Tonino Guerra, il poeta delle piccole cose


A cura di Gordiano Lupi

La scomparsa di Tonino Guerra ci fornisce l’occasione per ripercorrere la vita e le opere di un poeta in prestito al cinema, che ha saputo scrivere soggetti lirici intrisi di sentimento e passione. Il tema principale di Guerra è il ricordo, legato alla terra natale, alla campagna, ai luoghi della Romagna che non è mai riuscito ad abbandonare. Le piccole cose della vita contadina, di pascoliana memoria, intrise di elementi gozzaniani, rivissuti con ottimismo e fiducia nel futuro. Amarcord di Federico Fellini è il suo film manifesto che unisce le sensibilità di due grandi autori, amici e conterranei. Mi ricordo, è la traduzione del titolo, infatti la pellicola è un’insieme di bozzetti che narrano la vita di provincia di un paese della riviera adriatica. Il mare è un altro tema caro a Tonino Guerra, come a tutti gli scrittori per i quali il ricordo rappresenta la dimensione fondamentale del racconto.

Breve biografia
Tonino Guerra nasce a Sant’Arcangelo di Romagna nel 1920, dove muore nel 2012. Prigioniero in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Laureato al Magisteri di Urbino. Insegna nelle scuole elementari e persino alla madre analfabeta, sua prima allieva. Sceneggiatore per Michelangelo Antonioni (L’avventura, La notte, L’eclisse, Deserto rosso, Blow-up), Francesco Rosi (Cronaca di una morte annunciata), i fratelli Taviani (La notte di San Lorenzo), Andreij Tarkovskj (Nostalghia) e Federico Fellini (Amarcord). Si trasferisce a Roma per scrivere sceneggiature ma dopo qualche anno ritorna nella sua Romagna, ai campi e alle montagne che non poteva abbandonare. Tonino Guerra scrive alcuni romanzi passando dal Neorealismo al Surrealismo: La storia di Fortunato (1952), Dopo i leoni (1956), L’equilibrio (1967), L’uomo parallelo (1969), Storie dell’anno Mille (1973), I cento uccelli (1974), Il polverone (1978), I guardatori della luna (1981), La pioggia tiepida (1984), Il vecchio con un piede in Oriente (1990). Insieme a Luigi Malerba scrive Millemosche (1969 – 1971) e con Michelangelo Antonioni la favola contemporanea L’aquilone (1983). Ci lascia alcuni libri di poesia in dialetto romagnolo, che comincia a scrivere in campo di concentramento: Gli scarabocchi (1946), La schioppettata (1950), Lunario (1954), I buoi (1971), Il miele (1982), La capanna (1986), Il viaggio (1986), L’orto di Eliseo (1989).

Il viaggio, dal poemetto al  cinema
Scegliamo un modo insolito per ricordare Tonino Guerra, pubblicando un estratto del poemetto Il viaggio (1986), nella sua traduzione in italiano, per mettere in evidenza la sua vena da sceneggiatore – poeta. Il viaggio, infatti, rappresenta il soggetto sulla base del quale è stato sceneggiato il film Viaggio d’amore (1980) di Ottavio Fabbri.

Estratto da Il viaggio

Un giorno d’ottobre si misero in cammino
nel fiume, lungo i sentieri di sabbia dietro
quelle linguette d’acqua che saltano tra i sassi.
Del mare i due avevano scorto soprattutto
una pescivendola che fino al millenovecentoquaranta
arrivava lassù da loro in bicicletta,
poi s’era fatta il sidecar e portava
le cassette piene di ghiaccio e pesci
e raccontava che vi erano bestie
dentro l’acqua, più grandi delle vacche
e che a volte si arenavano balene
che erano montagne di carne
sulla sabbia.
Rico e la Zaira non avevano mai visto il mare
che in linea d’aria, passando per i sentieri del fiume,
distava sì e no trenta chilometri.
Adesso che avevano quasi ottant’anni
S’erano decisi a fare a piedi quel viaggio di nozze
che avevano rimandato di anno in anno. Abitavano
a Petrella Guidi, un ghetto di vecchie case
ove ogni tanto c’era qualche cavallo
che scappava dalle mani del maniscalco
e faceva le lucciole sotto gli zoccoli matti
e di notte l’odore del pane che cuoceva
nel forno, te lo sentivi fin dentro il letto,
rannicchiato nei buchi del materasso di foglie. Rico
aveva fatto il barbiere quasi settant’anni per gli uomini
e per le donne e poi tosava i somari e le pecore;
la Zaira sbrigava le faccende di casa
e a volte teneva il catino d’acqua
in cui l’artista lavava il pennello.

Viaggio d’amore (1990) di Ottavio Fabbri è un film scritto da Tonino Guerra per raccontare un viaggio tra due anziani coniugi (Lea Massari e Omar Sharif) che ripensano al passato e tracciano il bilancio della loro vita. Nel cast ci sono anche Florence Guérin e Stéphane Bonnet. Ciccio Ingrassia interpreta un parroco che la coppia incontra durante un viaggio che li porterà finalmente a vedere il mare. Il film è poetico, intriso di suggestioni liriche e di momenti sentimentali, anche se da un punto di vista cinematografico non è esaltante. Troppo lento come montaggio, si riscatta per una fotografia intensa, per i dialoghi  e per il tema che racconta l’amore nella terza età. Viaggio d’amore non è un film per cui sarà ricordato Tonino Guerra, alle prese con un regista non eccelso, autore soltanto di film musicali, di documentari sulla Formula Uno e di alcune sceneggiature. Volevamo parlarne per il collegamento tra la poesia e la sceneggiatura che in questo caso è evidente. Tra i tanti capolavori firmati da Guerra ricordiamo: E la nave va, Ginger e Fred, Prova d’orchestra e Casanova, tutti lavori per Federico Fellini. Matrimonio all’italiana e I girasoli di Vittorio De Sica sono altri due film che godono del suo apporto determinante. Blow-up di Antonioni gli vale la nomination all’Oscar per la sceneggiatura. Tonino Guerra era una persona d’altri tempi, appassionato lettore, uomo di vasta cultura, innamorato di cinema, poesia e letteratura. Inutile dire che il suo genio ci mancherà.

Gordiano Lupi
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