Tiziano Terzani: Un altro giro di giostra


Citazioni tratte da: Un altro giro di giostre

Mi parve che tutta la mia vita fosse stata come su una giostra: fin dall’inizio m’era toccato il cavallo bianco e su quello avevo girato e dondolato a mio piacimento senza che mai qualcuno fosse venuto a chiedermi se avevo il biglietto. No. Davvero il biglietto non ce l’avevo. Tutta la vita avevo viaggiato a ufo! Bene: ora passava il controllore, pagavo il dovuto e, se mi andava bene, magari riuscivo anche a fare… un altro giro di giostra.

I libri sono come i figli, che bisogna almeno essere incinta per pensare di farli.

Gli indiani se lo rammentano con la storia dell’uomo che, rincorso da una tigre, scivola in un baratro. Cadendo nel vuoto il poveretto riesce ad aggrapparsi a un arbusto, ma anche quello comincia a cedere. Non ha scampo: sopra di sé le fauci della tigre, sotto l’abisso. In quel momento però, proprio lì, a portata di mano, fra i sassi del dirupo, l’uomo vede una bella fragola rossa e fresca. La coglie e… mai una fragola gli parve così dolce come quell’ultima.

Soprattutto sono convinto che la nostra conoscenza del mondo e di noi stessi è ancora estremamente limitata e che dietro le apparenze, dietro i fatti, c’è una verità che davvero ci sfugge, perché sfugge alla rete dei nostri sensi, ai criteri della nostra scienza e della nostra cosidetta ragione.

«E la melodia?» gli ho chiesto un giorno.
«Non è facile. Bisogna prepararsi e a volte la si sente: è la melodia della vita dentro, la vita che sostiene tutte le vite, la vita dove tutto ha il suo posto, dove tutto è integrato: il bene e il male, la salute e la malattia, la vita interna dove non c’è nascita e non c’è morte.»

Un uomo va dal suo re che ha grande fama di saggezza e gli chiede: «Sire, dimmi, esiste la libertà nella vita?»
«Certo», gli rispose quello. «Quante gambe hai?»
L’uomo si guarda, sorpreso dalla domanda. «Due, mio Signore.»
«E tu, sei capace di stare su una?»
«Certo.»
«Prova allora. Decidi su quale.»
L’uomo pensa un po’, poi tira su la sinistra, appoggia tutto il proprio peso sulla gamba destra.
«Bene», dice il re. «E ora tira su anche quell’altra.»
«Come? E’ impossibile, mio Signore!»
«Vedi? Questa è al libertà. Sei libero, ma solo di prendere la prima decisione. Poi non più.»

…per acquietare la mente, la cosa importante non è resistere ai pensieri che insorgono, ma prenderne coscienza, accettare che ci sono: è più facile che se ne vanno così piuttosto che cercando di cacciarli.

Come un vecchio veliero che, cercando di non andare a fondo in mezzo a una tempesta, butta a mare tutta la zavorra – le casse della polvere, i barili del rum e tutto quel che prima era sembrato indispensabile -, io riducevo all’essenziale i rapporti umani e tagliavo via tutti i legami inutili, quelli tenuti per abitudine, per opportunismo, o per semplice cortesia.

…i pesi e le misure, i valori dai quali pensiamo che la nostra vita dipenda, sono delle pure convenzioni. Sono dei modi con cui ci regoliamo, ma anche ci appesantiamo, l’esistenza. La nostra vita, a guardarci bene dentro, non dipende affatto da quelli. Successo, fallimento sono criteri estremamente relativi per giudicare un avvenimento, un periodo della vita che comunque è di per sé passeggero, impermalente. Quel che ora ci pare insopportabile fra dieci anni ci parrà irrilevante. Probabilmente ce lo saremo quasi dimenticato.

La memoria, spesso ce la dimentichiamo, ci fa strani scherzi. Si ricorda e si dimentica quello che vuole. E lo fa apparentemente senza alcuna ragione: almeno non chiara a noi che spesso crediamo di essere la memoria, o che quella ci appartenga, o che almeno ne siamo i controllori.
I vecchi si arrabbiano, a volte si disperano, quando non ricordano il nome di una persona o la parola giusta per un oggetto e prendono questo come un segno del loro decadere, un segno di qualcosa che improvvisamente non va più. Ma, a pensarci bene, è sempre così: fin da piccoli la memoria si fa i fatti suoi, mettendo da parte ciò che le pare e tirandolo fuori, magari distorto e manipolato, quando noi, per una ragione o un’altra, andiamo a frugare nei suoi recessi.

… la vita non è fatta per essere semplicemente vissuta, ma per essere capita. In altre parole non si vive per vivere, ma per scoprire il senso del vivere.

Se la ragione coi suoi prodotti, come le ideologie e le religioni, operano nel mondo fuori, era fallita nel compito di migliorare la condizione umana, sempre più dominata da sentimenti di separazione e dalla violenza, era sensato guardare dentro all’uomo stesso per cercare una soluzione diversa. Forse siamo seduti sulla soluzione. Forse noi siamo la soluzione perché si sia capace di sfuggire alla schiavitù del pensiero prestabilito, dell’esperienza, di ciò che crediamo di sapere, per poter riconquistare la libertà dell’immaginazione e uno spazio in cui esercitare la nostra fantasia.
A volte pare, e certo pareva così anche a me, che lasciare la terra ferma della ragione per quella incerta della non-ragione sia un rischio, ma è un rischio che, a pensarci bene, già conosciamo, anche se tendiamo a dimenticarcelo. Che cos’è l’amore se non la negazione della ragione?
Allora perché non provare a sragionare come si fa nell’amore? Perché non rifiutare gli automatismi della mente razionale che sono alla base di tutto il nostro modo di vedere il mondo?

Titolo: Un altro giro di giostra
Editore: TEA
Collana: I grandi
Data di Pubblicazione: Aprile 2008
Prezzo: € 12.00
ISBN: 8850216734
ISBN-13: 9788850216734
Pagine: 578

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