Teatro: Giulio Cesare di William Shakespeare


giulio-cesareA cura di Alberto Figliolia

La sua vita fu onesta e così piena delle sue qualità che la natura potrebbe alzarsi e dire all’universo: “Questi era un uomo!” (Atto V, Scena V, Giulio Cesare di William Shakespeare)

Traditore o difensore della democrazia e delle istituzioni repubblicane? Chi era davvero Marco Giunio Bruto, condannato da Dante nell’Inferno a essere masticato, insieme con Cassio, in eterno da una delle bocche luciferine?
Martire della libertà a costo delle estreme conseguenze o stupratore della fiducia e dell’amore concessigli dal suo protettore Cesare (forse Bruto avrebbe potuto anche essere il figlio naturale del Divo Giulio, data l’importante relazione sentimentale da Cesare intrattenuta con Servilia, madre del futuro cospiratore)? C’è una verità politica e c’è una verità sentimentale, e l’intrico, con l’intrigo, non è facile da sciogliere…
Nel Giulio Cesare di William Shakespeare in programma nel bellissimo Teatro Litta di Corso Magenta sino al 15 novembre la figura del grande condottiero troneggia senza mai esserci, domina senza comparire: evocato, esorcizzato, amato, oggetto di una sanguinosa congiura, presente anche dopo morto, spettro, immagine trasfigurata. E Giulio Cesare avrebbe vinto anche da assassinato: in fondo Ottaviano Augusto non sarebbe divenuto Imperator?
Chi era Bruto? Un cinico, un idealista, un violento, un ingrato, un uomo tormentato, un uomo innamorato della libertà?
Alla immensa poesia di Shakespeare il compito di farlo rivivere sulle scene nel 1599 o giù di lì. Una  rappresentazione potente, una figurazione del potere e delle sue dinamiche, fra pesi e contrappesi, con la figura di Bruto in un’allucinata luce.
Un’opera quanto mai attuale per le implicazioni capaci di suscitare un panorama di importanti domande – non è stato forse Erdogan a censurare nel suo Paese il Bardo? – e riflessioni.
L’adattamento di Mino Manni e Alberto Oliva, che riveste pure i panni del regista, è di grande efficacia ed eccellente è l’interpretazione dello stesso Manni, di Alessandro Castellucci, Angelo Colombo e Simone Severgnini, le cui vesti di foggia contemporanea sottolineano i legami fra il passato più remoto e il presente più stringente. “È una fotografia dei nostri tempi, con la crisi del sogno democratico celebrato con la fine della Seconda Guerra Mondiale. La grande qualità dell’opera shakespeariana, come tutti i grandi classici, è la sua ambiguità, la sospensione del giudizio, che rimette alla scelta dello spettatore la scelta di chi ha ragione e chi torto, nel rispetto dei vincitori e dei vinti”.
La scenografia delle carte da gioco ben modella l’alea che governa le azioni umane, mentre la musica stridente, angosciosa, è un perfetta sottolineatura del grandioso ed eroico pathos, per quanto sia il sangue grondante a celebrare i fasti e nefasti della natura umana.

Alberto Figliolia

Giulio Cesare di William Shakespeare, coproduzione Teatro de Gli Incamminati e I Demoni. Teatro Litta La Cavallerizza, Corso Magenta 24, Milano, Sino al 15 novembre.
Da lunedì a sabato ore 20,30, domenica 16,30.
Info: tel. 02.8055882, sito Internet www.mtmteatro.it.

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