Teatro: Tamburi nella notte di Bertolt Brecht


“Tra i miei primi lavori teatrali, la commedia Tamburi nella notte è la più ambigua. In essa la ribellione contro una convenzione letteraria da respingere rischiò di coinvolgere nella condanna un grande movimento di rivolta sociale. Se la vicenda fosse stata svolta in modo “normale”, ossia convenzionale, il reduce che aderisce alla rivoluzione perché la sua ragazza si è fidanzata con un altro avrebbe riacquistato o perduto definitivamente la ragazza, ma in entrambi i casi non avrebbe abbandonato la rivoluzione. In Tamburi nella notte il reduce Kragler riottiene la fidanzata, sia pure “disonorata”, e volta le spalle alla rivoluzione. Questa appare senz’altro la più infelice di tutte le varianti possibili, anche e soprattutto perché è avvertibile una certa simpatia da parte dell’autore.” (Bertolt Brecht)

Nulla è più rivoluzionario dell’amore. Neppure la rivolta degli Spartachisti e la loro Rivoluzione di Novembre o le parole infiammate di Rosa Luxemburg sulla giustizia sociale e contro i guasti e i danni della società capitalistica. Per le strade di Berlino, anno Domini 1918 (e postumi nel 1919), risuonano gli spari di rivoltelle e fucili e il boato del cannone, echi spaventosi e inconoscibili, le invisibili e pur concrete minacce di un mondo che giace nell’ignoto e verso l’ignoto viaggia, mentre negli interni borghesi si consumano drammi privati e nelle anime individuali piccole ma furiose tempeste.
Andrea Kragler, partito per la guerra, è assente da quattro anni. Ergo vien dato per morto. Mentre era nel fango delle trincee o prigioniero in Africa, la sua fidanzata Anna Balicke è stata promessa in sposa a un arricchito (la figura del torvo imboscato). La promessa e “disonorata” Anna… Il ritorno, imprevisto, di Andrea dalla prigionia scompagina ogni piano della famiglia e getta nel panico esistenziale la ex fidanzata.
Con gli apparenti modi della commedia si dipana il dramma. L’intreccio degli eventi è angoscioso, elettrico, cupo; la densità sentimentale una nebbia che grava e ottunde sensi e coscienze.
Nonostante le convenzioni, nonostante l’opposizione della famiglia, Anna tornerà con il suo antico e mai dimenticato amato. Non importa se era stata di un altro, l’amore avanti tutto. Anche per Andrea, paria sociale, che in nome di esso rinuncia alla rivoluzione, la quale peraltro fallirà annegata nel sangue. Ma forse chi ha sfidato le regole in forza del genuino sentimento e del fuoco della passione ha invero innescato una rivoluzione ben più potente e a lungo termine. Forse. Il dubbio lo ebbe anche Bertolt, così “ideologico” e così dialettico. Se l’autore politico stigmatizzava, l’uomo e il filosofo capiva offrendo la propria simpatia al povero reduce. Per quanto riguarda gli “squali” essi, ahinoi, avrebbero ancora fatto fortuna nella Germania hitleriana, salvo essere spazzati via dal vortice della storia, sebbene dopo aver seminato morte e distruzione.
La rivoluzione dell’amore, tuttavia, come un debole e gentile seme attecchirà generando una possente pianta alla cui ombra l’umanità potrà trovare ristoro. Un dramma politico è Tamburi nella notte, e un delicato apologo, con cui il giovane Brecht non solo ha “raccontato” il furioso passaggio della Storia, ma ha tentato di penetrare nei misteri del cuore.
“A distanza di molti anni – chiosa Francesco Frongia, regista dello spettacolo in scena al Teatro Filodrammatici di Milano – questo testo poco frequentato ci permette di confrontarci con il nostro bisogno di ribellione, con la necessità che abbiamo di rifiutare un mondo che non ci assomiglia e di provare a costruire il nostro ideale. Cercando di raggiungere quel luogo impossibile che è l’utopia dobbiamo imparare a guardare dentro di noi, ad accettare chi siamo e quello che vogliamo essere nella società. La costruzione dell’utopia parte da noi e forse le nostre scelte private possono migliorare poco alla volta il mondo che ci circonda.”

Alberto Figliolia

Tamburi nella notte di Bertolt Brecht. Fino al 15 ottobre 2017. Teatro Filodrammatici, via Filodrammatici 1, Milano. Versione scenica di Emanuele Aldrovandi. Regia Francesco Frongia. Con Luigi Aquilino, Edoardo Barbone, Denise Brambillasca, Gaia Carmagnani, Eugenio Fea, Ilaria Longo, Simone Previdi, Alessandro Savarese, Valentina Sichetti, Irene Urciuoli, Daniele Vagnozzi.
Info e orari: mar, gio e sab 21, mer e ven 19,30, dom 16, lun riposo. Tel. 02.36727550, e-mail biglietteria@teatrofilodrammatici.eu, sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu.

 

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