Taxi Girl di Michele Massimo Tarantini


A cura di Gordiano Lupi

Taxi Girl secondo alcuni critici sarebbe riconducibile al filone delle poliziotte, ma non è così perché qui la Fenech è Marcella, una tassista che per caso si trova a indagare su un giro di droga. In comune con i film de La poliziotta ci sono solo l’origine romana della protagonista e una serie di comprimari come Alvaro Vitali. Uscito un anno dopo Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese con Robert De Niro, non ha niente a che spartire con quella pellicola, se non una voluta assonanza nel titolo. Il film è scritto da Francesco Milizia e da Luciano Martino ed è sceneggiato dal regista in collaborazione con lo stesso Milizia. La fotografia è di Giancarlo Ferrando, il montaggio di Raimondo Crociani e le scenografie sono di Francesco Calabrese. Produce immancabilmente Luciano Martino per Dania Film e lo distribuisce Titanus. Troviamo in dvd una pregevole edizione della pellicola realizzata con un nuovo transfer digitale del negativo originale (formato cinematografico 2.35 ottimizzato 16X9). Vale la pena comprarla solo per ascoltare il pregevole audiocommentario del regista Michele Masssimo Tarantini (che non aveva mai visto prima il film) e del critico cinematografico Franco Grattarola. Ci sono tante curiosità da scoprire alle quali ho attinto a piene mani per stilare il pezzo su Taxi Girl e l’appassionato può rivedere anche il trailer originale del 1977.
La Fenech ritrova George Hilton, attore con cui aveva girato tanti thriller erotici, e impersona Marcella, affascinante tassista che dà la caccia a un contrabbandiere di stupefacenti (Maccione). Il film è inquadrabile come pochade da avanspettacolo e presenta poche incursioni nel sexy, segno che il periodo d’oro del cinema scollacciato è ormai alla frutta. Marcella ha un fidanzato sposato (Hilton), un attore di fotoromanzi bello ma senza una lira che si fa mantenere da una moglie brutta e gelosa (De Lorenzo). Fa parte del cast pure Michele Gammino, uno spasimante poliziotto che vuole sposare la tassista e che durante una cena dai suoi genitori tenta di convincere tutti che le donne non lavorano e che il suo stipendio è sufficiente per mantenere una famiglia. La Fenech risponde versando una zuppiera colma di pasta in brodo sulla testa del compagno maschilista.
La storia è surreale e non ha una vera e propria trama, c’è chi ha definito il film una sorta di Hellzapoppin (1941) all’italiana che ricorda il cinema dei fratelli Marx, senza né capo e né coda, ma a suo modo godibile. Taxi Girl prende in giro il poliziottesco serio che cita a piene mani con il personaggio di Gianfranco D’Angelo, poliziotto innamorato di Tomas Milian che sogna di entrare nella Squadra antiscippo (1976). A un certo punto c’è pure un film nel film con Gastone Pescucci regista di un poliziottesco che viene rovinato da Edwige Fenech durante una finta rapina in banca. La trovata del film interrotto torna pure nelle sequenze finali girate alla De Paolis, quando la polizia fa irruzione sul set scambiando un figurante per un vero bandito. Una delle sequenze più erotiche della pellicola la incontriamo prima dei titoli di testa e vede protagonisti George Hilton, valido attore uruguayano poco utilizzato nella commedia sexy, ed Edwige Fenech. Il rapporto sessuale tra i due si svolge dentro la Fiat 124 gialla della tassista, ma viene interrotto dalla bruttissima moglie impersonata da Rossana Di Lorenzo che spara alcuni colpi di fucile. Hilton è molto bravo e recita in un buffo sudamericano che spesso finisce per diventare veneto, la sua mimica è notevole, la presenza pure, risulta ottimo nelle parti comiche così come era bravo nel western e nel giallo a tinte erotiche. Hilton e la Fenech hanno fatto coppia sul set per diversi film diretti da Luciano Martino che restano una delle cose migliori interpretate dalla bella attrice franco-algerina. Hilton è un attore che viene davvero dai fotoromanzi (come il regista Tarantini) e lo ricordiamo con nostalgia nei western di Carnimeo e nel fulciano Tempo di massacro (1966).
La Fenech è doppiata in romanesco ed è l’unica donna che lavora in mezzo a tanti colleghi uomini, tra i quali spicca Alvaro Vitali (nella finzione si chiama Gigante). I tempi sono diversi da La Poliziotta e qui la Fenech è accettata senza problemi dai tassisti uomini, il femminismo ormai ha fatto breccia. La location da cui partono i tassisti è la stupenda Piazza Navona, niente di più azzeccato per esportare l’immagine di Roma all’estero. Citiamo anche la colonna sonora “Taxi taxi girl”, che passa durante i titoli di testa e accompagna alcune scene della pellicola mentre la Fenech scappa verso Piazza Navona e guida il taxi con le tette al vento. La parte iniziale del film ricorda molto La liceale (1976) con Gloria Guida perché anche qui Tarantini insiste sui particolari anatomici della stupenda attrice. Ma Taxi girl è di un anno successivo e abbandona il taglio erotico-malizioso per un erotismo più votato al comico. Enzo Liberti e Adriana Facchetti sono i genitori di Marcella, lui la voleva tassista, ma la madre avrebbe preferito un lavoro come commessa alla Rinascente. Liberti recita molto bene per tutto il film ma rifiuta di partecipare al finale che reputa indecoroso (un girotondo surreale). Gastone Pescucci è un bravo finto regista toscano di poliziotteschi interrotto per ben due volte nel suo lavoro dalla Fenech e dalla polizia. Enzo Cannavale è un divertente e bonario commissario di polizia che gioca al lotto i numeri abbinati a quel che succede.
Sono evidenti per tutta la pellicola le prese di giro del poliziottesco, tanto per dirne una il finto film che gira Pescucci si intitola: “La delinquenza imperversa, la polizia non ne può più”. La Fenech invece per spiegare il tipo di film che per sbaglio ha interrotto dice: “Roma trema, Frascati piagne, Viterbo si sente male… capito er genere?”. Il film racconta la vita quotidiana a bordo di un taxi e risulta volutamente frammentario e scollegato, pure se possiamo trovare un’unità strutturale nella bravura comica di attori come Vitali e D’Angelo, per tacere di gente come Gammino e Fenech che comunque fanno la loro parte. Ci sono scene spericolate recitate da controfigure e da squadre acrobatiche, la Fenech spesso guida a velocità folle, sorpassa sulla striscia continua e la polizia la insegue. Michele Gammino e Gianfranco D’Angelo sono una coppia comica formidabile, il primo dei due si innamora della Fenech e la vorrebbe sposare, l’altro ha la fissa del poliziottesco, pensa sempre a Tomas Milian, Fabio Testi e Charles Bronson. Durante una scena in cui fa una delle tante figure barbine però si becca un romanesco: “Testi sì… ma de cazzo!”. Dante Cleri è bravo nella caratterizzazione di un cliente che se la fa sotto durante una corsa in auto.
Aldo Maccione è il boss della mafia Adone Adonis, corriere della droga, mentre Giacomo Rizzo è il suo aiutante mezzo sordo che capisce sempre fiaschi per fischi. Il regista Tarantini e il critico Franco Grattarola nell’audiocommentario citato dicono che Maccione ha un gesso e zoppica per tutto il film perché in quel periodo aveva problemi fisici a una gamba. La Fenech entra in contatto con i due mafiosi perché un giorno li carica sul taxi e fa fare una pessima figura alla polizia quando pensa che Maccione nasconda la droga nel gesso. Interessanti sequenze comiche, di una comicità visiva e fisica, sono quelle della pompa da benzina in faccia ad Alvaro Vitali, ma anche quella della bottiglia di birra vuota che diventa piena non appena il comico romano se la rovescia in testa. Citiamo pure Hilton quando finge di avvelenarsi per amore della Fenech che lo molla in mezzo ai comunisti vestito da fascista (recitava un fotoromanzo sul duce) e le prende di santa ragione. D’Angelo è protagonista di alcuni schetch da avanspettacolo molto divertenti, tipo la moto che gli schizza via da sotto il sedere e lui dice: “Faccio come Roma a mano armata, vado a casa e me fo ‘na passeggiata”. Si tratta di proprio di una pochade più che di una commedia e il senso della storia ha poca importanza, quel che conta è la comicità. Divertente e surreale anche lo schetch delle cinquanta mogli di uno sceicco che la Fenech carica sulla Fiat 124 e poi la proposta dell’arabo di comprare la bella tassista. Nuova parte sexy con la Fenech che si esibisce in uno strip e si veste da orientale, non ci sono buchi della serratura e neppure docce, ma il gusto voyeuristico è evidente perché il servo dello sceicco la spia. La Fenech mostra il sedere e il seno, si veste da orientale e si esibisce nella danza del ventre, pure se lo fa con l’aiuto di una controfigura. Da notare che l’arabo Abdulla Allà (Franco Diogene) è doppiato come Oliver Hardy. Altra parte interessante vede Hilton e la Fenech in un locale da ballo mentre danzano un improbabile tango figurato, mentre il geloso Gammino si vendica a suon di multe. La scena successiva mette in gioco ancora la moglie di Hilton che lo prende a ceffoni perché lui si porta la Fenech a casa credendola fuori per qualche giorno.
Proseguendo nel raccontare alcuni schetch gustosi ricordiamo la Fenech che imita Marlyn Monroe e fa la parte dell’oca giuliva dentro a un night club. La Fenech, truccata con una parrucca bionda e con un vestito verde che pare Babbo Natale (parole del regista), si esibisce in uno strip-tease davanti agli esterrefatti Maccione e Rizzo. Lo spogliarello è abbastanza erotico e la bella attrice mostra il seno e sfila le calze lentamente senza alcuna remora, ma il lato sensuale è stemperato dalla comicità degli sguardi dei due attori. A casa del boss poi sia Maccione che Rizzo provano a farsela, ma in modo davvero maldestro e la tassista se la dà a gambe dopo aver messo k.o. il braccio destro del mafioso. Da citare Rizzo ubriaco che ammira il sedere della Fenech e gli chiede: “Perché non parli?”. In queste sequenze e per buona parte del film dobbiamo dire che l’attrice franco-algerina recita davvero da protagonista comica e non è solo una bella presenza.
Si va vanti a suon di follie: Vitali piscia sopra un poliziotto e il malcapitato pensa che piova, la Fenech spara a Maccione con una pistola ad acqua, Hilton viene messo sotto dalla moglie gelosa, un poliziotto esegue l’ordine di Cannavale: “Spara alle gomme!” mirando alle gomme da masticare… e via di questo passo. Il lungo inseguimento finale è una satira continua del poliziottesco, c’è addirittura D’Angelo che finisce sul cartellone di Squadra antiscippo e prende il posto della testa di Tomas Milian. La parte del gatto nero con polizia e delinquenti che si cedono il passo perché sono superstiziosi è un altro momento comico delirante da quanto è surreale. La telecronaca che dal commissariato viene fatta dell’inseguimento ricorda Adriano De Zan al Giro d’Italia oppure le gare di Formula Uno in televisione. Il taxi della Fenech si divide in due e poi si ricompone, inseguitori e inseguiti entrano alla De Paolis e poi pure alla Elios in un set western portandosi dietro il Settimo Cavalleggeri, insomma termina tutto nel caos più completo. Tanto che l’unica finale possibile è quella del girotondo surreale che conclude una pochade in piena regola. Tutti i protagonisti (meno l’indignato Liberti) sono sulla scena e cantano per mano “O che bel castello, marcondirondirondello…”. Nella pochade c’era la bagarre e qui abbiamo l’inseguimento caotico, alla fine tutti i personaggi devono essere sulla scena. Il finale surreale ricorda La poliziotta e nella pellicola sono molte le scene ispirate a una comicità dell’assurdo, veri film nel film e parti fumettistiche che vedono Gammino diventare una sorta di Mister Fantastic e D’Angelo volare dentro i cartelloni. Una comicità alla Mel Brooks, come ha detto qualcuno più importante di noi (Paolo Mereghetti) che considera Taxi Girl uno dei migliori film interpretati dalla Fenech e uno dei prodotti più geniali usciti dalla fantasia di Tarantini e di Francesco Milizia.
Il film è infarcito di pubblicità indiretta a non finire: Cynar, San Pellegrino, Fernet Branca, Vidal, J&B, Cinzano, Muratti e chi più ne ha più ne metta. Davvero troppa! In ogni caso c’è molto ritmo, i personaggi comici sono azzeccati e nessuno è fuori ruolo, il film è divertente e non scade mai nel volgare, tanto che è piaciuto pure a Mereghetti che gli ha dato due stelle e mezza. La Fenech si spoglia poco, lo fa sempre con ironia ed è di una bellezza solare e matura che è pure molto naturale. Tarantini dice: “La Fenech era davvero molto brava, sempre attenta alle scene, faceva tutti i controtempi anche sullo sfondo, era una donna intelligente e naturalmente portata a fare l’attrice. Tra l’altro in questo film è molto sexy ma pure molto ironica e dà il meglio di sé come attrice comica”. Ricordiamo gli interpreti: Edwige Fenech, Aldo Maccione, George Hilton, Enzo Cannavale, Michele Gammino, Gianfranco D’Angelo, Alvaro Vitali, Giacomo Rizzo, Rossana Di Lorenzo, Gastone Pescucci, Adriana Facchetti, Enzo Liberti e Franco Diogene. Luciano Martino, il produttore del film, era pure compagno della Fenech e la voleva lanciare come vera attrice comica limitando le sue parti sexy. Sceneggiatore è lo stesso Tarantini insieme a Francesco Milizia, un ferroviere in pensione che sfornava una sceneggiatura dietro l’altra e che è tra gli autori più geniali di questo tipo di cinema.

Per vedere alcune sequenze: http://www.youtube.com/watch?v=SqHGrrfApdQ

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
www.gordianol.blogspot.com
http://cinetecadicaino.blogspot.com/

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