In libreria: Sundara di Mauro De Candia


Comunicato stampa

Pubblicata in questi giorni – nella collana Alter della casa editrice romana Edizioni Ensemble – Sundara, la seconda opera di Mauro De Candia, insegnante di Lettere e poeta originario della provincia di Bari.
Il titolo della silloge deriva dal sanscrito e, come riferisce la poetessa e critica Sabatina Napolitano nella prefazione al testo “è un termine che condensa una bellezza di tipo armonico che il poeta sintetizza e dedica al lettore colto. La raccolta consiste di trentuno testi dove dominano le capaci suggestioni e le formule appassionate di una attualità e di un quotidiano fusi in una cornice specifica che prende forma da mitologie e da abilità figurative possibili grazie alla lingua frammentata e anticonformista di De Candia”.
L’autore aggiunge: “L’opera è il frutto di due anni di intenso lavoro, e della volontà di superare quanto fatto con l’opera precedente, Le stanze dentro, che aveva ricevuto alcuni riconoscimenti letterari. Non ho abbandonato il mio stile precedente, ma l’ho potenziato allargando i confini dei contenuti e della forma (sperimentando ad esempio non solo con la lingua, ma anche con la metrica o articolando la lunga Nova genezo, sette pagine suddivise in sezioni che sono movimenti esistenziali). Gli ultimi sei mesi di scrittura e revisione di Sundara hanno indubbiamente risentito – sia in quanto ad atmosfere che in quanto ad accelerazione della scrittura – del clima cupo (ma oserei dire, per uno scrittore, alquanto stimolante ed elettrizzante, nella sua incertezza e drammaticità) della pandemia mondiale di Covid-19”.

Mauro De Candia è nato a Mola di Bari (BA), si è laureato con lode in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari (una tesi sulle caricature nelle riviste umoristiche pugliesi inserita, per la particolarità del tema, nel Catalogo Bibliografico Nazionale) e insegna Lettere in Lombardia, dove vive da diversi anni. Nel 2018 ha pubblicato per Edizioni Ensemble la silloge poetica Le stanze dentro (giunta seconda classificata al Premio Nabokov 2019 e finalista al Premio Carver 2020).

Titolo: Sundara
Autore: Mauro De Candia
Editore: Edizioni Ensemble
Collana: Alter
Prezzo: € 12
Pagine: 84
Data di pubblicazione: Febbraio 2021
ISBN-10: 8868817217
ISBN-13: 978-8868817213
Prefazione di Sabatina Napolitano
Illustrazione di copertina di Domingo Montedoro

Due poesie tratte dall’opera

Go Gauguin

Scavando nel velluto
di una sera primordiale,
angeli polinesiani
raccolgono i cocci
dei loro occhi,
grappoli di spettri
infranti sulla sabbia.
Lui ha il sangue incendiato dal fuoco
e un circo itinerante in ogni vena:
si piega a cogliere,
come fossero margherite,
tutti i sogni ingialliti
appiccicati sulle carni dorate.
Lui ha l’accento marino nella voce,
corre ad arroventarsi di gambe.
D’ovatta è fatta,
una ragazza:
cambierà presto piumaggio,
e intanto nevicano ostriche,
in regalo da Paris
(calano anche panchine, dal cielo).
Corre Gauguin,
si inoltra nello zolfo delle cose ultraterrene
per metà,
sale in alto
e mezzo corpo è parigino,
nel cielo percosso dagli occhi ferrati:
ma crolla in basso l’altra metà,
si innalzano dal suolo mani selvatiche
ad avvelenarlo di guance,
e poi l’unzione,
lo scampanellare del corpo
nelle serate acquatiche.
Caro Mondo Nuovo,
di là perdiamo tutti i dettagli civili,
ci deformiamo
come animali nelle camere emozionali
scarnificati e incorniciati
nelle caverne editoriali
di un National Geographic Magazine,
là dove ci dipingono ad acqua,
sfocherellati,
secchi e leggeri
sulle tele,
o su fogli di carta,
o nei deliri digitali,
ridotti a insipide ombre elettroniche.
Tu vai Gauguin,
seppure inerte,
ma più forte della morte.
E noi invece da dove veniamo?
Chi siamo?
E come cadremo?

Esercitazione di lingue

Mi dicono che gli aliscafi
un giorno voleranno nella mesosfera.
E se in quel tempo lontanissimo
l’occhio trafiggerà
parole azzurre tra le nuvole,
allora sbatterà sul muscoloso scoglio
di un suono diverso,
scavando in sé nuovi laboratori di parole.
Così di notte io rimbalzo
tra la schiuma degli idiomi,
li osservo evolvere,
arabeggiare in inversione,
più o meno equatoriali nei germogli,
più o meno grassi e palatali,
e ammacco la mia lingua
con tafferugli azzurri di pirati ispanici,
per una esercitazione di lingue.
Se scavo nella roccia del palato,
yo soy blanco.
Scrivo:«Querido Juan…»
all’amico spagnolo immaginario,
e a immaginarlo,
immaginando,
cado,
dall’aliscafo.
Abbiamo portato le parole
nelle incubatrici degli ospedali,
le loro consonanti di metallo fuso
erano ancora caldissime.
E con la febbre addosso
le consonanti assomigliavano
agli uomini,
e addosso agli uomini si piegavano
e infine, rumorose, si spezzavano,
e di questo fragore ne tengo conto,
sbavando con le dita sonnolente d’azzurro,
col mio corsivo infantile e abbozzato.
Se scavo nella lava
delle consonanti morte,
yo soy rojo.
Così io scrivo:«Querido Juan…»
all’amico spagnolo immaginario,
e a immaginarlo,
immaginando,
cado:
dritto nel fuoco.
Juan, in fondo,
anch’io «También soy un poco vago».

 

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