Truman Capote – A sangue freddo


A cura di Tania

Titolo originale dell’opera ‘In Cold Blood’ 1965
Questo romanzo racconta un fatto di cronaca realmente accaduto in Kansas, Stati Uniti: l’assassinio della famiglia Clutter a vvenuto il 16 novembre 1959 per mano di due balordi Perry Edward Smith e Richard Eugene Hickock. I due, usciti di carcere in libertà vigilata, credendo ad una vaga informazione relativa ad una cassaforte presente nella casa di un agricoltore si diressero ad Holcomb. Qui, entrati in casa dei Clutter, dopo aver cercato inutilmente il denaro, uccisero barbaramente ad uno ad uno l’intera famiglia, marito, moglie e due figli. Iniziarono così a fuggire mentre la polizia cercava il movente di un delitto che non sembrava avere alcuna apparente giustificazione e che, per la sua efferatezza, non aveva precedenti in una cittadina così tranquilla. Una soffiata dal carcere mise la polizia sulla traccia dei due i quali, dopo aver rubato un’automobile, vennero arrestati e dopo un lungo interrogatorio confessarono le loro colpe. Il processo durò molto a lungo e, dopo cinque anni, gli assassini vennero condannati a morte.
Truman Capote seguì l’intero processo e conobbe di persona Perry e Richard di cui diventerà amico e confidente arrivando a conoscerne le vite in profondità. La stesura del romanzo durerà quanto il processo e uscirà a puntate sulla rivista The New Yorker. Nel raccontare i fatti Capote cercherà di analizzare l’animo dei colpevoli per comprendere come sia possibile arrivare a compiere gesti tanto terribili. La mancanza di affetto, l’omosessualità di uno dei due, la violenza subita fin da bambini il terribile ambiente in cui sono vissuti li rende diversi? Sicuramente si.
Ma ne giustifica il comportamento? Qui la risposta è molto più difficile. Tuttavia sembra dirci l’autore la pena di morte non serve a niente. Ma a quale scopo viene utilizzata? Per vendetta, per redimere peccati che non potrebbero in alcun modo trovare perdono o è solo uno strumento di cui la società si serve per difendersi dal ripetersi degli eventi delittuosi? Su questo la risposta viene lasciata aperta. Capote descrive poi, senza mezzi termini o ambiguità, una società perbenista capace di generare mostri che sfuggono al proprio controllo che si limita ad emarginare con la dizione di “diversi”. Quando poi il loro comportamento viene a toccarla direttamente ed il danno è già fatto, si limita a condannarli abbastanza sbrigativamente, senza dargli alcuna possibilità di redenzione.
Capote da omosessuale fu esso stesso vittima di questi pregiudizi ed instaurò uno strano rapporto con Perry carnefice e, a sua volta, vittima della violenza in lui inculcata fin dalla tenera età e poi divenuta per lui un modo di offesa e di difesa verso il mondo circostante.
Questo libro ti trascina nei meandri più nascosti della sofferenza vera non filtrata da altri sentimenti se non quella che l’ha generata e cioè l’odio che gli assassini provano verso un mondo che sembra non voler mai comprenderli e ad accettarli per quello che sono.
La scrittura usata da Capote appare cruda, realista ma anche ricca di una partecipazione emotiva sotterranea che lascia senza parole. A Capote non sfugge alcun dettaglio nella vita dei due assassini di cui analizzerà il comportamento sia prima che dopo il verificarsi dell’evento delittuoso e che seguirà fino al momento in cui li accompagnerà sul patibolo.
La domanda finale che quindi l’autore vuole rivolgere a tutti noi è: PUO’ L’UOMO VINCERE LA VIOLENZA INFLIGGENDO A CHI L’HA CAUSATA LA STESSA PENA E TROVANDO IN QUESTO UN CERTO RISTORO ED UNA PACE INTERIORE? Non sembra proprio. I carnefici, senza provare alcun senso di pentimento, moriranno senza sapere a cosa sarà valsa la loro morte e chi resterà non troverà pace se non nel ricordo di quelli che non ci sono più. Al termine del libro Capote farà dire a Dewey, l’ispettore che ha seguito tutto il caso e grande amico dei Clutter, ‘Mi ero immaginato che la morte di Smith e Hickock avrebbe prodotto una sensazione di completamento, di liberazione un’opera compiuta secondo giustizia. Mi scoprii invece a ricordare in quell’occasione l’ultima volta che ero stato al cimitero a vedere la tomba di mio padre nonché quella dei Clutter episodio che aveva già praticamente concluso per me il caso’.
Grande libro da leggere tutto di un fiato che porta più che mai a riflettere su quale debba ancora oggi essere il significato della pena di morte.

Sul tema di questo libro da segnalare il bellissimo film “Truman Capote: a sangue freddo” del 2005 del Regista Bennett Miller in cui, attraverso la biografia di Capote, si racconta la genesi che ha portato alla stesura del libro.
Il protagonista del film Philip Seymour Hoffman ha ottenuto nel 2006 il premio Oscar come miglior attore protagonista.

Titolo: A sangue freddo
Autore: Truman Capote
Traduttore: Dettore M.
Prezzo: € 19.60
Editore: Garzanti Libri
Collana: Nuova biblioteca Garzanti
Data di Pubblicazione: Giugno 2005
ISBN: 8811683114
ISBN-13: 9788811683117
Pagine: 391
Formato: rilegato
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

Brevi note biografiche su Truman Capote
Nato nel 1924 a New Orleans passò un infanzia terribile. Studente molto promettente dotato di grande fantasia e capacità letterarie vinse tutti i premi letterari scolastici esistenti. Trasferitosi a New York cominciò a frequentare il mondo del giornalismo dove iniziò a pubblicare alcuni racconti per Harper’s Bazaar e per il Southern Gothic Novelist. Divenuto sceneggiatore, drammaturgo, esponente di spicco del jet set, una delle personalità più acute del suo tempo arriverà al grande successo con la pubblicazione nel 1958 del romanzo “Colazione da Tiffany” da cui nel 1961 verrà tratto il famoso film di Blake Edwards con Audrey Hepburn e Georg Peppard. Nel 1965 verrà pubblicato a “Sangue freddo” che diventerà il capostipite di un nuovo genere letterario il “Romanzo verità”. Il suo ultimo romanzo “Preghiere esaurite” nel quale avrebbe dovuto condensare in un grande affresco il regno del nulla del mondo del jet set, resterà incompiuto. Ormai alcolizzato e del tutto dedito alla droga, dimenticato dagli amici e dal jet set, morirà solo a Los Angeles il 25 agosto del 1984.

Tania

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