Teatro: L’Hotel del libero scambio


manifesto-hotel-2016-1A cura di Alberto Figliolia

Teatro leggero? Ma fateci il piacere… Vaudeville però suona molto bene. Georges Feydeau è stato un grandissimo del teatro francese. In assoluto, non solo per quel che concerne il versante comico. Peraltro con la risata si può seppellire il mondo, i nemici, l’ipocrisia generale e quella borghese in particolare. Nessuno è più “moralista” di un autore che si fa beffe e svillaneggia i vizi imperanti di chi la morale per il solito la impone agli altri, salvo da sé farne strame.
Gran maestro dell’intreccio e di messe in scena senza una virgola di sbavatura, uomo di teatro a 360°, ipercinetico e perfezionista, capace di suscitare il riso, come pochi altri, negli equivoci che s’incontrano e scontrano nel corpo della pièce, Feydeau è rappresentato con amplissimo successo anche nella contemporaneità. L’albergo del libero scambio è una commedia del 1894 e sarà nel cartellone del Teatro Carcano di Milano sino al 30 ottobre.
Complici anche i popolari (visti sovente pure sugli schermi cinematografici o in quelli televisivi) i bravissimi Antonello Fassari e Nicola Rignanese, L’hotel del libero scambio fa trascorrere due ore godibilissime, sorridendo e ridendo, in quell’esilarante (con una non indifferente punta di amaro) gioco delle parti, in cui i personaggi sono ben più che macchiette: la moglie bisbetica e draconiana, il potenziale cornuto, la tentazione della trasgressione, le incursioni nell’onirico, persino i fantasmi che tali non sono e qualche strofa di canzone napoletana… E gli ingredienti sono miscelati con rara e superba abilità.
Non sarà Beckett, ma qualche sottotraccia importante davvero rimane… la voglia di fuga dalla routine, dal solito e dal banale, e di contro l’acquiescenza e l’accettazione di ruoli prefissati. E sono riflessioni che scaturiscono dalla risata catartica poiché la storia degli eventi è più dissacrante di quanto si creda.
Il tradimento non andrà in porto per una serie di circostanze impreviste; infine la coppia AA si ricongiungerà come la coppia BB. Pinglet maschio e Paillardin femmina non si uniranno mai nell’eccitante adulterio, mentre nella colpa, se non altro agli occhi della Buoncostume, parrebbero sprofondare gli “innocenti” Pinglet femmina e Paillardin maschio. Nessuno scambio, nulla di fatto, lieto fine – si fa per dire – morale salva. Almeno all’apparenza, giacché il tradimento sta negli occhi e nella mente più che nei sensi e nelle pelli. La corruzione etica, il germe della dissoluzione, il batterio che mina l’istituzione (famiglia, società…) sono dentro, inconfutabilmente, irreparabilmente.
“Le scene a cambio rapido e continuo ideate da Pietro Babina assecondano, quando non spingono, il ritmo dell’azione. Come d’uso negli allestimenti di Feydeau, l’elemento scenografico base è la porta, qui risolta con l’utilizzo di elementi modulari e componibili che permettono, grazie ad una serie di configurazioni multiple, di costruire, smontare e ricostruire a sipario aperto lo spazio scenico”.
“In questi anni – spiega il regista Roberto Valerio, che insieme con Umberto Orsini ha anche curato l’adattamento – un autore come Feydeau viene rappresentato spessissimo in Germania come archetipo di un teatro che pone il suo sguardo sull’imbarbarimento della media borghesia dell’Ottocento che ha portato a disastri sociali immensi. Questa ottica così moderna è la molla che ci ha spinti verso questo testo per svelare attraverso la superficie dei meccanismi automatici di una comicità collaudata lo scheletro di una struttura malata nel profondo. Una lunga amara risata che deve risuonare nell’animo dello spettatore come un allarme al degrado politico e sociale a cui stiamo assistendo anche nella nostra società”.
Inoltre Feydeau… “Come tutti i grandi autori sa respirare il proprio tempo, sa descrivere il profondo dell’animo umano, che è sempre lo stesso anche a distanza di più di cento anni. Riprende i temi della commedia antica e li trasforma in personaggi contemporanei: le maschere antiche e della commedia dell’arte diventano personaggi credibili che possiamo incontrare ogni giorno per strada. Una capacità di inventare meccanismi farseschi precisi, perfetti, dove l’esattezza del gesto e delle battute sono fondamentali per la buona riuscita dell’impianto drammaturgico”.
Diceva Jean Cocteau di Feydeau… “Non parlava mai del suo teatro, componeva di nascosto, come un vizio. Il teatro era il suo “vizio”. E in esso riversava la sua umanità e la sua fantasia più folle”.

Alberto Figliolia

L’Hotel del libero scambio. Teatro Carcano di Milano, Corso di Porta Romana 63, Milano. Sino al 30 ottobre 2016.
Orari: da martedì a giovedì e sabato ore 20,30; venerdì ore 19,30; domenica ore 16.
Info e prenotazioni: tel.  0255181377/62; e-mail info@teatrocarcano.com; sito Internet www.teatrocarcano.com.

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