha detto: “Io  mi sono limitato a vendere un soggetto che poi Zampaglione ha sceneggiato insieme a Gensini, lo sceneggiatore dei suoi film. La sceneggiatura ha un’impostazione leggermente diversa dal soggetto originale avendo sviluppato più il lato giallo (direi quasi classico) che il lato esoterico. Le scene di paura sono molto efficaci e ben girate. Gli attori sono bravi, l’ambientazione romana è molto suggestiva. Federico mi aveva già cercato un paio di anni fa per i diritti di un remake, che poi non si poteva fare in quanto i diritti sono pasticciati. Ci siamo trovati bene insieme, quindi lui mi ha chiesto un soggetto originale, Tulpa appunto”. Terminiamo con una stroncatura, contenuta nel Mereghetti 2014 (una stella): “Tra tediose efferatezze (evirazioni, sbranamenti, occhi cavati dal filo spinato) e morbosità oniriche fotografate come in un hard, Zampaglione  continua a girare attorno al cinema di genere su cui si è formato il suo immaginario. Ma il giallo argentiano a cui stavolta s’ispira (riservando citazioni anche esplicite a Bava, Fulci e Martino) è basato su meccanismi così abusati che il responsabile della mattanza si intuisce troppo presto. E se tante sequenze sono girate con maldestro dilettantismo, pare provenire dal maestro Dario anche la capacità di tirare fuori il peggio da attori solitamente d’altro spessore”. Condividiamo soltanto la modesta interpretazione da parte degli attori, diretti svogliatamente, ma non tutto il resto. Tensione erotica e narrativa sono ai massimi livelli e la soluzione del giallo si scopre soltanto all’ultima sequenza.

Regia: Federico Zampaglione. Soggetto: Dardano Sacchetti. Sceneggiatura: Giacomo Gensini, Federico Zampaglione. Fotografia. Giuseppe Maio. Montaggio: Marco Spoletini. Effetti Speciali: Leonardo Cruciano (trucco), Bruno Albi Marini (visivi). Musiche: Fedrrico Zampaglione, Andrea Moscianese (The Alvarius). Edizioni Musicali Emergency – Music Italy Deriva. Costumi: Ginevra Polverelli. Arredamento: Giampietro Preziosa. Scenografie: Maria Luigia Battani. Suono in Presa Diretta: Adriano Di Lorenzo. Aiuto Regia: Leopoldo Pescatore. Produzione: Maria Grazia Cucinotta, Giovanni Emidi, Silvia Natili (Italian Dreams Factory). Coproduzione: Giulio Violati (Seven Dreams Productions). Casting/ Operatore alla Macchina. Federico Zampaglione. Location: Eur, Parco Divertimenti Roma 70, Belladonna Club, Libreria Il Seme SRL.

Interpreti: Claudia Gerini (Lisa), Michele Placido (Massimo Roccaforte), Michela Cescon (Giovanna), Nout Arquint (Kiran) Giulia Bertinelli (Paola), Laurence Belgrave (Gerald), Vincenzo Failla (uomo grasso), Ivan Franek (Stefan), Emanuela Di Bari (buttafuori), Simone Castani (corriere), Christiane Grasse (barbona), Chopin Yohann (Chopin), Pierpaolo Lovino (Max), Piero Maggio (Ivan), Giorgia Sinicorni (ragazza bondage), Crisula Stafida (Giulia), Achille Sganga (suonatore), Barbara Lisa Silva (donna sogno), Ennio Tozzi (Terry), Federica Vincenti (Marla).

Il Trailer Italiano:
http://www.youtube.com/watch?v=Rcu0kae-4EY

Gordiano Lupi
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