Simona di Patrick Longchamps 1


A cura di Gordiano Lupi

Simona è un film che sorprende, pur essendo irrisolto, non completo, con evidenti forzature di sceneggiatura e legato al gusto intellettuale degli anni Settanta. Ma forse è proprio questa la sua forza, il suo fascino ambiguo e perverso, la ragione per cui ci sentiamo di consigliarne visione e recupero. E poi c’è una Laura Antonelli straordinaria, solare, disinibita, al culmine della sua bellezza e all’apice del successo, nel momento migliore della carriera. La chiamano per fare di tutto, la sua presenza in un cast basta da sola a garantire il successo della pellicola.
Simona è un melodramma erotico, tratto da Storia dell’occhio (1928) di Georges Bataille, scritto, diretto e sceneggiato dal belga Longchamps, in puro stile Joe D’Amato o Jess Franco, ma con maggior volontà di realizzare cinema d’autore. “Ho fatto uno stage con Fellini” dice il regista “e questo vale più di mille scuole di cinema”. Non è così vero, ma comunque la buona volontà si vede e anche una certa fantasia creativa. La storia è ambientata nei freddi mari del Nord, a Knokke-Heist, località belga nella provincia fiamminga delle Fiandre Occidentali. Le scene iniziali e finali sono girate in Spagna, perché tutto è un lungo flashback della protagonista che assiste a una corrida.
Il tono romantico è sottolineato dalla voce narrante di Antonio Colonnello, dalla marcata dizione poetica, e da un testo molto letterario prelevato dal romanzo di Bataille. Simona (Antonelli, doppiata da Ludovica Modugno) è la perversa amante del giovane Georges (Degli Esposti), un giorno i due innamorati incontrano Marcelle (la debuttante Saint’Ange), che vive segregata in una villa insieme al folle padre (Magee) e a uno zio depravato (Vallone). Simona e Georges cercano di liberare la ragazza dall’influenza paterna e dallo zio con cui ha avuto rapporti incestuosi, dopo la morte della madre. Formano insieme a Marcelle un menage a trois, dedito al sesso di gruppo, follie erotiche e mille perversioni.
Il finale è un bagno di sangue a fosche tinte melodrammatiche, a tratti si sconfina nell’horror, quando il regista dipinge la figura del padre come un folle imbalsamatore assassino. Notevole la danza macabra con il cadavere della madre, indimenticabili pure le sequenze degli omicidi di fratello e figlia. Laura Antonelli recita con professionalità, la sua immagine è caratterizzata da un misto di forte sensualità e candida innocenza, cifra artistica che la contraddistingue da altre interpreti del cinema erotico. Ben calati nelle interpretazioni drammatiche Raf Vallone e Patrick Magee, Margot Saint’Ange si mostra in tutta la sua giovanile bellezza, in tono minore Maurizio Degli Esposti come anonimo amante.
Simona è una pellicola che gode di molti pregi, primo tra tutti una fotografia – curata da Aiace Parolin – che ritrae paesaggi nordici tra spiagge renose, vento inclemente e mare in burrasca, ma anche volti e corpi femminili esaltati nei minimi particolari. Il montaggio di Franco Arcalli non è serrato, ma la pellicola e il gusto del tempo prevedono tempi dilatati. La musica di Fiorenzo Carpi è una vera e propria sinfonia melodrammatica diretta con maestria da Bruno Nicolai. Il regista ci sa fare, sembra persino citare lo stile di Tinto Brass, in numerose sequenze erotiche a rischio di taglio censura: il latte sotto la gonna, l’uovo sul corpo di Laura Antonelli, il rapporto lesbico, l’amore a tre, il rapporto zio – nipote, l’amore di gruppo, la provocazione erotica al giovane chierichetto.
La censura del tempo non sequestra e non sforbicia più di tanto, ma vieta il film ai minori di anni diciotto. Molte immagini oniriche, il mare che irrompe tra un sequenza erotica e l’altra, tanti flashback, pensieri che rimandano al passato e molti accenni a Freud, elementi psicanalitici per giustificare follia e segregazione. Il regista segue molte idee in voga negli anni Settanta, usa la psicanalisi per dare una spiegazione alle tare comportamentali e ai problemi in età adulta, riconducendo tutto agli eventi drammatici dell’infanzia. Certo, Longchamps vorrebbe fare cinema d’autore e a tratti scade nel B movie, ma il fascino della pellicola è pure questo, senza tacere di una contaminazione di generi persino eccessiva che va dal romantico all’erotico, passando per melodramma, horror e surrealismo. Frasi come “Il passato è diventato un eterno presente. Cambiare una sola parte significa distruggerlo” sanno di romanzo d’appendice d’altri tempi, ma sono la cifra stilistica del regista.
Amore e morte, sequenze romantiche in riva al mare, erotismo estremo, un’auto che corre sul bagnasciuga, la follia di un padre disperato, sequenze melodrammatiche e persino surreali con gli animali imbalsamati che volano liberi nel cielo della notte. Simbolico il finale: Simona assiste alla morte del torno, ricorda il passato, mentre gli animali imbalsamati si rianimano e volano liberi sotto forma di crisalidi. Un film da riscoprire, che in Italia non ha avuto grande circolazione, ma la collana Pulp Video colma la lacuna pubblicando uno scarno DVD privo di extra.
Rassegna critica. Paolo Mereghetti (una stella e mezzo): “L’audace regista traduce la sulfurea Storia dell’occhio di Georges Bataille in chiave di calligrafico erotismo surrealista (e visto che è belga, Magritte è citato a manetta): ma quando ci mette del suo, il fascino della ribellione anarchica scade ad assurdità da B-movie intellettuale abortito, come se ne facevano all’epoca. Da recuperare, comunque, per l’interpretazione della Antonelli, di rado così solare e scostumata”. Pino Farinotti (due stelle) riassume sin troppo sinteticamente la trama, ma non esprime giudizi. Morando Morandini non cita neppure il film. Giulio Berruti scrive su Corto in corto – lezioni gratuite per fare cinema (http://cortoin.screenweek.it/archivio/cronologico/2009/06/simona-note-personali.php): “Un film che con una maggiore attenzione e maturità professionale da parte del regista come della produzione italiana, avrebbe avuto uno straordinario successo di pubblico e di critica. Patrick Longhcamps,  persona di grande intelligenza e sensibilità, affrontò questa avventura con soldi propri e una scarsissima preparazione professionale. Patrick aveva grande fantasia creativa, ma era a digiuno totale di tecnica e regole di montaggio. Per questo costruì un lavoro fatto di tante bellissime fotografie ma di poco film”.
A titolo di curiosità, il libro di Bataille – considerato un classico dell’erotismo – gode di alcune edizioni italiane: Simona, L’airone, Roma 1969; Storia dell’occhio, Gremese, Roma 1990 (prefazione di Alberto Moravia); Storia dell’occhio, ES, Milano 2005 e SE, Milano 2008 (con uno scritto di Roland Barthes).
La pellicola circola all’estero come Yo soy la passion (Spagna), Passion (Gran Bretagna), Histoir de l’oeil (Belgio, Francia).

Regia: Patrick Longchamps. Soggetto e Sceneggiatura: Patrick Longchamps, liberamente ispirato al romanzo Histoire de l’Oeil di Georges Bataille (Edizioni J.J. Pauvert). Montaggio: Franco Arcalli, Pina Rigitano. Aiuto Regista: Allan Elledge. Operatore alla Macchina: Angelo Lannutti. Fotografia: Aiace Parolin. Scenografia e Costumi: Pasquale Grossi. Effetti Speciali: Joseph Natanson. Musica: Fiorenzo Carpi. Direzione Musica: Bruno Nicolai (Edizioni Gemelli). Canzone cantata da Shawn Robinson. Produzione Italia/ Belgio: Rolfilm Produzione (Roma), Les Films de l’Oeil (Bruxelles). Organizzazione Generale: Roland Perault. Distribuzione: Nopa Italia. Interpreti: Laura Antonelli, Patrick Magee, Raf Vallone, Maurizio Degli Esposti, Margot Saint’Ange (per la prima volta sullo schermo), Quentin Milo (Gille), Maxane (madre di Simona), Marc Audier, Ramon Berry, Michel Lechat, Yvette Merlin, Germaine Pascal. Voce narrante: Antonio Colonnello. Durata: 84’. Colore. Visto censura 63349 del 30/12/1974.

Gordiano Lupi
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Un commento su “Simona di Patrick Longchamps

  • Matteo Veronesi

    A me sembra, se non un capolavoro, un film ottimo.
    Le imperfezioni formali e tecniche (le incoerenze del montaggio, gli scompensi nella struttura, l’orientamento inconsueto e obliquo di alcune inquadrature) finiscono per giovare al carattere surreale e straniante della pellicola, che evidenzia – anche negli intermezzi grotteschi, all’apparenza corpi estranei – l’antitesi fra ossessione e liberazione, angoscia e piacere, peccato e godimento, stasi e moto, prigionia nel passato e apertura al futuro.
    Insomma il film rispecchia il carattere visionario e deformante dell’opera a cui è ispirato, “Histoire de l’oeil” di Bataille.
    Ci sono registi in cui anche certe imperfezioni, certe negligenze divengono tratti stilistici, elementi d’arte.