Stregati (1986) e il cinema di Francesco Nuti


A cura di Gordiano Lupi

Stregati è il terzo film di Francesco Nuti regista, dopo Casablanca Casablanca (1985) e Tutta colpa del Paradiso (1985), il secondo interpretato insieme a Ornella Muti (che avevamo visto nell’ottimo Tutta colpa del Paradiso), sicuramente il suo lavoro migliore. La storia si racconta in poche parole. Lorenzo (Nuti) è un disc-jockey che vive a Genova, nella del porto, lavora a Radio Strega dove conduce una trasmissione notturna di musica e parole. Vive alla giornata, insieme al padre (Novelli) – gestore di un cinema a luci rosse – e altri due amici burloni (Alex e Remo 40), tra scherzi, goliardia e donne disponibili. Ha anche un’amante come Clara (Pepe) che riempie i momenti di monotonia. Il film si presenta come una sorta di Amici miei versione genovese, narrando le avventure notturne dei quattro burloni, ma quando compare sullo schermo la splendida Anna (Muti) si trasforma in commedia sentimentale. Lorenzo incontra Anna durante una notte piovosa, mentre guida il taxi dell’amico Remo, ci finisce a letto, si sente attratto da lei in maniera diversa dal solito. Il problema è che Anna deve sposarsi il giorno dopo, ha il vestito bianco in valigia e un treno che l’attende alla stazione, diretto a Verona. Tra i due nasce un rapporto intenso, Anna perde il treno per ben due volte, fa  ancora l’amore con Lorenzo, ma alla fine parte verso il suo destino. Finale a sorpresa. Dopo alcuni giorni Anna torna, in una notte di pioggia, perché ha deciso di stare insieme a Lorenzo e condividere la sua vita bizzarra e sconclusionata.
Stregati si doveva intitolare Strega, a quel che dicono le cronache, lo stesso Cerami – ottimo sceneggiatore – afferma che il film durante la lavorazione prese una piega diversa, da commedia sentimentale, invece che ironica, perché Francesco Nuti e Ornella Muti si innamorarono per davvero. Il film presenta una trama meno solida e costruita del precedente Tutta colpa del Paradiso, ma si salva per un’intensa fotografia genovese notturna (Ruzzolini) e per una colonna sonora struggente e suggestiva (Giovanni Nuti).  Molti i premi: Nastro d’argento per la migliore musica, nomination al David di Donatello per la miglior canzone originale (Rose), quattro nomination di Ciack d’Oro (miglior film, attore, attrice e fotografia). La location è molto curata: una Genova notturna e deserta davvero straordinaria, le banchine del porto, le zone centrali, la stazione (anche se è quella di Firenze), tutto girato sotto una pioggia battente, riprendendo squarci di alba intensa e tramonti marini suggestivi. Molte immagini del film restano indelebili: Ornella Muti che indossa il vestito da sposa tra i docks del porto e le navi attraccate, Nuti ripreso con il panorama di Genova alle spalle, intensi primi piani della bella attrice e squarci di città deserta, in una notte surreale. Lo scherzo di Nuti al padre mentre pulisce la sala del cinema a luci rosse è quasi da horror comico ed è realizzato con un buon crescendo di tensione. La parte sentimentale non annoia, anche se qualche sequenza è eccessivamente diluita e i rapporti erotici sono un po’ ripetitivi. Tutto è salvato da un buon testo, ottimi dialoghi, colonna sonora adeguata, fotografia intensa, recitazione mai sopra le righe. Francesco Nuti è promosso regista a pieni voti, perché dimostra di avere dimestichezza con la macchina da presa. Ornella Muti è attrice bella e sensuale, basta la presenza per far risplendere la scena, ma in questo film i suoi occhi possiedono una luce speciale. Forse la luce dell’amore per Nuti, di cui tanto parlano le cronache rosa dei rotocalchi.
Rassegna critica. Paolo Mereghetti (una stella): “Alla sua seconda regia, Nuti si scopre autore: snocciola massime da Baci Perugina e cerca la poesia della città notturna, memore, secondo alcuni pazzi, delle Notti bianche di Visconti. Ma quello che irrita non sono tanto le ambizioni di girare qualcosa di più di un film comico, o la debolezza dell’intreccio: è il narcisismo con cui Nuti regista contempla e ammira il Nuti attore, e la sua presunzione che anche lo spettatore (o spettatrice) debba associarsi”. Stenderei un velo pietoso su questa recensione falsa e cattiva, inutilmente astiosa, soprattutto lontana anni luce dalla pellicola. Oltre tutto Mereghetti conta male pure le regie di Nuti, perché Stregati è la terza! Morando Morandini (due stelle per la critica, tre stelle per il pubblico): “Struggente e un po’ stupido sullo sfondo di una Genova invernale di bella suggestione, è un omaggio alla notte e al cinema. Qualche sconnessione, un lieto fine improbabile”. Toglierei lo stupido, ma per il resto è condivisibile. Pino Farinotti concede due stelle ma non motiva. A nostro giudizio, il film vale tre stelle, il solo difetto risiede nella frammentarietà e in alcune sequenze troppo diluite.
Due parole su Francesco Nuti (Prato, 1955) vanno dette, anche se per approfondire l’importanza dello sfortunato attore – regista consigliamo lo splendido volume curato da Matteo Norcini e Stefano Bucci “ Francesco Nuti – La vera storia di un grande talento” (Ibiskos, 2009), che vendica troppe ingiustizie critiche compiute ai suoi danni. Nuti nasce come attore nel gruppo de I Giancattivi, voluto da Alessandro Benvenuti e Athina Cenci, il primo film interpretato è il surreale Ad ovest di Paperino (1982), diretto da Benvenuti. Conclusa l’esperienza di cabaret e televisione con il gruppo, Nuti si mette in proprio e interpreta alcune commedie dirette da Maurizio Ponzi, che riscuotono un grande successo di pubblico (soprattutto giovane) e sonore stroncature critiche. Ricordiamo: Madonna che silenzio c’è stasera (1982), Io Chiara e lo Scuro (1983), Son contento (1984). Debutta alla regia nel 1985 con Casablanca, Casablanca, prosegue con grandi successi di pubblico (osteggiati dalla critica) come Tutta colpa del Paradiso (1985), Stregati (1986), Caruso Paskoski di padre polacco (1988), Willy Signori e vengo da lontano (1989), Donne con le gonne (1991). La crisi irreversibile arriva con OcchioPinocchio (1994) – non compreso dal pubblico – ma prosegue con Il signor Quindicipalle (1998), interpretato con Sabrina Ferilli, e si aggrava con Io amo Andrea (2000) e Caruso, zero in condotta (2001). Nuti si produce le ultime due pellicole che sono entrambe un insuccesso clamoroso, perché sono cambiati i tempi e portare al cinema una pellicola italiana è sempre più difficile. Il suo tentativo di riprendere un filone di successo negli anni Ottanta si rivela fallimentare. La sua ultima prova cinematografica è come attore nel noir Concorso di colpa (2005) di Claudio Fragasso, che hanno visto in pochi. Nuti non si dà per vinto, nonostante gravi problemi di salute di cui soffre da tempo, annuncia un nuovo film: Olga e i fratellastri Billi, con Sabrina Ferilli e Isabella Ferrari, ma non se ne fa di niente. Il 3 settembre 2006 entra in coma a causa di un ematoma cranico in seguito a un incidente domestico, viene ricoverato d’urgenza, operato e avviato a un processo di riabilitazione. Francesco Nuti migliora, ma è l’ombra di se stesso, la televisione del dolore ne approfitta per fare sfoggio di idiozia e di insensibilità. Per fortuna il fratello Giovanni e l’ex compagnia Annamaria Malipiero (madre della figlia Ginevra) si occupano di lui e lo accudiscono con amore. Matteo Norcini rende giustizia al Nuti pubblico pubblicando un libro monumentale e indispensabile per capire il percorso del grande artista toscano. Francesco Nuti sta scrivendo una raccolta di poesie, mentre Giovani Veronesi lavora al progetto di far conoscere al meglio il cinema di Nuti. Nel 2009 la Cineteca nazionale dedica al regista pratese una retrospettiva. Esce anche un documentario: Francesco Nuti… e vengo da lontano (2010), presentato al Festival del Film di Roma. Il videoclip musicale Olga tu mi fai morir (2013), canzone scritta insieme al fratello Giovanni, è la sua ultima cosa. Nuti è stato anche cantante di buon successo (Puppe a pera, Sarà per te…) e ha partecipato ad alcune edizioni del Festival di Sanremo. Roberto Poppi, in tempi non sospetti, sapeva andare oltre le baggianate del Mereghetti: “Nuti ha diretto commedie non prive d’impegno, lontane dal puro intrattenimento, che evidenziano le sue doti di attore e autore portato verso una comicità malinconica, romantica e surreale, ma attenta a cogliere aspetti non trascurabili dell’attuale società italiana”. Addolora sapere che adesso Nuti è muto, sofferente, incapace di comunicare il suo mondo interiore. Addolora perché a noi giovani degli anni Ottanta ha fatto passare momenti allegri e spensierati. Ricordo di essermi innamorato per la prima volta guardando Tutta colpa del Paradiso. Grazie Francesco.

Regia. Francesco Nuti. Soggetto e Sceneggiatura: Francesco Nuti, Vincenzo Cerami, Giovanni Veronesi. Fotografia: Giuseppe Ruzzolini. Musiche: Giovanni Nuti. Produttore: Gianfranco Piccioni. Distribuzione: Columbia. Durata: 100’. Genere: Commedia sentimentale. Interpreti: Francesco Nuti, Ornella Muti, Novello Novelli, Alex Partexano, Sergio Solli, Mirta Pepe, Giovanni Nuti. Titoli estero: Hexerei (Germania), Bewitched (mercato anglofono), Ensorcèles (mercato francofono), Embrujados (mercato ispanico).

Gordiano Lupi
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