Todo modo di Elio Petri 1


A cura di Gordiano Lupi

Elio Petri firma uno dei suoi ultimi lavori e si getta in un attacco contro il potere democristiano denunciando trent’anni di malgoverno, corruzione, malversazioni e collusioni con la Chiesa. Il film, girato quasi completamente negli stabilimenti di Cinecittà, è molto teatrale, si basa sulle grandi capacità recitative di Marcello Mastroianni e Gian Maria Volonté, si avvale di un’interpretazione intensa di Ciccio Ingrassia e di una diligente Mariangela Melato. Tutto parte da una riunione annuale di politici, imprenditori, giornalisti, ministri, presidenti di enti statali e parastatali per svolgere una serie di esercizi spirituali. Mastroianni è il prete che conduce le giornate, dirigendo i lavori secondo le regole fissate da Sant’Ignazio di Loyola, nel 1500, per formare uomini politici e di potere.  La storia si scandisce lentamente in una vigilia e tre giornate, mentre fuori dal convento impazza una strana epidemia che miete decine di vittime. Todo modo è un atto di accusa senza vie di scampo al potere democristiano, a un modo amorale di fare politica, sfruttando religione e fede come paravento. Volonté è un perfetto Aldo Moro, il Presidente, anche se il regista fa scrivere la frase “riferimenti a persone e fatti sono causali”, moderato e conciliatore, alla ricerca del modo più mellifluo per dire e non farsi capire.
Mariangela Melato è la moglie che vorrebbe per il suo uomo solo il potere, che lo consiglia, lo ascolta, lo protegge materna, ma in fondo peccatrice perché preda di desideri inconfessabili. Marcello Mastroianni è – come lui stesso si definisce – il prete cattivo, che fa affari con i politici, ma è stanco di assolvere schiere di peccatori incalliti. Ciccio Ingrassia è l’integerrimo Woltrano che si rifiuta di magiare con dei ladri, accusa il malgoverno, vorrebbe ricostruire il partito da zero, si macera nelle carni e nella mente per espiare. Pure lui ha i suoi punti deboli: “Comandare è meglio che fottere!”, dice. E come tutti, in fondo, cerca solo il potere. Mastroianni è eccellente nei panni di un prete che si scaglia contro la corruzione: “Dio vorrà ascoltarvi se non avete mai agito in suo nome?”, ma è ancora più bravo nelle meditazioni sul peccato, durante la recita del rosario e nella preghiera sulla croce. “Il peccato di un uomo di potere è maggiormente degno dell’inferno. Il potere deve restituire il maltolto, se vuole ottenere la remissione del peccato”, dice durante l’omelia.
Elio Petri critica il sistema basato sul malaffare, affronta con toni cupi e grotteschi la crisi della politica e il timore degli uomini di governo di perdere un ruolo guida. Il film si trasforma in un thriller dai toni soprannaturali quando i politici cominciano a morire uno dopo l’altro e un poliziotto come Renato Salvatori viene chiamato a indagare. Pure Woltrano è trovato morto, rinchiuso in due sacchi dell’immondizia, insieme a mutandine e calze femminili rubate alla moglie del Presidente. Tutto sembra una resa dei conti tra correnti democristiane che il Presidente decifra con la frase di Sant’Ignazio: “Todo modo para buscar la voluntad divina”, contenuta nelle sigle delle aziende di Stato che ogni morto dirigeva. Quando viene trovato Mastroianni suicida nella cripta, la spiegazione razionale vorrebbe accusarlo di tutti i delitti, compiuti per liberarsi dei nemici. Non è così. Il finale assume un tono ancora più grottesco e surreale mano a mano che l’accusa al potere diventa devastante. Tutti i politici sono morti nel cortile dell’albergo e i loro corpi sono orrendamente sfigurati. Il Presidente si inginocchia di fronte a Dio e si fa uccidere dal segretario (Franco Citti) con due colpi di pistola. Niente ha una spiegazione razionale nel nostro paese, aveva detto poco prima il Presidente. Il potere distrugge se stesso, cinico e feroce come i suoi elettori, i ricchi impostori che lo tengono in piedi. Neppure la Chiesa lo tollera più, non accetta la dissacrazione dei valori, anche se è consapevole di essere coinvolta negli intrallazzi. Il finale macabro chiude un film che si ricorda per grandi prove recitative, scenografie cupe di Dante Ferretti e musica intensa di Ennio Morricone.
Paolo Mereghetti concede due stelle a Todo Modo: “Costruito come una commedia grottesca che sconfina nel simbolico e nel fantastico, il film rimane però vittima del suo stesso virulento pessimismo lasciando alla fine l’impressione di un’opera inutilmente apocalittica e narrativamente squinternata. Solita grande performance mimetica di Volonté, somigliantissimo ad Aldo Moro. Per la violenza delle accuse determinò una levata di scudi da parte della critica cattolica”. Riportiamo il giudizio del critico Volpi: “Il film trasforma la contemplazione del processo di autoestinzione dell’ideologia cattolica raccontata da Leonardo Sciascia nella descrizione dell’autodistruzione politica della classe dirigente democristiana”. Pino Farinotti arriva a tre stelle, ma senza un convincente giudizio critico, limitandosi al sintetico racconto della trama, di per sé poco narrabile, visti i toni grotteschi. Morando Morandini concede due stelle e mezzo, ma per il pubblico sono soltanto due (il film non è commerciale): “Dal romanzo di Leonardo Sciascia (1974), giallo politico ma anche apologo metafisico, Elio Petri ha tratto un film sbilanciato, ripetitivo, enfatico, così proteso nel cielo della fantapolitica da perdere i contatti col pianeta della politica reale, nonostante il rilievo di alcuni personaggi (Volonté è 80% Moro e 20% Andreotti) e la graffiante sagacia di certe scene”. Condivisibile la critica di Morandini, luci e ombre che anche noi abbiamo cercato di indicare, pure se il film conserva freschezza e interesse a distanza di anni.

Regia: Elio Petri. Sceneggiatura: Elio Petri. Soggetto: Leonardo Sciascia, liberamente ispirato al romanzo Todo modo (Einaudi). Collaboratore alla Sceneggiatura: Berto Pelosso. Consulenza: Marco Ferronato. Costumi: Franco Carretti. Montaggio: Ruggero Mastroianni. Fotografia: Luigi Kuveiller. Scenografie: Dante Ferretti. Aiuto Regista: Umberto Angelucci. Assistente alla regia: Giovanni Piccioni. Effetti Speciali: Italo Cameracanna. Direttore di Produzione: Stefano Pegoraro. Produzione: Cinevera Spa. Produttori Associati: Francesco Genesi, Giorgio Cardelli. Realizzazione: Daniele Senatore. Musiche: Ennio Morricone. Interpreti: Gian Maria Volonté, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato, Ciccio Ingrassia, Franco Citti, Renato Salvatori, Michel Piccoli, Cesare Gelli, Tino Scotti, Adriano Amedei Migliano, Giancarlo Badessi, Mario Bartoli, Nico Costa, Guerrino Crivello, Marcello Di Falco, Giulio Donnini, Ado Farina, Giuseppe Leone, Renato Malavasi, Riccardo Mangano, Piero Mazzinghi, Lino Murolo, Piero Nuti, Loris Perera Lopez, Luigi Uzzo, Luigi Zerbinati, Riccardo Satta. Girato: Cinecittà.

Per vedere il film restaurato da Cinecittà International: http://www.youtube.com/watch?v=wnYYXxCbcjw

Gordiano Lupi
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Un commento su “Todo modo di Elio Petri

  • Corrado

    Ho appena visto il film per la prima volta. Riconoscendo valide le critiche al film, mi pongo la domanda: esiste nella storia del cinema italiano un film cosi’ graffiante, acuto e diretto sulla politica del potere o, se vogliamo, sul potere della politica in Italia?