Siriano – Discorsi di guerra


A cura di Michele Lupo

I primi retori guerreschi sono gli eroi omerici. Ce lo rammenta Immacolata Eramo nell’introduzione ai Discorsi di guerra di Siriano, testo che Luciano Canfora in una breve nota definisce la summa della retorica militare antica. Da Ulisse a Menelao, da Nestore ad Agamennone, nell’Iliade si dà subito conto delle caratteristiche tipiche dell’oratoria militare, che è altra dall’oratoria tout court come viene codificata nella trattatistica della grande tradizione. Ciò che appare decisivo, è il tratto perenetico, esortativo; si tratta, nei discorso dei (ai) soldati, di convincere gli uomini a prendere le armi, a spronarli alla battaglia, a infondere loro fiducia. La sfera militare pretende dunque di muovere a una persuasione originaria che non cerca la sottigliezza filosofica o l’eleganza concettuale, ma la sicura certezza di essere nel giusto e le motivazioni semplici e incontestabili che traducono una convinzione in un’azione. Leggendo questo scritto – di non semplice collocazione storica, che la curatrice ritiene di situare nell’area dell’amministrazione bizantina – comprendiamo come l’uso di una retorica “bellica” in età moderna possa confacersi – e di fatto è accaduto – a dimensioni che non siano solo quelle militari in senso stretto. Basti pensare alla politica di molti leader di partito che tendono alla semplificazione piuttosto che alla ricerca della verità. Oppure allo sport nella versione agonistica. E ancora, al condizionamento aggressivo delle aziende nei confronti dei dipendenti affinché raggiungano gli obiettivi prefissati. Le chiamano “motivazioni”, ma in tutti questi ambiti è prescrittiva la “sopportazione della fatica e obbedienza nei confronti dei comandanti”. Nella polemologia si tratta di convincere i soldati. Siriano illustra esempi prendendoli da più parti: l’opera omerica citata, ma anche fonti desunte dai testi sacri della tradizione ebraico-cristiana, sempre calando gli esempi in una situazione reale, tale da mostrare l’importanza, in quello che potrebbe sembrare un approccio al “discorso” rozzo e primitivo, di una chiara capacità di comprendere e guidare gli uomini da parte dei capi: ossia una conoscenza efficace delle strutture psicologiche. La strategia è intanto un’arte della conoscenza umana, dunque, prima che bellica. Bisogna tirar fuori il coraggio, la forza, la convinzione che il nemico è un male da combattere assolutamente. “Molti mali subimmo da parte loro e a causa di questi è necessario punirli perché ci hanno arrecato offesa”, è scritto. Non è difficile immaginarsi anche un politico parlare in questo modo. Né stupisce leggere che “i Romani (…) quando i nemici si scagliavano contro la loro patria, non lasciavano trascorrere gli eventi né restavano inerti, ma con una campagna militare esigevano per i nemici punizioni più severe”. Sarebbe stato d’accordo anche Guseppe Mazzini. Il testo, curato, tradotto e commentato da Immacolata Eramo, è presentato in una nuova edizione critica nella collana Paradosis di Luciano Canfora, in 650 esemplari numerati.

Michele Lupo

Titolo: Discorsi di guerra. Testo greco a fronte
Autore: Siriano
Curato da: Eramo I.
Editore: Dedalo
Collana: Paradosis
Prezzo: € 22.00
Data di Pubblicazione: Aprile 2011
ISBN: 8822058178
ISBN-13: 9788822058171
Pagine: 245
Reparto: Storia

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