Prima visione: The Post


Recensione film “The Post” per la regia di Steven Spielberg

È il giornalismo, bellezza!
Pentagon Papere, un anno prima del Watergate: sono le carte segrete su menzogne e omissioni, stragi comprese, sulla guerra in Vietnam. Fotocopiate dal 1965, nel 1971 il giornalista militare Dan Ellsberg le spedisce al “N.Y. Times” e al “Washington Post”. Il film incomincia qui, nel punto di vista più avventuroso e significativo del Post, thriller della scelta tra etica giornalistica, pressioni politiche e garanzie democratiche portate fino all’Alta Corte quando con un colpo di coraggio e ribellione femminile all’establishment
maschile l’editrice Katharine Graham (una Streep che più Streep non si può) permette al direttore Bradlee (Hanks) di ordinare “press” alle rotative. È la loro storia, la loro lotta per la verità. Tra cura mimetica e tempi di acting, passo classico di montaggio e buona retorica, è un’altra bella tacca nella sezione “grande Paese grande crisi” nella filmografia di Spielberg. Occasione per parlare del passato denunciando il presente (Trump). Occasione di fomentare un necessario idealismo sul valore dell’informazione. È l’America, bellezza!

Silvio Danese

Titolo originale: The Post
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 118′
Regia: Steven Spielberg
Cast: Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Alison Brie, Carrie Coon, Michael Stuhlbarg, Jesse Plemons, Zach Woods, David Cross, Matthew Rhys, Bruce Greenwood, Pat Healy, Stark Sands

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