Silvia Bolis – Camino. Il treno che sapeva sognare


A cura di Alberto Figliolia

Per me c’è solo il Viaggio su strade che hanno
un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore.
Là io viaggio, e l’unica sfida che valga
è attraversarla in tutta la sua lunghezza.
Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.

DON JUAN

“A scuola dallo Stregone”, Carlos Castaneda

Perché la vita è un viaggio, attraversato e visitato da innumerevoli stazioni, con soste volute o impreviste, ripartenze, salite, discese, tabelle di marcia, talora ritardi se non guasti. C’è un luogo originario, la partenza, e un punto d’arrivo. Ci sono dei binari lungo i quali correre, prefissati e prestabiliti. Questa è la vita di un treno. Questa è la vita di un uomo. La differenza è segnata dalla destinazione finale: l’uomo sa che giungerà, che vi perverrà; semplicemente, ignora quando e come. E poi la vita di un uomo può scartare, oltre i binari. Non per tutti, però. Quando la rassegnazione prende il sopravvento, quando non si può più scegliere, quando si è imprigionati da gabbie di convenzioni, il rischio è di non abbandonare più i binari (o di deragliare per sempre: effetti fra loro più simili di quel che si creda) e su di essi arrancare senza rimedio, senza speranza, senza sognare. La capacità di sognare, un dono superiore concesso alle nostre vite: progettualità, desideri, aspirazioni, amore.
Camino, come cammino. Camino come il treno che sapeva sognare, romanzo breve (o racconto lungo) di Silvia Bolis. Deliziosa fiaba per tutti, pagine senza età. Camino è un TSR664, un treno speciale, un treno che pensa. Che pensa e sogna. Che soffre per l’abbandono del suo “papà”, l’ingegnere che l’ha costruito e che si è poi trasferito in un Paese lontano. La tratta di Camino è da Qui a Là, ma la routine non lo imprigiona poiché il giovane treno è capace di stupirsi, meravigliarsi e commuoversi: ai candidi fiocchi di neve che sfarfallano sul suo ferro; al tramonto che imporpora il cielo; alla pioggia che batte come un ritmico dolce cuore sul tetto delle carrozze.
I treni parlano fra loro – godibilissimi i dialoghi che intavolano e le propensioni caratteriali che manifestano, la visione del mondo, specchio delle virtù e dei difetti umani –; le cose instaurano segrete relazioni e la bellezza del mondo si rivela da improvvisi squarci in tutto il suo fulgore. Camino ce lo insegna. Il giovane TSR664 stringerà amicizia con una bambina, Alba, in grado di captare i suoi pensieri e di comunicare con lui (ah i puri di cuore… di che son capaci!). Scriverà un libro. Ritroverà il proprio papà. Varcherà l’oceano a bordo di Rose, vezzosa e imponente nave, forte e delicata, capace di raccontare il mare come nessun altro.
“Quando la fila di tetti finì, comparve un’immensa e stupefacente distesa di azzurro, paragonabile per la sua estensione soltanto al cielo. I raggi del sole, cadendo sulla sua superficie, si scomponevano in una miriade di bagliori dorati che la fantasia di Camino trasformò nel riflesso dei tanti tesori custoditi da secoli nella profondità silenziosa delle sue acque. Le navi che solcavano quel mare apparivano ancora piccole come puntini in fuga verso l’orizzonte e anche Camino si sentiva piccolo, ma non aveva paura.
Arrivarono al porto, che gli sembrò un groviglio indefinito di uomini, navi, merci, voci, reti, voli di gabbiani, odore di pesce e di gasolio”.
Straordinaria poi l’avventura del nostro amico in California. Con altri treni: il russo Constantin, dalle foreste siberiane; Martin, americano specializzato in party; Linette, elegante francesina; Dundee, grintoso australiano abituato alle distanze infinite; Toshiro, giapponese maniaco della precisione.
“Così Camino fece un bel respiro e partì alla volta di There. Come previsto, la nebbia da lì a poco cominciò a diradarsi. Nel giro di pochi minuti i due binari della ferrovia brillavano nel sole, dividendo in due un paesaggio che gli tolse il fiato: da un lato c’erano le scogliere, che da secoli sfidavano pazientemente le onde del Pacifico; dall’altro le foreste di sequoie, i giganti fra gli alberi, che con le loro altezze vertiginose potevano quasi toccare il cielo.
Il vento che proveniva dal mare asciugava le goccioline di vapore acqueo rimaste attaccate alle lamiere del treno e un piacevole tepore si diffondeva piano piano in tutto il suo lungo corpo luccicante. Camino cominciò a sentirsi rilassato, al sicuro e finalmente in pace. Era uno di quei momenti magici e inattesi che a volte la vita decide di regalare, pretendendo in cambio solo che ci si lasci andare a viverli.
Il treno correva sempre più veloce, mentre una nuova, insolita, sensazione di pienezza gli si spandeva dentro. La luce del sole era diventata abbagliante, ma non gli dava fastidio. Più avanzava e più sentiva il suo corpo diventare così leggero e trasparente che il vento poteva passargli attraverso.
Il rumore delle sue ruote di ferro sulle rotaie si era attutito sempre di più, per poi scomparire. Ad un tratto tutto era silenzio, luce e velocità. Camino non vedeva più i boschi, l’oceano e nemmeno le rotaie, ma riusciva a percepirli in lontananza come le cose che si vedono in sogno. L’aria che lo attraversava sembrava sciogliere uno dopo l’altro i nodi che si portava dentro: i dubbi sul futuro, la nostalgia, il dolore e la rabbia di quando si era sentito abbandonato, la paura della nebbia”.
Stralci piuttosto lunghi, ma necessari per rendere l’idea della magica perizia del linguaggio e sentimentale di Silvia Bolis
Finirà, il nostro simpaticissimo ed empaticissimo treno, anche per organizzare un magnifico sciopero dei treni per salvare dalla rottamazione il Vecchio Merci sotto la cui protettiva ala (anche i treni posseggono ali e posson volare…) era stato accolto.
La sovrapposizione fra treni ed esseri umani è sviluppata con genialità narrativa, il linguaggio è lirico senza mai scadere né disturbare: sgorga, anzi, spontaneo e ammantato, seppur chiarissimo, di rara perfezione formale. Camino-Il treno che sapeva sognare è uno dei migliori libri per persone dai 9 ai 99 anni usciti di recente: appassiona e avvince, fa sorridere e muove, con soave levità, qualcosa di profondo dentro. Un’opera che merita la miglior fortuna. E… buon sogno a tutti!

Il libro sarà presentato sabato 27 aprile (ore 18, ingresso libero) alla Libreria IBS di Lecco (via Cavour 44, tel. 0341282072).

Alberto Figliolia

Titolo: Camino. Il treno che sapeva sognare
Autore: Silvia Bolis
Editore: Il Ciliegio
Collana: Dai 9 ai 99 anni
Prezzo: € 14.00
Data di Pubblicazione: Novembre 2012
ISBN: 8897783597
ISBN-13: 9788897783596
Pagine: 148
Reparto: Bambini e ragazzi > Narrativa e storie vere > Narrativa

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