Tu scorri


scorri

Tu scorri

Rossi come rubini o ambrati,
chicchi straripanti di sole,
scoppiano dalle pigne.
Che attaccate alla vite: grevi,
mature e dolci s’affaccian
dalle vigne.

Attendono abili mani
a staccarle dal ramo
e, porle dentro capienti ceste.
La madre spossata
ormai spoglia, non si sente
sola.

Al riposo invernale si prepara.
Attaccata alla terra, dorme
il suo giusto sonno e si consola.
E pone ancora seme.

E tu, vino scorri
come sangue scarlatto
della terra nostra.
Sei vita, estasi, amore,
compagno di gaiezze,
di terreni piaceri.

Sai ascoltare dai calici
e scendere nei cuori.
Pur se il dolore implode
dentro agli uomini.
Tu scorri ed il tuo fluido,
placa gli spasmi agli animi.

E scorri e danzi, e danzi e scorri
fluente nelle menti.
La tua musica trasporta il tempo,
in una danza atavica,
l’ accompagna e trastulla,
in vortici ancestrali e poi lo culla.

Il suo movimento ritmico
e vagamente magico,
che filò Bacco, rubando fibra ai sogni:
Spezza, spazi e barriere,
rompe gli argini al lume della luna.
Finché giunge, laddove
passato e futuro si compenetrano.

E tu, uomo lascia che la tua notte,
si spogli dolcemente dalle tenebre.

Serenella Menichetti

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